Nel ‘Dei delitti e delle pene’ Beccaria considera sbagliata la pena capitale: una giustizia opposta a quella dell’anime Death Note.

Se la punizione è sempre proporzionata al reato, è giusto privare i criminali più efferati della vita? Per Cesare Beccaria questa non è una scelta degna di una società civile; di tutt’altro avviso è Light Yagami, in possesso del Death Note.
IL DIO DI UN NUOVO MONDO
Light Yagami è un brillante studente di un liceo giapponese, ammirato dalla sua famiglia e dai suoi coetanei. Una mente, la sua, forse più veloce del mondo che lo circonda, una realtà che Light ritiene ingiusta e corrotta. La sua vita, però, cambia improvvisamente quando ritrova per caso il Death Note, all’apparenza un semplice quaderno, le cui pagine iniziali però contengono alcune istruzioni da seguire per uccidere, per mezzo di esso, una persona. Spinto così dalla curiosità e seguendo le indicazioni, Light scrive sull’agenda il nome di un criminale indicato dai tg. Incredibilmente, così come previsto dalle regole del quaderno, sempre la TV dà la notizia della sua morte alcuni secondi dopo, causa arresto cardiaco.

Ogni razionale scetticismo a riguardo, tuttavia, viene spazzato via quando appare a lui Ryuk, uno shinigami (dal giapponese, “dio della morte”), nient’altro che il possessore del Death Note, incuriosito da Light e desideroso di osservare il suo operato. Quella che sembra essere una grande fantasia, dunque, diventa invece una grande occasione per cambiare le cose:
Vedi Ryuk, gli esseri umani sono fatti così.Per esempio, nelle scuole o nelle assemblee di classe, non capita che si discuta del fatto che sia giusto o meno uccidere i malvagi.Nel caso se ne parlasse, tutti diventerebbero dei santi e direbbero “Secondo me è una cosa sbagliata”, risponderebbero tutti così.Ovviamente è giusto rispondere in quel modo, perché di fronte agli altri si deve per forza dare l’impressione di pensarla così.Ma la verità è soltanto una… sono tutti dei codardi. (Light)
Comincia, quindi, il folle progetto del ragazzo: ergersi ad entità giudiziaria del mondo, condannando a morte grazie al Death Note tutti i peggiori criminali e aprendo le porte ad un mondo libero da soggetti indesiderati e pericolosi per la comunità.
Io sono Kira. E soprattutto.. sono il Dio del nuovo mondo. Un mondo in cui, oggi, Kira è la legge e in cui solo Kira può mantenere l’ordine. Oggi io sono la giustizia. Sono la speranza del genere umano. Nessuno è in grado di costruire un nuovo mondo.. soltanto io. (Light)
Ben presto Kira – il soprannome che Light sceglie per denominare la sua altra identità da omicida – acquista notorietà e dunque l’attenzione dell’Interpol per via di un’impennata di morti per arresto cardiaco occorse a criminali. Ad interessarsi del caso, però, è anche Elle (L) , il detective più capace del mondo di cui nessuno conosce l’identità, il quale si mette sulle tracce di Light giungendo anche a veri e propri confronti psicologici per smascherarlo.
Questo non è il giudizio divino, è soltanto l’opera di un individuo infantile che crede di poter giudicare gli altri come se fosse un Dio. E siccome è un pluriomicida, io lo catturerò. (Elle)

