La pandemia continua ad offrirci immagini toccanti e storie che fanno riflettere. Oggi è il turno del rapporto madre-figlio.

Secondo un’errata credenza i pellicani adulti si servono del loro lungo becco per ferirsi il torace e nutrire i piccoli con il proprio sangue. Per questa ragione l’animale è diventato il simbolo di un amore per i figli smisurato al punto da non badare più al proprio benessere. La credenza non è corretta, ma può bene descrivere la maternità e il modo di intenderla. È difficile affrontare un discorso generico sul rapporto madre-figlio, e purtroppo non tutte le storie sono uguali, ma in buona parte dei casi quello della madre è un ruolo di enorme responsabilità che richiede non pochi sacrifici. Se è vero che chi semina raccoglie, però, ci sono momenti nella vita in cui sembra che i ruoli si invertano e che sia la madre ad avere più bisogno del figlio.
La storia di Jihad Al-Suwaiti

Ecco la soluzione trovata da Jihad Al-Suwaiti per stare vicino alla madre, ricoverata per Covid, nonostante le norme anticontagio. Quest’uomo si arrampicava sulle pareti dell’ospedale di Hebron e si fermava alla finestra, per vegliare sulla madre malata: lo ha fatto tutti i giorni, finchè questa non è andata via per sempre. L’immagine è stata diffusa da un funzionario delle Nazioni Unite (@mhdksafa, via Twitter) e in poche ore ha fatto il giro del mondo. Ancora una volta questa pandemia continua a offrirci toccanti foto di un delicato momento storico.
“La madre” di Giuseppe Ungaretti
Mohamad Safa ha pubblicato la fotografia di Jihad Al-Suwaiti insieme ad un disegno in cui all’immagine dell’uomo alla finestra si aggiunge quella della madre 73enne che gli accarezza la testa prima di volare via. Cosa succede quando viene a mancare una madre che costituiva in vita un importante punto di riferimento? Giuseppe Ungaretti immagina la sua “una statua davanti all’Eterno“, in un componimento scritto per la morte della genitrice.
“E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.”
Decisa, una statua davanti all’Eterno: Ungaretti immagina così la madre, e piuttosto che descriverla prova ad immaginare il loro incontro nell’aldilà. Il poeta ha come la certezza che anche dopo la morte la madre possa fargli da guida, questa volta verso il perdono di Dio. Insomma: della mamma non si smette mai di avere bisogno.
La mamma è sempre la mamma?
La mamma è sempre la mamma: quante volte abbiamo sentito questa frase? Forse non tutti sono d’accordo, ma chi è cresciuto con una mamma su cui contare non può che affermarlo. Che poi, il termine mamma, è forse riduttivo. Si tratta di un punto di riferimento stabile e immutabile, che non dipende solo da un legame biologico. La madre assiste nella crescita, esulta nei successi ma soprattutto supporta nelle sconfitte. Perché, in fondo si sa, ogni scarrafone è bello a mamma soja!
Questo articolo è dedicato a tutte le mamme del mondo, ma in particolare alla mia mamma Francesca e alla mamma di PiGrieco, Adele (che lui ringrazia per le polpette).