”Ti dedico il silenzio, tanto non comprendi le parole” intona il ritornello di una canzone di Ultimo. A tutti noi è capitato di discutere con una persona che amiamo, ma cosa proviamo quando anziché discutere cala il silenzio dall’altra parte ? Vediamo cosa ci dicono gli esperti.

Chi di noi, soprattutto se di genere femminile, non si è mai ritrovata ad assillare le amiche con la domanda: perché è sparito? Perché non mi cerca più come prima?
Nessuna consolazione però sarà mai sufficiente per digerire un distacco che avviene senza spiegazioni. La canzone di Ultimo: ”Ti dedico il silenzio” descrive perfettamente questo caso. Analizziamola.

Ti dedico il silenzio
Ultimo, pseudonimo di Niccolò Moriconi, è un cantautore romano che fin dalla vittoria a Sanremo giovani nel 2018 ha saputo affermarsi sempre di più. Le sue canzoni, caratterizzate da voce e pianoforte, affrontano tematiche inerenti alla sensibilità dell’autore. Ci parlano molte volte dell’amore come sofferenza ed abbandono, la difficoltà nel comunicare e gestire la solitudine.
A soli 24 anni Ultimo ha già pubblicato 3 album: Pianeti , Peter Pan e Colpa delle Favole seguiti da numerosi dischi di platino e tour di concerti esauriti. Primo fra tutti l’evento sold out allo Stadio Olimpico, il 4 luglio 2019.
Nel suo secondo album, Peter Pan del 2018, troviamo una canzone di Ultimo intitolata ”Ti dedico il silenzio”, molto significativa nel descrivere una situazione amorosa di distacco.
Ma cerco solo un motivo
Per sentirmi vivo e non è semplice
So quanto pesano in te quelle paure lontane
Meriti anche tu
E ti dedico il rumore
Di queste inutili parole
Un quadro senza il suo colore
Che è andato via a volare altrove
Io ti dedico il silenzio tanto non comprendi le parole
Questa sera provo a farlo
Questa sera io ti chiamo
E tanto tu non mi rispondi
E tanto poi se mi rispondi
Dici che non siamo pronti
”Questa sera io ti chiamo, e tanto tu non mi rispondi…..dici che non siamo pronti” è il dissidio di chi sente la mancanza di qualcuno , ma sa che cercarlo sarebbe inutile.
L’abbandono
Quante volte avete visto lo schema: due persone si conoscono, iniziano a sentirsi e decidono di uscire; sembra tutto splendido ed entusiasmante ma ad un certo punto uno dei due sparisce! Oppure diviene più freddo al telefono, non trova mai tempo per incontrarsi per mille motivi, appare vago e distante.
Nelle società moderne occidentali si afferma che l’amore può avere moltissime forme, che non c’è niente di sbagliato se un uomo o una donna non cercano una relazione stabile ma solo rapporti occasionali. L’importante è essere sinceri fin da subito e chiudere una frequentazione quando non si è più interessati; eppure tutti sappiamo quanto sia rara la totale onestà quando conosciamo qualcuno e le cose non vanno bene.
Per paura di ferirci, mancanza di coraggio o incertezza su cosa davvero vogliono, capita che le persone anziché troncare con noi si allontanino in punta di piedi. Questo ci genera un enorme frustrazione.
Gli psicologi spiegano come la nostra mente avverta un senso di abbandono e di angoscia quando qualcuno si allontana senza darci spiegazioni chiare. Regrediamo ad uno stato psichico infantile, in cui il nostro inconscio ci propina un senso di malessere che abbiamo sperimentato sicuramente nell’infanzia. I bambini infatti, sono molto suscettibili nel sentirsi abbandonati da parte della madre e del padre e possono avvertire ciò anche quando semplicemente la mamma è arrivata per una volta in ritardo a prenderli all’asilo. Più le nostre esperienze di vita sono state fatte di abbandoni ed assenze presunte o meno, più saremo predisposti ad avvertire un senso di abbandono quando in età adulta qualcuno si allontana. Paradossalmente, eccetto nelle persone con un’ottima autostima e capacità di gestione delle proprie emozioni, sarà proprio il distacco a sviluppare maggiore attaccamento e farci ”innamorare, ossessionare ” di quella persona.
Gli essere umani tendono sempre ad ambire e desiderare ciò che non hanno, dando meno valore a ciò che possiedono facilmente. Spesso la nostra parte emotiva necessita di emozioni, siano esse positive o negative, per questo ci leghiamo a chi è in grado di darci pathos, smuovere i nostri traumi e desideri intrapsichici.
Inoltre abbiamo sempre bisogno di capire, avere delle spiegazioni, andiamo alla ricerca della risoluzione dell’ incompreso, perché fa così? E’ uno degli interrogativi più invasivi nella nostra mente.
Sono state indicate le sequenze ed i tempi in cui il corpo soddisfatto impara progressivamente modalità relazionali sempre più complesse: dipendere/ricevere, opporsi/esprimersi, darsi piacere/essere autonomo, interdipendere/consegnarsi. Se in questo cammino un bisogno non viene soddisfatto, non si trasforma in desiderio, si rimane fissati ad una modalità relazionale io-esso (l’altro come protesi del proprio bisogno). Rimane una gestalt aperta, una sorta di compito non finito che in modo ossessivo ritornerà a interferire creando confusione in ogni interazione tra il soggetto e l’ambiente. Il bisogno diviene fissazione, dipendenza patologia nella quale l’altro, diventa un ‘esso’.
La gestalt aperta genera in noi ansia. Ci chiediamo cosa abbiamo sbagliato, riesaminiamo ogni cosa fin dall’inizio ricostruendo un film mentale della relazione, controlliamo sui social continuamente l’altra persona, cercando di scoprire cosa sta facendo, con chi è. Ci sentiamo sviliti, sbagliati, non abbastanza.
Ci insospettiamo che abbia conosciuto qualcuno, magari migliore di noi, pensiamo al ritorno di un ex partner, o che ci sia sempre stato una terza persona nel mezzo e siamo stati ingannati.
Iniziamo se possibile a chiedere informazioni ad amici comuni, ad andare nei luoghi agli orari dove possiamo sperare d’incontrare quella persona o peggio ancora a scriverle continuamente provando a chiedere spiegazioni.
Questi atteggiamenti, seppur tipici , hanno molto spesso un effetto deleterio in quanto anziché spingere l’altro a riavvicinarsi e spiegare le cause del suo atteggiamento, egli tenderà a fuggire ancora di più e svalutarci.