IL RIFIUTO DELLA MASSIMA PENA DI BECCARIA
La giustizia che Light mette in atto è, di fatto, molto semplice: gli individui pericolosi sono solo delle mele marce all’interno della società, e vanno quindi rimosse. Quale miglior metodo, allora, di quello dell’omicidio rapido ed efficace offerto dal Death Note? Anche Cesare Beccaria, membro di spicco dell’illuminismo milanese del XVIII secolo, si interroga sull’utilità o meno dell’applicazione della pena di morte. Raccoglie, quindi, le sue riflessioni – che si allargano anche ai temi della tortura e della prescrizione, ad esempio – nel breve saggio ‘ Dei delitti e delle pene’, uno scritto dalle idee eccezionalmente moderne ed emblema del progressismo civile proprio del movimento dei Lumi. L’autore milanese affronta la tematica della pena capitale nel cap. XXVII, adducendo contro di essa argomentazioni di diversa natura. Celebre è quella d’apertura: rifacendosi alle tesi di John Locke espresse nel ‘Trattato sul governo’, Beccaria bolla la pena di morte come una “guerra della nazione al cittadino”. Più nello specifico: poiché l’autorità statale nasce dall’insieme delle piccole porzioni di libertà concesse da ogni cittadino, come può la giustizia chiedere la morte di uno di essi, che mai avrebbe concesso la libertà di essere ucciso?
Tra le altre critiche più significative, comunque, troviamo quella riguardo alla natura stessa della pena: meglio privilegiare l’estensione o l’intensità della stessa?
Non è l’intensione della pena che fa il maggiore effetto sull’animo umano, ma l’estensione di essa; perché la nostra sensibilità è più facilmente e stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che da un forte ma passeggero movimento.
In parole povere, l’esecuzione di un criminale, essendo di fatto un avvenimento estemporaneo, tale rimane anche nella coscienza della popolazione. Pertanto non sortisce l’effetto sperato, cioè quello educativo di dissuasione verso il reato. Obiettivo che, invece, meglio garantirebbe una pena come la prigionia a vita. Aggiunge, infatti:
[…] Non è il terribile ma passeggiero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà, che, divenuto bestia di servigio, ricompensa colle sue fatiche quella società che ha offesa, che è il freno più forte contro i delitti.
Privare in toto un uomo della sua libertà per il resto dei suoi giorni, quindi, non solo è ritenuto anche peggiore della morte stessa – come meglio spiega nel corso del capitolo – ma soprattutto costituisce un esempio sempre lampante agli occhi degli altri individui, costantemente messi davanti alla situazione di un uomo la cui vita è stata realmente annichilita dalla giustizia.

DUE MODELLI DI GIUSTIZIA A CONFRONTO
Di fatto, le tesi che le opere ci propongono sono esattamente antitetiche. Beccaria crede nell’efficacia della giustizia in senso educativo e rieducativo: da una parte infatti troviamo tutti i cittadini, spettatori delle sentenze e progressivamente più consapevoli delle pene; dall’altra il condannato, che, quando possibile, va reintegrato e riaccolto nella società. Light, invece, forte del suo quaderno e di una auto-conferita integrità morale, pretende di giudicare chiunque in maniera individuale e del tutto soggettiva. Crea quindi la propria etica personale, di fatto eliminando qualsiasi forma oggettiva di giudizio e presentandosi come unico effettivo padrone del mondo, in grado di decidere della vita o della morte di chiunque. In parole povere, entrando in possesso del quaderno, non fa altro che diventare un criminale alla stregua di coloro che è intenzionato a giustiziare. Ed è proprio così che lo definisce Near, erede di Elle che riuscirà finalmente ad incastrare Kira:
Sei stato soggiogato dallo shinigami e dal potere del quaderno. Sei solo un serial killer psicopatico che si illude di poter diventare padrone del mondo. Ecco cosa sei, niente di più.

Light, dunque, viene sconfitto da quella stessa giustizia che aveva tentato di sostituire con la propria, inesorabile autorità. Smascherato in un incontro con Near e altri membri della polizia, il ragazzo vede crollare tutto il suo mondo in una volta. Infine, lanciatosi in una disperata quanto inutile fuga dal luogo, viene ucciso proprio da Ryuk, che scrive il suo nome sul Death Note, come promesso sin dall’inizio della loro folle avventura insieme: quasi a ricordare che, nonostante i tentativi, Light sarebbe sempre rimasto un dio della morte solo a metà.