L’arte morde e sa farlo anche bene: ce lo spiegano Leopardi e Willie Peyote

Il carattere delle Operette morali di Leopardi si evolve in forme satiriche altrettanto graffianti, “Mai Dire Mai (La Locura)” di Willie Peyote ne è l’esempio.

platea

La satira occupa da sempre un posto d’onore tra le composizioni artistiche più impegnative da comporre e assai indigeste da recepire. Fin dall’antichità, questo genere letterario agisce smascherando e mettendo in ridicolo ciò che c’è di sbagliato nella società, spesso con una finalità didattica. Il problema della satira nasce però nel momento della fruizione: chi si riconosce nell’oggetto messo in ridicolo o si sente minimamente toccato dalla critica difficilmente apprezzerà l’opera. La Forma a traverso la quale si vuol mordere, ed educare, assume, in questo contesto, un’importanza decisiva ai fini dell’apprezzamento dell’opera e quindi del messaggio veicolato. Vediamo come gli artisti della parola si adattano ai tempi.

Giacomo Leopardi e le Operette Morali

Il conte recanatese viene quasi sempre considerato per la straordinaria sensibilità poetica, i suoi “Canti” ne sono l’esempio sublime. All’interno della storia letteraria italiana, Leopardi compie una seconda grande rivoluzione, stavolta però nell’ambito della prosa, la quale vede come risultato le “Operette Morali”. In 24 operette, alternando dialoghi, soliloqui e trattati filosofici Leopardi esprime le verità filosofiche e sentimentali che ha conquistato. L’idea di creare un’opera simile emerge da una lettera all’amico e maestro Pietro Giordani del 1818. Eppure, dopo diverse tappe faticose, le Operette prenderanno forma quasi definitiva solo nel 1824. Il fatto è curioso: passano circa 6 anni dall’idea originale, cos’ha impegnato Leopardi per tutto questo tempo? L’elaborazione delle Operette spiegano questa lunga gestazione.

Operette Morali

Lo stile necessario

Nell’intento di fondere filosofia e letteratura, Leopardi ha come modello classico di riferimento i dialoghi comico-satirici di Luciano di Samosata (uno scrittore greco del II secolo d.C.). Il problema era però attualizzare lo stile di quei componimenti pungenti. Gli scrittori a lui contemporanei non lo aiutavano molto in questo adattamento: i loro tentativi dialogico-satirici non mordevano affatto, a detta di Leopardi. Il poeta recanatese inizia quindi a creare uno stile comico e pungente, con una lingua popolare, in grado di esprimere al meglio quelle sue verità filosofiche. Ogni operetta acquista così un carattere ed un tono ben distinto, formando nell’insieme un’opera graffiante e ‘sinfonica’.

Willie Peyote in “Mai dire mai (la Locura)”

Willie Peyote non è il solito cantante contemporaneo sul quale è possibile appiccicare un’etichetta. Nei suoi vari album, si alternano diversi generi musicali, dai quali emerge un filo conduttore: il tono satirico e dissacrante dei testi, accompagnato da basi pop. Non è una novità trovare sulla scena musicale dei testi in cui si critica il sistema o la società, basti pensare a tutta la cultura rap. Il cantautore torinese si distingue però dalle solite invettive. La sua musica ha un carattere intellettuale degna di nota. Non a caso, “Mai Dire Mai (La Locura)”, il suo ultimo singolo in gara all’ultimo Festival di Sanremo, ha ottenuto, dopo l’ottimo piazzamento in classifica, il premio della critica dedicato a Mia Martini. Con questo pezzo Willie Peyote lancia diverse ‘frecciatine’ ai suoi colleghi cantanti. La canzone vuole essere una riflessione sulla musica stessa, su com’è vissuta e percepita.

Questa è l’Italia del futuro, un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte.

Willie Peyote

Prosa rinnovata e musica ragionata

Arrivati a questo punto, possiamo tentare di capire cosa lega veramente questi due personaggi così lontani nel tempo. Entrambi, Leopardi e Willie Peyote, intendono far riflettere chi legge o ascolta: in questo senso, i due adattano al proprio tempo un linguaggio che possa raggiungere al meglio il vasto pubblico. Il poeta di Recanati modernizza lo stile comico-satirico nell’Italia ottocentesca. Il cantante di Torino, invece, si esprime in modo critico e dissacrante a traverso il canale comunicativo più espressivo degli ultimi tempi: la musica. Le Operette Morali mordono il secolo “superbo e sciocco”, come “Mai Dire Mai (La Locura)” graffia l’Italia di oggi, facendola ballare.

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