Domani 25 Marzo è il Dantedì, giornata nazionale dedicata a Dante, approvata il 17 Gennaio del 2020 in vista della celebrazione per il settecentesimo anniversario dalla morte del Sommo poeta.

Dante Alighieri è il maggiore esponente della letteratura italiana in tutto il mondo, famoso per molteplici aspetti letterari e linguistici, ha regalato al mondo opere come la Divinia Commedia o il De Monarchia e tante altre opere che ormai tutti conosciamo, ma, c’è un aspetto meno conosciuto del personaggio ma altrettanto interessante, ovvero i “dissing“.
1. Dante contro Cecco Angiolieri
Dante e Angiolieri ci risulta dagli scritti essere grandi amici per un primo momento, ma essendo due personaggi di grande carattere per colpa di un litigio l’amicizia finì, iniziando così una guerra a distanza, Cecco gli dedico una prosa “Foco“.
<S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo;
s’i fosse vento, lo tempestarei;
s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i fosse Dio, mandereil’ en profondo;
s’i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s’i fosse ‘mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S’i fosse morte, andarei a mi’ padre;
s’i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi’ madre.
Si fosse Cecco com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.>
Dante è sempre stato un personaggio che non le manda a dire, e rispose, ma non tramite prosa, Cecco non viene mai nominato nelle sue opere, probabilmente perchè non voleva fargli questo regalo di essere inserito in un atto artistico del Sommo poeta bensì gli rispose a parole, dicendo in pubblico che Cecco andava a pranzo con i potenti dell’epoca solo per trarne favori; di risposta Cecco Angiolieri gli dedica un sonetto “Dante Aligher s’i son bon begolardo” in cui affermava che Dante con quei uomini ci andava a cena per trarne favori.

2. Dante contro la chiesa
Dante nella sua vita letteraria ha dedicato più di una volta qualche rima agli errori della chiesa, ma l’attacco più forte venne fatto nel “De Monarchia”, dove attacca il potere temporale della chiesa e la propria corruzione.
Il poeta si sofferma sulla felicità terrena che può essere raggiunta solo tramite l’imperatore e la felicità eterna che può essere raggiunta solo tramite gli insegnamenti della Bibbia e della chiesa.
Ma nel momento in cui la chiesa acquisisce il potere dell’imperatore la forza della felicità eterna scompare, cosa poi avvenuta e che ancora oggi noi troviamo con preti che giudicano scelte politiche e sociali, confermando così la perdita della felicità eterna.
Dante continua il suo attacco contro la chiesa menzionando la corruzione che essa aveva nel XIV secolo, inserendosi negli affari di guerra, mostrando così il volere del papato di avere potere e denaro, cose che vanno nella direzione opposta dagli insegnameniti di Cristo.

3. Dante e la Divina Commedia
Dante nella sua opera cardine si lascia andare attaccando diversi personaggi della sua epoca inserendoli nell’inferno, uno degli attacchi più forti avviene nel XXX canto dell’inferno, il poeta nel suo cammino si imbatte in un litigio fra Mastro Adamo e Sinone, Mastro Adamo era un monetiere che aveva falsificato dei fiorini e Sinone cugino di Ulisse.
Dante inserisce Mastro Adamo nell’inferno descrivendolo in condizioni pessime con una pancia gonfia, talmente tanto gonfia che sembrerebbe un liuto, affetto dalla idropisia, malattia che deforma le parti del corpo gonfiando il ventre, il dannato ha anche le labbra aperte per la sete. Il tutto dovuto al suo comportamento sulla vita terrena.
