Nuove frontiere nella lotta alle dipendenze: vediamo come il cervello influisce sul fumo

Nuovi studi hanno individuato nel cervello una possibile soluzione alle dipendenze.

La dipendenza dal fumo causa numerosi effetti collaterali e rappresenta un costo non indifferente per la sanità pubblica. Vediamo cosa c’è di nuovo.

La dipendenza

La dipendenza dal tabacco è una delle dipendenze più diffuse e ciò è dovuto anche al suo principio attivo, la nicotina. Rappresenta la causa di morte prevenibile prematura più diffusa, nonché può causare una serie di complicanze mediche, come cancro alla laringe, all’esofago, allo stomaco e molti altri. Le parti più dannose sembrano essere proprio la nicotina, insieme al monossido di carbonio e al catrame. Il fumo ha una prevalenza maggiore tra gli adolescenti delle comunità europea e ispanica rispetto a quella asiatica e afroamericana e, in generale, è maggiore tra gli uomini piuttosto che tra le donne. Alcuni studi, inoltre, hanno mostrato come sia più diffuso tra le persone appartenenti alle classi socioeconomiche più basse.

Nella dipendenza da nicotina giocano moltissimi fattori, neurologici, sociali e culturali. Anche l’appartenenza ad un particolare gruppo etnico, infatti, riveste un ruolo importante nella dipendenza. I fumatori appartenenti alla comunità afroamericana hanno, infatti, meno probabilità di smettere e più probabilità di ammalarsi di cancro al polmone. Questo perché la nicotina viene metabolizzata più lentamente nel sangue.

Perché fumiamo?

La dipendenza non è una scelta. E’ a tutti gli effetti una malattia ed è importante studiarla sempre più approfonditamente. Nuovi studi hanno cercato di comprendere quali sono le aree del cervello coinvolte e sembra ci siano riusciti. Nell’Università di Turku in Finlandia alcuni ricercatori hanno esaminato le scansioni cerebrali di 34 fumatori che avevano perso il desiderio di fumare in seguito ad un ictus o dopo una lesione cerebrale. Questi referti sono stati confrontati con quelli di 69 persone che, però, non erano uscite dalla dipendenza. Coloro i quali avevano perso il desiderio mostravano un danno in una di queste tre aree cerebrali: corteccia dorsale cingolata, corteccia prefrontale laterale e corteccia insulare.

Secondo gli studiosi quello che è emerso è il circuito della dipendenza, composto da queste tre aree strettamente connesse tra di loro. I fumatori, però, non mostravano danni ad una quarta area che fa parte di questo circuito, la corteccia prefrontale mediale, il cui compito è quello di inibire l’attività delle altre. Allora è stato ipotizzato che, stimolando questa area del cervello in individui che non hanno avuto un ictus, si potrebbero ottenere i medesimi risultati.

Beneficio del danno

Di fronte a questi risultati gli studiosi hanno cercato di comprendere se la cessata voglia di fumare fosse dovuta a delle conseguenze sull’umore o sulle facoltà cognitive, ma non è così. Sembra proprio che il cambiamento sia causato dal danno cerebrale di queste aree che controllano gli impulsi, la motivazione e la gratificazione. Ciò ha condotto gli studiosi a chiedersi se i medesimi risultati possono essere osservati anche con altri tipi di dipendenze, come l’alcolismo. E’ stato visto così che danni a queste aree cerebrali sono legate ad una minor probabilità di alcolismo.

E’ importante, dunque, investire sempre più nella ricerca per trovare nuovi modalità per aiutare le persone e ricordare che la dipendenza non è una scelta. Si tratta, infatti, di una condizione con tutte le sue caratteristiche neurologiche e psicologiche e

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