La Dad, ovvero didattica a distanza, è stata e tutt’ora sembra essere la soluzione per non rinunciare all’istruzione scolastica fin dall’inizio della situazione di emergenza, dovuta al diffondersi del virus Covid-19.

Tuttavia accettarla come unica modalità di insegnamento non pare essere contemplabile. La classe costituita da 4 muri, insegnanti e alunni in presenza probabilmente non può essere sostituita in modo soddisfacente. Quintiliano, retore latino del I secolo d.C., sarebbe d’accordo e sosterrebbe l’importanza assoluta della della scuola fisica.
La Dad come modalità formativa per evitare il contagio
Dopo le chiusure di Marzo in molte regioni italiane e la zona rossa nazionale durante il weekend di Pasqua, riprende la didattica in presenza, almeno in parte. In tutte le regioni tornano in aula i bambini dei nidi, della scuola dell’infanzia, degli istituti primari e di prima media. In zona arancione rioccupano i banchi anche la seconda e terza media e gli studenti delle superiori almeno al 50%. Questo continuo oscillare tra didattica in presenza e online costituisce già un risultato in confronto alla totale Dad dello scorso anno, ma le proteste non mancano. Dad per milioni di ragazzi significa passare mattinate intere davanti ad uno schermo senza vedere di persona i professori e i compagni e poter scambiare qualche chiacchiera e sorriso con i coetanei. Certamente è importante prevenire tutte le possibili occasioni di contagio, ma sicuramente questo tipo di forma scolastica comporta la mancanza nel cuore degli alunni di calore umano.

Quintiliano e la sua “Institutio oratoria”
Già Marco Fabio Quintiliano, all’apice della sua carriera durante la dinastia imperiale dei Flavi, aveva indirizzato la propria attenzione in particolar modo verso la scuola. Titolare della prima cattedra pubblica di eloquenza, affidatagli da Vespasiano, egli raccolse tutta la sua esperienza come insegnante nel trattato “Institutio oratoria”. Si tratta della sua opera più importante nei cui dodici libri è presentano il programma di formazione dell’oratore. Il concetto di istruzione che emerge dal testo non è basato solo sull’apprendimento di nozioni ma riguarda anche la maturazione della personalità dell’allievo. Seguendo la sua proposta d’insegnamento il futuro oratore sarà un “vir bonus dicendi peritus“, cioè un uomo eticamente onesto e abile nel parlare. L’istituzione scolastica nel suo scritto acquista dunque un valore incommensurabile in quanto è responsabile dello sviluppo della dimensione morale di coloro che formeranno la società futura.
Il valore delle relazioni e la “concordia”
Quintiliano può essere considerato l’anticipatore della moderna pedagogia per le soluzioni innovative, fra cui il rifiuto delle punizioni corporali e l’attenzione verso le particolari inclinazioni di ciascuno studente. Nei primi due libri afferma la necessità di curare fin dai primissimi anni l’educazione dei bambini: dall’accurata scelta dei maestri alla preferenza per la scuola collettiva. Quest’ultima infatti garantisce ai bambini l’opportunità di imparare a relazionarsi con altri, competenza fondamentale in quanto in futuro saranno dei funzionari imperiali. Nella ricchezza di caratteri differenti che compongono la classe, il magister deve essere il punto di riferimento, esempio di virtù, amante dello studio e pronto a stimolare e spronare gli alunni ad essere protagonisti della loro crescita. Lo scrittore pone la “concordia” alla base del processo formativo, quell’unità di cuori, garantita dall’affetto reciproco fra studenti e maestro. Probabilmente nell’ottica di Quintiliano la Dad andrebbe evitata il più possibile in quanto, essendo didattica a distanza, non può rendere possibile quella vicinanza fra insegnanti e ragazzi e fra gli stessi giovani, per lui assolutamente indispensabile. Verrebbe infatti a mancare l’occasione di creare un approccio differente in base alla personalità di ciascuno e, per gli scolari, di apprendere a costruire amicizie, per essere poi capaci di muoversi nel futuro mondo lavorativo.