Uno studio dell’università di Saint Andrews in Scozia, riportato in un articolo di Focus, ha dimostrato che il modello della kalokagathìa greca è ormai superato.

Meglio la donna bionda o la donna mora? Meglio l’uomo con muscoli o l’uomo in carne? Per gli antichi non ci sarebbero stati dubbi: l’aspetto fisico era molto importante, anzi fondamentale. Si potrebbe quasi dire che parte dell’onore dell’uomo omerico deriva proprio dal suo aspetto fisico. Anche oggi, in parte, è così: sebbene ormai nel nostro mondo non ci sia più molto spazio per l’onore, la bellezza esteriore ha un ruolo chiave nelle interazioni sociali.

La kalokagathìa greca
Il secondo libro dell’Iliade è famoso per l’utilissimo catalogo delle navi che in esso viene fornito. Tuttavia ai versi 216-219 si legge questa descrizione di un personaggio, talmente diverso dagli altri, che non può essere stato messo lì a caso: “Era l’uomo più brutto che venne sotto Ilio. Era camuso e zoppo d’un piede, le spalle eran torte, curve e rientranti sul petto; il cranio aguzzo in cima, e di rado il pelo fioriva”. Queste le parole con cui gli aedi hanno descritto Tersite, l’anti-eroe definito vile, vomitatore di ingiurie e addirittura idiota da Odisseo. In effetti, si diceva, la sua descrizione è troppo caricata ed esagerata perché fosse messa lì a caso. Immaginatevi questa scena: siamo a Sparta e si sta tenendo un banchetto a casa di uno hómoios ricco e importante; naturalmente non può mancare un aedo, che delizi gli ospiti con il canto. Poniamo che ad un certo punto del banchetto un ospite voglia sentire proprio questa parte dell’Iliade e che dunque il canto cominci a raccontarla. Ora immaginatevi la reazione degli ospiti spartani, uomini che hanno allenato il loro fisico fin dall’età di sette anni, figli di donne addestrate al culturismo per partorire bambini sani e forti, immaginatevi a reazione di questi uomini nell’udire la descrizione di Tersite: urla di disprezzo, risa, insulti, disgusto. Sono proprio questi i sentimenti che il passo avrebbe dovuto suscitare nell’uomo greco e in particolare in quello spartano: la cultura greca venerava uomini belli e onesti. La cosiddetta kalokagathìa esprimeva proprio la necessità della combinazione di bellezza fisica e morale ponendo sullo stesso livello entrambe le bellezze. Anzi, sebbene il termine kalokagathia, derivato dalla combinazione degli aggettivi kalos (bello) e agathos (onesto), sia un conio recente, credo sia anche indicativo del fatto che forse i Greci ritenevano la bellezza morale, l’onesta, la rettitudine, un valore derivato proprio dalla bellezza fisica. Perciò quest’ultima assume un ruolo assolutamente primario: l’uomo prima è kalos e poi, solo se è bello, può essere agathos. Il fatto che la bellezza estetica fosse fondamentale potrebbe garantire l’esistenza di era un paradigma implicito e non scritto di bellezza.
La bellezza oggi
L’articolo edito su Focus, dal titolo “Uomo muscoloso e donna magra: è davvero così il partner che cerchiamo?”, riporta lo studio fatto in Scozia dall’università di Saint Andrews sui canoni di bellezza preferiti da uomini e donne. Per non togliere crediti agli scrittori di quell’articolo, vi invito ad andare a leggerlo, perché qui non riporterò nulla di più dei risultati dell’esperimento. Da questo studio è emerso che le donne non ricercano necessariamente uomini muscolosi e che gli uomini non preferiscono necessariamente le donne magre. Recentemente sulla rivista National Geographic (edizione di febbraio) è uscito un interessante articolo sulla bellezza di Robin Givhan. Vi invito ad andare a leggere anche questo articolo, molto formativo se si è interessati alla variazione nella concezione della bellezza negli ultimi decenni. Quello che emerge da entrambi gli articoli è che finalmente, negli ultimi decenni, l’umanità si sta accorgendo sempre di più che è veramente difficile acquisire e mantenere un fisico degno della kalokagathìa greca: nonostante i media ci bombardino di donne straordinariamente belle, formose, perfette in ogni dettaglio e di uomini muscolosi, forti e sicuri di sé, l’umanità si sta accorgendo della bellezza dell’imperfezione. Queste donne e questi uomini della televisione sono un prodotto creato da estetisti che lavorano a tempo pieno con loro, da manager e da personal trainer che li aiutano a rimanere in forma. Queste donne e questi uomini devono esistere: è un bene che ci siano, perché ci permettono di ammirare l’archetipo e il modello di bellezza incontaminata e perfetta, che ognuno di noi ha in mente e a cui ognuno vorrebbe tendere. Ma non devono essere il parametro di giudizio quando si sceglie un partner: il mondo attorno a noi è imperfetto, noi siamo imperfetti, perché lo siamo, è inutile negarcelo e meno male che lo siamo! Dunque perché ricercare un partner perfetto se noi stessi non lo siamo?