Avvertenza sugli scrupoli della fantasia: l’assurdità della vicenda Autostrade vista dagli occhi di Pirandello

Pirandello diceva che tacciare di inverosimiglianza l’arte, in nome della vita, non ha senso, visto che è la vita stessa ad essere assurda. A riprova di questo, evochiamo il caso Autostrade…

Luigi Pirandello (Le Biografie)

È prematuro mettersi a giudicare la politica a vent’anni e questo vale anche per tutti quegli aspetti, che, per ora, non appartengono né al mio mondo né a quello di tutti i ventenni. Siamo giovani e non abbiamo ancora visto niente.
E al contrario di quel che ho scritto in un’altra, personale riflessione, questo è assolutamente un modo per mettere le mani avanti. Diciamo pure che io stia avvertendo l’eventuale lettore: ragazzi, io sostanzialmente non so nulla. Quindi le mie mani calcheranno le parole di uno che non sa assolutamente niente di questa roba, ma che ha assistito, assiste ed assisterà a diversi avvenimenti, che stimoleranno in lui – ovvero in me – una rielaborazione critica (?), quantunque di pancia e, senza dubbio, soggettiva della realtà che coinvolge, volenti o nolenti, tutti. 
Bene. Detto questo, parliamo pure di autostrade, di crolli e di discussioni, che Pirandello taccerebbe come assurde. 

Alto Medioevo (Pandora Rivista)

Il ritorno in auge dell’Alto Medioevo…

L’Alto Medioevo: l’età in cui i barbari ci hanno letteralmente asfaltato. Invasioni da ogni dove. Carestie ed epidemie ovunque. Guerre a destra e a manca.
Insomma, l’uomo altomedievale, dopo la deposizione di Romolo Augustolo, è stato catapultato in una dimensione di onniprendente incertezza nei riguardi della sopravvivenza, degli affetti, della famiglia, del cibo, delle strade…già, le strade: nell’Alto Medioevo, le strade sono scomparse, si sono ritirate a favore dell’avanzata indisturbata della foresta, dei boschi, delle sterpaglie. Le vie di comunicazione sono state completamente interrotte e i commerci bloccati. Si mangiava quanto si produceva, spalancando le porte al mondo dell’autosussistenza. Pane, acqua e una mazzetta (non in denaro, per ovvi motivi…) al prete che ti concedeva l’assoluzione eterne e magari un posto nel mondo dei santi. Ebbene, visti gli eventi che negli ultimi tempi hanno scombussolato il nostro tricche tracche quotidiano, non penso di rischiare il linciaggio affermando che un accenno altomedievale stia gradualmente tornando in auge.

…ai giorni nostri: il Paesedellemeraviglie

Facendo un paio di conti, alla fin fine una pandemia l’abbiamo avuta anche noi; un paio di guerre non si fatica di certo a tirarle su; le strade non sono proprio le migliori. Provare per credere: basta prendere un 4×4 e percorrere il raccordo autostradale Ferrara-Lidi ferraresi (dalle mie parti si dice: “la super Frara-mar”), che ci si accorge di quanto siano inutili le montagne russe. Discese, salite, effetti in 4D quali rumori, squassi, buche e se sei fortunato – bombe d’acqua permettendo – ti fai anche un’aquaplaning in derapata in prossimità di Corte Centrale, che in confronto Leclerc sembra il pilota del trenino turistico (ma per quello abbiamo i membri del Consiglio Comunale). 
Però, tornando alle (auto)strade, vi voglio raccontare una storiella divertente.
Ultimamente, girando per le osterie e nei vicoli ombrosi alla ricerca di un poco di ristoro dall’afa assillante, capita di sentir narrare d’una terra assai vicina, chiamata Paesedellemeraviglie (ma anche Italia), in cui regnano sovrani burloni et buoni a nulla, che amano crogiolarsi garruli sulla gogna della povera gente. Ordunque, nel Paesedellemeraviglie, s’è deciso di affidare ad una Gruppo la gestione, nonché la manutenzione delle strade e dei ponti che attraversano già tutto lo stivale (che è più una scarpa slacciata). E fin qui, la storia pare noiosa, ma il colpo di scena è dietro l’angolo: la gaiezza degli abitanti del Paesedellemeraviglie, viene turbata dal crollo di qualche struttura stradale di ridicola portata, a causa della sollazzevole inadempienza del Gruppo sopracitato (“Sono 43 le vittime causate, il 14 agosto, dal crollo del viadotto autostradale Morandi sulla A10, a Genova.” Repubblica.it, 15.08.2018; “Quel crollo, le 43 vittime, i gravi danni causati alla comunità genovese, costituiscono un gravissimo ed oggettivo inadempimento del concessionario” Giuseppe Conte sul Fatto Quotidiano, 13.08.2020). 
In uno Stato normale, il Gruppo pagherebbe per quanto provocato, ma qui siamo nel Paesedellemeraviglie e, quindi, non vi stupiate se qualche Grande Capo (chi vuole intendere, intenda) tenterà la buscherata di riconcedere a chi ha portato morti – quantunque senza dolo – ed intascato danari, la gestione, nonché la manutenzione delle strade e dei ponti. Giacché in Italia tutto può capitare. Assurdo, vero?

L’analisi di Pirandello

A proposito di assurdità, nel 1921, Luigi Pirandello (premio Nobel nel ‘34) pubblica su L’idea Nazionale un testo intitolato “Gli scrupoli della fantasia”, in risposta alle critiche subite da Il fu Mattia Pascal, ma anche da altri suoi scritti, additati come inverosimili e assurdi. Il testo verrà poi intitolato Avvertenza sugli scrupoli della fantasia e verrà aggiunto in appendice al suddetto romanzo. 
La tesi di Pirandello è semplice: è innegabile che la vita presenti sul piatto dei casi a dir poco non credibili, se non fosse che a renderli credibili vi è il fatto che sono effettivamente capitati. A riprova di ciò, lo scrittore riporta ad esempio un storia trovata sui giornali di New York del 1921, di tre persone (marito, amante e moglie), che decidono di suicidarsi, ma quando la moglie “si tira una revolverata e muore”, marito e amante, rimosso ogni ostacolo alla loro unione, “risolvono di rimanere in vita e di sposarsi. Diversamente però risolve l’autorità giudiziaria, e li trae in arresto. Conclusione volgarissima.
Ebbene, se a uno scrittore viene “la cattiva ispirazione di portare sulla scena un caso simile”, allora farà in modo di trovare “eroici rimedi” per disfarsi della “assurdità di quel suicidio […], per renderlo in qualche modo verosimile”. 
E questo succede “Perché la vita, per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui beatamente è piena (quanto scriveva bene?! Ndr.), ha l’inestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza, a cui l’arte crede suo dovere obbedire. Le assurdità della vita non hanno bisogno di parere verosimili, perché sono vere. All’opposto di quelle dell’arte che, per parer vere, hanno bisogno d’esser verosimili. E allora, verosimili, non sono più assurdità. Un caso della vita può essere assurdo; un’opera d’arte, se è opera d’arte, no. Ne segue che tacciare d’assurdità e d’inverosimiglianza, in nome della vita, un’opera d’arte è balordaggine. In nome dell’arte sì; in nome della vita no. 
Si commenta da solo, basta leggere.
Non c’è tant’altro da aggiungere alla voce di Pirandello, che giustifica, almeno in parte, la nostra amata Italia.
Diciamocelo: se la vita è assurda, non lo può essere anche un Paese? 
Sì, specie se è il Paesedellemeraviglie.

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