Recentemente abbiamo visto spopolare l’hashtag #womeninmalefields, andiamo a comprenderlo e ad analizzare due antecedenti: Giovanna D’Arco e Santa Eufròsine.

Negli ultimi giorni a tutti sarà capitato di vedere almeno un video con l’hashtag #womeninmalefields, che poi molti video italiani hanno tradotto con l’hashtag #donneinambitomaschile; andiamo ad analizzarlo e a ricondurlo ai due esempi storici prima menzionati.
#Womeninmalefields
Questo hashtag, nella versione originale #womeninmalefields o nella sua controparte italiana #donneinambitomaschile, è stato giudicato positivamente da alcuni e negativamente da altri, compreso da alcuni e travisato da altri, usato con ironia da alcuni e come mezzo per denunciare ingiustizie da altri; comunque lo sia usato andiamolo a spiegare. E’ un fenomeno relativamente recente, circola solo da qualche settimana, eppure in moltissimo lo hanno usato; sarà capitato quasi a chiunque di vedere questo genere di video. Alcuni video mostrano comportamenti tossici di una relazione, altri la disparità che le donne subiscono sul lavoro (da parte di datori di lavoro o clienti/pazienti); alcuni video manifestano il loro lato ironico, mantenendo l’intento di denunciare un aspetto della società. Anche alcuni uomini hanno registrato dei video usando invece l’hashtag #meninwomenfields (= uomini in ambito femminile), mostrando situazioni scomode da loro vissute durante le relazioni. E’ un trend sicuramente utile perché fa capire le ingiustizie che sono presenti nella nostra società, scopriremo a lungo andare se porterà a qualche cambiamento nel comportamento delle persone (magari rendendole più consapevoli) oppure se resterà solo un trend; intanto analizziamo due figure femminili anticipatrici di questo trend di secoli e che hanno davvero occupato posizioni in ambito maschile: Giovanna D’Arco e Santa Eufròsine.
Giovanna D’Arco
Giovanna D’Arco nasce nel 1412 circa e muore il 30 maggio 1431; la conosciamo tutti per aver guidato le truppe francesi in alcune battaglie della Guerra dei Cento Anni e aver vinto a Orleans nel 1429, portando sul trono di Francia Carlo VII. Facciamo un passo indietro. Giovanna nasce nei pressi della Lorena e fin da bambina dice di avere delle visioni in cui Dio le parla; lei una volta cresciuta decide di seguire la voce di Dio. Nel 1429 va a parlare con Carlo di Valois (che intanto era stato mandato nel Delfinato perché per la successione al trono si era scelto di far sposare sua sorella Caterina con Enrico V di Inghilterra e mettere fine alla Guerra dei Cento Anni), gli dice tutta la verità sulle sue visioni e lui (probabilmente ormai pronto a tentare tutto) le affida la guida di un esercito. Giovanna guida valorosamente questo esercito e riporta una vittoria; che questo sia un miracolo o una pura casualità poco importa, perché da quel momento la Francia riprende vigore. Giovanna però non vuole fermarsi, vuole continuare per il suo scopo, ma a Carlo VII non importava e la lascia al suo destino (che da qui prenderà la piega che tutti tristemente conosciamo). Un gruppo di borgognoni (fedeli all’Inghilterra) cattura Giovanna e la processa per stregoneria. Le offrono la possibilità di ritrattare e lei inizialmente accetta; si crede che le avessero promesso di poter passare il resto della sua vita in un monastero, promessa che presumiamo non sia stata mantenuta dato che lei dopo poco ritrattò. Giovanna viene condannata al rogo e uccisa il 30 maggio 1431; la cosa più assurda a mio parere (avendo letto le carte processuali del processo di Giovanna) sono le numerose domande sul perché lei avesse scelto di portare abiti maschili, sul ricatto degli inquisitori che le avrebbero concesso di andare a messa solo se lei avesse rimesso abiti da donna, sulla condanna finale sancita perché lei riprese gli abiti maschili in cui si sentiva così tanto a suo agio. Le chiesero anche se lei avrebbe voluto nascere uomo, ma lei non disse mai una cosa del genere; secondo alcuni storici l’abito maschile era una protezione dato che lei viveva circondata da cavalieri, ma lei non disse nemmeno questo. Possiamo dire che Giovanna è una donna che ha rivestito un ruolo prettamente maschile (soprattutto considerando che visse all’inizio del XV secolo).
Santa Eufròsine
Facciamo un salto temporale all’indietro. Santa Eufròsine è quella che possiamo definire una “Santa travestita”; intanto chiariamo il concetto di Sante travestite. Queste sono delle donne che per seguire la propria vocazione decidono di prendere le vesti maschili e fingere di essere uomini; conosciamo i nomi di un paio di donne che rientrano in questa categoria: Eufròsine/Smaragdo, Anna/Eufemiano, Ilaria/Ilarione, Pelagia/Pelagio. Oggi parleremo di Eufròsine. Eufròsine nasce in Egitto nel V secolo circa in una famiglia benestante, dell’educazione si occupa il padre e lei stupisce fin da subito per il suo intelletto; il padre la promette in sposa ad un uomo e la porta per tre giorni in un monastero per una benedizione, ma lei vedendo la vita dei monaci e confidandosi con loro (che le consigliano di preservarsi dal matrimonio tramite la vita monastica) decide di tagliare i capelli, vestire l’abito monacale maschile e scappare, trovando rifugio in un monastero di uomini. Eufròsine (che appena entrata in monastero cambia nome in Smaragdo) passa 38 anni in quel monastero vivendo una vita santa e venendo riconosciuta da tutti i monaci come un esempio da seguire. Al momento della sua morte si scopre la verità, ovvero che era una donna; fece capire ai monaci che aveva condotto la loro stessa vita monastica, “nonostante fosse solo una donna”. Anche nel caso di Eufròsine possiamo parlare di una donna che ha rivestito un ruolo in ambito maschile (ricordiamoci che era solo il V secolo).