Cos’è il ”no contact”?
Nell’era digitale anche i problemi di cuore si risolvono su Internet. Facendo un giro su Youtube possiamo vedere che esistono moltissimi canali in cui psicologi o mental coach offrono attraverso video, strategie e soluzioni originali, per chi non si accontenta dei banali consigli tra parenti ed amici, ma è pronto ad aprire la mente e mettersi in gioco. Tra i ”Dottor Stranamore” del web possiamo trovare ad esempio: Massimo Taramasco, Luca Romito e psicologhe specializzate su relazioni tossiche abusanti come Francesca Saccà.
Le strategie offerte in questi video molto spesso si rifanno alla branca della PNL, acronimo di ”Programmazione neurolinguistica”, è un metodo di comunicazione ed un sistema di ”self -help”, ”counseling”che nasce dall’idea che esista una connessione fra processi neurologici, il linguaggio e gli schemi comportamentali appresi con l’esperienza, affermando che questi schemi possono essere organizzati per raggiungere obiettivi nella vita.
Nel caso in cui ci ritroviamo nella situazione sopra descritta: in cui qualcuno si allontana da noi senza darci spiegazioni, finiamo in preda ad uno stato ossessivo di ansia che non ci rende più lucidi, trasformandoci in tossicodipendenti alla ricerca di una dose di affetto dalla persona che vogliamo; gli esperti suggeriscono di attuare la tecnica controintuitiva del ”non contact”.
Questa tecnica consiste nello smettere totalmente di cercare l’altra persona, evitare d’incontrarla e spiare cosa posta sui social. In questo modo si diviene parte attiva nel processo di distacco da questa persona, riacquistando calma e lucidità per focalizzarsi su se stessi. Sopratutto il no contact ha una funzione di recupero dell’autostima ed orgoglio personale.
Il comandamento è: non inseguire chi non ti cerca, abbi rispetto di te stesso, perché tu vali.
D’altro canto, è possibile che gli stessi meccanismi di: abbandono, squalifica e volontà di comprendere, possono riversarsi su colui che per primo si è allontanato, una volta costatata la sparizione dell’altro.
In media la nostra mente, sulla base del coinvolgimento che abbiamo verso una persona, avverte l’assenza profonda di qualcuno in un’arco temporale che varia dai: tre giorni, tre settimane o tre mesi. Spesso chi abbandona e viene abbandonato a sua volta, da una reazione di ”no contact” , è spinto a ricercare l’altro nel lasso temporale di ventuno giorni. Talvolta perché con calma può aver rivalutato in assenza il suo valore, molte altre volte è il puro spirito di curiosità e di accertamento invece che spinge a tornare.
”Gli piacevo così tanto, che fine ha fatto? Si è dimenticato di me?”
Quando si parla di no contact è giusto però fare una differenza, questa tecnica che può essere banalmente usata da tutti quelli che si ritrovano allontanati da qualcuno per motivi banali, in realtà è una strategia che nasce come difesa nei casi di relazioni abusanti in cui si ha a che fare con un manipolatore aggressivo ed una vittima divenuta dipendente affettiva. In questi casi per ‘no contact’ s’intende anche un blocco su tutti i canali di comunicazione: Whatsapp, Instagram, Facebook, chiamate, email. Il divieto assoluto di parlarle anche dal vivo, per sempre, onde evitare ricadute.
La psicologa Francesca Saccà ed altre nel web, spiegano come alcuni soggetti patologici sfruttino il silenzio come arma di manipolazione, proprio in virtù del fatto che alcune donne si agganciano maggiormente verso chi le abbandona. Si parla anche di ”silenzio punitivo” nel caso in cui il manipolatore lo adotti a seguito di un litigio o per ottenere qualcosa.
Sicuramente anche nei casi in cui non si ha a che fare con uno psicopatico, il così detto ”ghosting, sparizione” può essere definita come una sorta di abuso, mancanza di rispetto, in quanto siamo tutti consci che chiunque lo subisca, soffra. Importante infatti, aldilà della strategia di seduzione in sé ed il raggiungimento dell’obiettivo di far tornare l’altro, è apprendere dal ”no contact” a lasciar andare chi sceglie di allontanarsi, ricordandoci sempre che noi stessi e la nostra dignità siamo la cosa più importante sopra qualsiasi cosa.
”Ti dedico il silenzio” di Ultimo è l’inno di chi, con consapevolezza e coraggio, ha compreso questo.