C’è una verità di fondo che accomuna i testi di Massimo Pericolo e le lotte dal basso portate avanti da Annalise Keating?
La società è in grado di attribuire gravità a un evento o a un particolare tipo di individuo, stigmatizzando e segregando quest’ultimo. Annalise Keating e Massimo Pericolo ci spiegano perchè “se porgi l’altra guancia prendi un altro schiaffo”.
Chi sei quando non sai chi essere?
La teoria dell’etichettamento, focalizza l’attenzione sul processo di costruzione del criminale. Ciò sarebbe favorito in maniera involontaria e paradossale, dalla reazione della collettività e dalle istituzioni.
Attraverso l’assegnazione dell’etichetta di criminale all’autore di un reato, si innesca un processo in grado di trasformare l’autore (vero o presunto) di un singolo reato in un delinquente cronico.
La rabbia che cogliamo nei testi di Massimo Pericolo è l’esempio più chiaro di come una singola esperienza abbia avviato un processo di etichettamento sociale. Su questo processo influirebbero le conseguenze della diffidenza, della disistima e dello stigma socialmente imposto, in grado di alterare la percezione del sè da parte del “criminale”.
L’etichettamento produrrebbe conseguenze deleterie sia a livello di rappresentazione sociale e auto-percezione sia a livello di opportunità. L’isolamento e l’esclusione sociale provocata dalle istituzioni carcerarie contribuirebbero ad alimentare la distorsione della percezione da parte del presunto autore di reato.
E’ questo il caso di Nethaniel Lahey Sr., accusato di omicidio, passando mesi in isolamento che gli provocheranno distorsioni nella percezione di sè stesso e degli altri. Questo è stato per Annalise un caso bandiera nella class action contro la malagiustizia; attraverso la quale intende procedere ad un progetto di legge per riordinare il sistema della giustizia e ridurre il numero dei carcerati nello stato di Philadelphia.
Massimo Pericolo risponde denunciando l’ingiustizia del sistema penale che priva agli imputati la possibilità di un giusto processo:
Voi le chiamate “camere”, mi sembra onesto; per il mio reato carcere lo chiamo “scherzo”. Non sai se ridere o piangere se sei li dentro, ma sto piangendo dal ridere a pensarci adesso. Pensare che poteva andare pure peggio, cazzo; un anno e dieci mesi col patteggiamento. Però senza mai parlare, nemmeno al fresco; meglio pazzo che infame, meglio là dentro.
Annalise Keating suggerisce:
Qualsiasi cosa dirai alla polizia potrebbe e sarà fraintesa per supportare l’accusa. Nel dubbio, chiudi la bocca.

Quando l’onore vale più del guadagno
Secondo la teoria dell’etichettamento, sarebbero principali vittime sopratutto coloro che compiono alcuni tipi di reato che suscitano “panico morale”; i quali non dispongono nè di mezzi materiali nè di una reputazione in grado di contrastare l’assegnazione dell’etichetta di criminale.
Inoltre, la definizione dei comportamenti stigmatizzati (reati, ma anche atti non penalmente rilevanti come il consumo di droghe), sarebbe influenzata dal diverso potere di influire sull’opinione pubblica e sulle leggi da parte di chi ricopre gli strati più agiati della società.
La reazione sociale di conseguenza non è la stessa per tutti i tipi di reato, ma è più severa e dannosa nei confronti della microcriminalità e dei reati associati a chi appartiene a determinate minoranze, o semplicemente a chi ha un determinato aspetto.
Seguendo le storie dei clienti di Annalise, si può notare come la giustizia sia diventata in-giustizia. Abbiamo detto che lo stigma socialmente imposto è molto difficile da cancellare, in questo modo, il sistema giudiziario corrotto aumenta ancora di più questa visione. Più questa tendenza aumenta, più è difficile il reinserimento nella società per l’individuo.
Secondo questa teoria quindi, la reazione sociale sarebbe un fattore criminogeno soprattutto nei confronti di soggetti deboli e marginali.
Massimo Pericolo esprime questo concetto nella canzone “Bugie”, ultimo singolo pubblicato in attesa dell’album.
Diranno mai la verità sulla verità
Finché diciamo tutti quanti di saperla già?
È tutto così realistico tranne la realtà.…
Un giorno di galera non ti cambia in meglio
Un giorno di galera non ti cambia in peggio
Per contrastare il dannoso processo di stigma, la teoria dell’etichettamento suggerisce parsimonia nella somministrazione della sanzione penale e un’ampia adozione di misure alternative al carcere finalizzate al reinserimento del detenuto e alla cancellazione dell’etichetta (de-istituzionalizzazione).
“Finchè continueremo a chiudere un occhio sulla sofferenza di coloro che soffrono sotto la loro oppressione, non sfuggiremo mai da queste origini.”

Rispettare la legge è uno sport per ricchi?
La società etichetta come cronico un deviante occasionale, ma troppo poco spesso si è parlato di come a commettere atti penalmente punibili non siano solamente coloro che socialmente vengono classificati secondo costruzioni sociali dedite alla segregazione.
Molto sono gli esempi presenti nella storia, come ad esempio il fenomeno dei white collar crime, non a caso l’espressione viene utilizzata in ambito criminologico per rappresentare una vera e propria categoria di reati.
Con tale espressione, ci si riferisce a un genere di reato che quasi sempre viene sottovalutato o impunito, solo perchè commesso da qualche esponente della classe alta o da qualche leader politico o dell’economia.
Le regole del delitto perfetto ci insegnano che non bisogna mai fidarsi, Annalise Keating affronta diversi casi in cui deve rimescolare le carte per riuscire a vincere le cause. Attorno a lei ci sono trappole ad ogni angolo, e anche chi sembra una buona persona in realtà nasconde segreti e commette reati pur ricoprendo cariche lavorative o posizioni sociali importanti.
Riuscendo quindi a insabbiare i loro reati, esercitano oppressione sui soggetti più marginali, per questo Annalise rivendica la dignità di persone alle quali hanno tolto diritti e possibilità.
Non è importante la verità quanto la possibilità di essere ascoltati in questo caso, e per questo ci dice:
Come avvocato difensore passo la maggior parte del mio tempo insieme a bugiardi professionisti, non c’è verità nell’aula di tribunale. Esiste solo la tua versione di ciò che è successo contro di loro. E’ il modo in cui funziona il sistema giudiziario, non si basa su cosa è giusto o meno, si basa su chi racconta la storia più convincente.
Coloro che commettono crimini che restano impuniti, solitamente fanno uso di metodi non violenti, al contrario utilizzano strumenti coercitivi finalizzati alla promessa di ricompense.
Massimo Pericolo è considerato ad oggi uno dei migliori nella scena emergente con una capacità di scrittura e di espressione mai riscontrata prima, i suoi testo sono la denuncia delle più grandi ingiustizie prodotte dalle istituzioni e dal sistema giudiziario. Non è necessario essere segregati socialmente per commettere reati, al contrario la classe alta trova il modo di sfuggire alla sanzione.
Nel singolo “Beretta” infatti, afferma:
Dici: “Per il cash non farei mai del male”
Lo faresti per un pezzo di pane se avessi fame, infame
