Police brutality, Daniele Vicari ce la spiega col film “Diaz”

Gli episodi che costringono le Forze dell’Ordine ad indossare gli assetti antisommossa e a scontrarsi coi cittadini, purtroppo, sono ormai all’ordine del giorno, tuttavia non sono certo delle novità. 

 

La notte della “macelleria messicana”

Diaz – Non pulire questo sangue (2012) è un film di Daniele Vicari e racconta i fatti, tristemente noti, avvenuti a Genova la notte del 21 luglio 2001. In quei giorni, a Genova, si svolgeva il G8, al quale presero parte migliaia di manifestanti pacifici. Purtroppo, anche alcuni black block presero parte alle manifestazioni, e questo spinse le varie Forze dell’Ordine a fare irruzione nella scuola Diaz, dove alloggiavano i manifestanti, e a dare il via ad una serie di violenze e pestaggi ingiustificati, che per alcuni continuarono anche nella caserma di Bolzaneto. Il bilancio di quella tragica notte è di 93 arrestati e 87 feriti. Ad oggi, gli episodi della Diaz rappresentano una delle pagine più oscure e misteriose della storia recente italiana. Amnesty International definisce quella notte:

La più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale

Un film necessario

Il film di Vicari ci mostra i fatti adottando diversi punti di vista, sia quello della polizia sia quello dei manifestanti innocenti. Certamente non è un film perfetto: si hanno diverse difficoltà a seguire la vicenda narrata se non si conoscono i fatti che cerca di riprodurre. Tuttavia, non è importante. Questo film non deve essere bello, non deve attirare lo spettatore, bensì ci deve far riflettere, deve mantenere viva la memoria di eventi che spesso tendiamo a dimenticare, e ci riesce. I fatti della Diaz sono gravissimi, tuttavia, a causa di alcune lacune giudiziarie, i colpevoli sono rimasti impuniti. Col suo film, Vicari esaudisce la richiesta di una delle protagoniste:

Don’t clean up this blood

I fatti recenti

Sono passati ormai quasi vent’anni dai tragici eventi del G8 di Genova, ma la storia sembra ripetersi. Da circa un a questo a parte, infatti, episodi del genere sono diventati comuni. Il caso di George Floyd è sicuramente l’esempio più eclatante, ma non il più recente. I fatti di Milano del 27 giugno 2021 ne sono una testimonianza. Verso le sei di quella domenica mattina un gruppo di ragazzi di colore è stato circondato dalle Forze dell’Ordine, in apparenza per dei futili motivi. Tutto sarebbe cominciato quando uno dei ragazzi del gruppo avrebbe risposto in modo arrogante a dei poliziotti che gli avevano chiesto di non fare caos. Sul posto sono poi giunte camionette dei carabinieri in tuta antisommossa e una ragazza è stata presa a manganellate. Sebbene questo episodio non abbia certamente avuto la stessa eco mediatica della Diaz, rimane comunque grave.

Chi controlla i controllori?

Quello delle Forze dell’Ordine non è certo un lavoro facile. Poliziotti e carabinieri spesso si trovano in situazioni pericolose in cui bisogna prendere decisioni velocemente, e a volte l’uso della forza è legittimato. Tuttavia episodi come questi dovrebbero far riflettere su quando usare la violenza sia legittimo. Inoltre, a causa di alcune lacune giudiziarie, chi sbaglia rimane spesso impunito. Per ovviare a questo problema alcuni hanno suggerito di assegnare un numero identificativo agli agenti; sebbene non basti per eliminare episodi del genere, potrebbe comunque essere un passo avanti.

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