Il Superuovo

Cos’è il disturbo da deficit d’attenzione e iperattività? Ce lo spiega “Argentovivo” di Daniele Silvestri

Cos’è il disturbo da deficit d’attenzione e iperattività? Ce lo spiega “Argentovivo” di Daniele Silvestri

Ci sono canzoni che ci fanno sognare, alcune che ci riportano indietro nel tempo e altre che ci insegnano qualcosa. E’ quest’ultimo il caso di Argentovivo di Daniele Silvestri feat. Rancore e Manuel Agnelli.

L’ADHD è un disturbo dello sviluppo che spesso viene confuso con la maleducazione, la disattenzione, la svogliatezza, ma è molto altro. Le soluzione non sono punire, costringere a stare fermi, l’allontanamento dalla classe a scuola. Conosciamolo meglio per non sbagliare più.

Disattenzione, impulsività, iperattività

Costretto a rimanere seduto per ore
Immobile e muto per ore
Io, che ero argento vivo
Signore
Che ero argento vivo
E qui dentro si muore. – Daniele Silvestri feat. Rancore e Manuel Agnelli

Argentovivo è un bambino, non sta mai fermo, si muove sempre. Argentovivo è il mercurio, contenuto all’interno degli strumenti per misurare la temperatura. Se il termometro si rompe e si prova a raccogliere questa sostanza, sfugge, non può essere afferrata, proprio come i bambini con ADHD.

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è un disturbo del neurosviluppo che si manifesta a partire dalle prime fasi evolutive e causa difficoltà sia dal punto di vista sociale che scolastico. Proprio come viene descritto da Silvestri, le caratteristiche di questa patologia sono  disattenzione, iperattività e impulsività, presenti in tutti i contesti di vita del bambino. Questa sintomatologia deve presentarsi prima dei 12 anni e, secondo il manuale diagnostico DSM-V, ci sono 3 diversi livelli di gravità: lieve, moderato e grave in base alla quantità di sintomi presenti e alla compromissione del funzionamento dell’individuo. In base alla letteratura internazionale i bambini con ADHD tra i 5 e i 17 anni sono il 5,3% della popolazione.

Un disturbo, tante cause

Non sono state ancora individuate spiegazioni univoche del disturbo a causa della grande variabilità dei sintomi. Possono contribuire sia fattori genetici che ambientali. Per quanto riguarda i fattori organici è stato visto come alcune aree del cervello (regione pre-frontale destra, ginocchio del corpo calloso, nucleo caudato, globo pallido) hanno un volume ridotto anche fino al 10% rispetto ai bambini senza il disturbo. Un altro aspetto importante è il funzionamento dei neurotrasmettitori, in particolare della dopamina, responsabile proprio di alcuni sintomi come una minor capacità inibitoria.

Secondo gli studi di genetica l’ADHD è determinato per l’70-80% da fattori ereditari e per il 20-30% da fattori ambientali. Tra questi ultimi Barkley, psicologo statunitense, parla sia di ambiente  condiviso, come ad esempio lo status socio-culturale, l’alimentazione, che è responsabile del 15/20% delle probabilità di sviluppare il disturbo. sia di ambiente non condiviso, come tutte le esperienze vissute personalmente, che spiega il mantenimento della sintomatologia (per approfondire questi due concetti vedi: https://www.ilsuperuovo.it/126992-2/). Barkley individua 6 fattori di rischio principali:

  • Presenza di disturbi psicologici nei familiari;
  • Abuso di sigarette e alcool durante la gravidanza;
  • Educazione non adeguata;
  • Problemi di salute o ritardi nello sviluppo del bambino;
  • Precoce insorgenza di elevati livelli di attività motoria;
  • Atteggiamenti molto critici e direttivi dei genitori durante i primi anni di vita del figlio.

L’importanza della multifattorialità

L’intervento deve essere multifattoriale, ovvero riguardare i vari contesti di vita del bambino con l’obiettivo di migliorare il suo funzionamento globale. E’ necessario coordinare un intervento con il bambino, che può essere psicologico, farmacologico o combinato. Lo scopo è renderlo consapevole delle proprie difficoltà e per aggiungere una maggiore autoregolazione. Deve essere coinvolta anche la famiglia per sostenerla nel percorso educativo, insegnandole delle tecniche efficaci. In ultimo, è fondamentale coinvolgere la scuola, in modo da formare gli insegnanti sulle caratteristiche del disturbo e suggerire delle strategie didattiche per migliorare l’apprendimento.

Ciò che è certo è che un bambino con ADHD no può essere costretto a rimanere seduto per ore. In molti casi bambini con questo disturbo vengono categorizzati come maleducati, irrequieti, impossibili da tenere. E’ necessario capire quando c’è il disturbo per aiutare il bambino e migliorare il suo stare all’interno della famiglia, della scuola e con sé stesso.

 

 

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