Simbolo per eccellenza d’italianità, la pizza, celebrata su scala mondiale il 17 Gennaio, viene oggi concepita nella sua eccezione plurale.

Totò Sapore cantava “e io vado su, fermandomi un istante per sognare, ma vedo il mondo da rifare e allora torno giù”. Così il protagonista di Totò Sapore e la magica storia della pizza anticipa il potere sociale di un piatto divenuto punto d’incontro tra gusti, esigenze e culture diverse.
Convivialità
Pizza: “preparazione culinaria, a base di farina di grano, impastata con acqua o latte, lievito, uova e olio o sugna o burro, con l’aggiunta di ingredienti vari e cotta in forno, generalmente in forme rotonde e basse”. Beh, sicuramente non possiamo contraddire la Treccani, ma sarebbe troppo riduttivo parlare della pizza in un modo così schematico e lineare. La pizza è amore, è passione. La pizza è ritrovarsi dopo una lunga giornata di lavoro intorno a un tavolo con i propri amici. Pizza vuol dire compagnia e condivisione, perché si, solo in questo modo si va ad onorare il motivo alla base della nascita di questo piatto. Un piatto semplice e alla portata di tutti.

Le origini
Ogni anno nel mondo si producono miliardi di pizze, di cui 2,7 miliardi solo in Italia. Ovviamente, di queste una buona parte prodotte proprio nel capoluogo campano. Infatti, nonostante le origini della pizza ci portano indietro nel tempo fino all’Antico Egitto, è proprio a Napoli che si assiste alla definitiva consacrazione di questo piatto nel corso del XVII e XVIII secolo. Un piatto che, arricchito dal pomodoro, prodotto all’epoca innovativo importato dal Nuovo Mondo, era stato in grado di mettere d’accordo popolo e nobiltà. Ciò che per il primo rappresentava un’energica fonte di sostentamento, per la ricca aristocrazia era piuttosto qualcosa di estremamente saporito in grado di coccolare anche i palati più raffinati.
Modulazioni
Oggi sappiamo che la pizza non è rimasta intrappolata nei vicoli dell’antica capitale del Regno delle Due Sicilie. Ha raggiunto posti lontanissimi, conquistando intere popolazioni, tra cui gli Americani. La diffusione della pizza negli States va di pari passo con l’arrivo di migliaia di immigrati italiani. Gente che a partire dalla fine del XIX secolo cercherà di adattarsi a una società ben diversa da quella di loro provenienza, ma pur sempre portando con sé un pizzico di italianità. Bisogna ricordare, inoltre, che all’epoca la pizza come altri piatti della gastronomia italiana non venivano visti di buon occhio proprio perché prodotti da quelle povere mani che gli americani tanto discriminavano. Eppure, dopo una fase di diffidenza iniziale, la pizza ha conquistato il cuore degli statunitensi ed è proprio nelle loro città che si assiste alla nascita delle prime pizzerie. Se, infatti, a Napoli la pizza era ancora una specie di street food trasportato in gradi cilindri di rame, negli States si iniziavano a prenotare tavoli e ad affissare insegne tricolori. Ed è proprio in questi posti che nascono le tante varianti tutte americane di questo piatto: la deep-dish di Chicago, la Tomato Pie di Philadelphia, la Pizza St. Louis e la New Haven. Che queste varianti siano state accettate oppure no in Italia poco importa. L’importante è che la pizza venga preparata, gustata e apprezzata in compagnia pensando, immaginando, sognando almeno un po’ quel Bel Paese che le ha dato i natali.