Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.


Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.


(Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Articolo 3, 1948)

Sono purtroppo sempre più numerosi gli episodi di cronaca che riportano incidenti e infortuni sul lavoro nonostante regolamenti e linee guida a livello non più solo locale ma europeo. Perché allora la semplice adesione alle “normative” non è sufficiente? Psicologia e sicurezza sul lavoro sono connesse non tanto a livello del singolo ma dell’organizzazione a cui appartiene.

Le aziende, per salvaguardare la sicurezza ai propri dipendenti propone loro corsi di formazione oppure test per valutare il loro stress. Ma questo tipo di “precauzioni” è sufficiente? Purtroppo troppo spesso queste valutazioni su l’adesione alle norme di sicurezza sul lavoro sono vissute dalle organizzazioni solo come adempimenti da svolgere o responsabilità a carico dei singoli lavoratori che coinvolgono poco i valori.

Il fenomeno psicologico della caccia al “mostro”

Un fenomeno che accade spesso in materia di sicurezza sul lavoro è quello che si tende a semplificare a livello individuale un problema. Infatti spesso perdiamo di vista la cultura organizzativa come fenomeno complesso e plurideterminato. Un esempio di questo fenomeno è la tragedia della costa Concordia dove si è subito cercato un unico colpevole (il capitano della nave) ignorando il più ampio contesto organizzativo che lo ha prodotto e che è al contempo il giusto livello dal quale avrebbe senso intervenire.

L’importanza di diffondere la Cultura della Sicurezza

Non sono le norme imposte contemplativamente o i test somministrati meccanicamente ai dipendenti a garantire la sicurezza. Quello che manca è una diffusione della cultura sulla sicurezza in ambito organizzativonon è questione di “corretta informazione”, ma il fatto che occorra che il contesto nel suo insieme faccia propria una cultura della sicurezza sul lavoro come organizzatore del proprio assetto logistico. Non si può solamente informare i lavoratori delle norme sulla sicurezza, coordinare l’attività e la produttività ignorando le necessità e i vincoli che quelle stesse norme impongono. Stiamo parlando, per esempio, dei turni dei piloti di volo, della programmazione delle consegne degli autotrasportatori, della spesa necessaria per munire l’attrezzatura e della spesa per la formazione necessaria agli operai dei cantieri (spesso mal informati prima che sulle norme di sicurezza, sulla potenziale pericolosità dei macchinari che usano).

sicurezza
Intervista a Matteo Mondini

Questo articolo è finalizzato alla diffusione di un messaggio positivo. Per fare ciò ho deciso di fare una brevissima intervista scritta a Matteo Mondini, una persona fantastica che ha deciso di raccontarsi (attraverso i social) e di diffondere la sua esperienza.

  1. Ci puoi fare una breve presentazione o un breve racconto della sua esperienza?  “Mi chiamo Matteo Mondini, il 22 Ottobre del 2010 sono rimasto vittima di un grave infortunio sul lavoro. Sono rimasto folgorato con la corrente elettrica perchè non c’era il salvavita nel luogo dove stavo lavorando. Questo infortunio ha avuto conseguenze devastanti perchè ho dovuto subire 34 interventi chirurgici, tra cui l’impianto di un pecemaker cardiaco. Nel ottobre del 2017 si è resa necessaria l’amputazione del braccio destro.”
  2. Hai mai pensato di portare la tua testimonianza all’interno delle scuole? Se l’hai già fatto come ti sei sentito? “La mia missione parte proprio dalle scuole perchè gli studenti saranno i futuri lavoratori del domani e quindi dobbiamo diffondere a loro la cultura della prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro. Attraverso la mia testimonianza porto nelle scuole il messaggio di quanto sia importante lavorare in sicurezza. Il 20 Dicembre avrò il mio primo incontro davanti agli studenti di un istituto a Cantù.
  3. Cosa ti spinge ad andare avanti e a spingere/diffondere questo messaggio? “Il motivo che mi sprona di più a diffondere la mia esperienza è che non voglio più che nessun lavoratore soffra come ho sofferto io. Purtroppo non se ne parla abbastanza di sicurezza sul lavoro.”

Conclusioni.

Al termine di questo breve articolo voglio ringraziare Matteo Mondini per la sua disponibilità e la sua gentilezza oltre ad invitare tutti i lettori ad approfondire al meglio questa tematica e se possibile di seguire/supportare Matteo nel suo profilo instagram: matteomondini_official

Jacopo Schintu


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