Voto in Norvegia: come lo scenario geopolitico mondiale influenza le elezioni

I norvegesi sono chiamati al voto per rinnovare il Parlamento, in testa c’è il leader dei Laburisti, seguito dal Partito del Progresso e per ultimo il partito Conservatore.

L’invasione Russa dell’Ucraina, i dazi imposti da Trump e i bombardamenti sulla Striscia di Gaza potrebbero influenzare le scelte politiche dei leader norvegesi.

La sfida elettorale

Si chiudono questa sera i seggi in Norvegia, dove i cittadini sono stati chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento. Il clima durante le elezioni si è rivelato però alquanto incerto, influenzato da un contesto geopolitico mondiale instabile e da una sfida elettorale ancora accesa soprattutto tra i due leader di destra: per ora i sondaggi posizionano il partito Laburista con l’attuale ministro Jonas Gahr Store in vantaggio rispetto ai Conservatori, con la storica leader Erna Solberg, e rispetto all’esponente del Partito del Progresso Sylvi Listhaug, che supera il partito di centro destra ottenendo sempre maggiore popolarità. 

La leader del Partito del Progresso infatti ha presentato una campagna elettorale con posizioni populiste di destra soprattutto per quanto riguarda le limitazioni all’immigrazione e non sostiene investimenti per agevolare la transizione ecologica, anzi approva le trivellazioni per l’estrazione petrolifera “riciclando” lo slogan utilizzato da Trump “drill baby drill”, forse anche per simboleggiare una vicinanza di visioni politiche attraverso l’uso dello stesso stile comunicativo americano. Se in caso di vittoria della sinistra è certo che il ruolo di Ministro di Stato (omologo del primo ministro italiano) verrà ricoperto da Store, la destra appare più frammentata a causa delle divergenze tra Solberg e Listhaug. In ogni caso nessun partito sembra riuscire a raggiungere da solo la soglia della maggioranza assoluta di seggi per governare (85 su 169), rendendo perciò quasi certa la prospettiva di un governo di coalizione o di minoranza. 

una bandiera su una barca

Il contesto geopolitico

Quello che però potrebbe essere davvero determinante per l’esito delle elezioni in Norvegia, non dipende tanto da questioni interne al Paese, ma piuttosto dal contesto geopolitico che lo circonda. Con l’invasione dell’Ucraina e una politica estera particolarmente aggressiva, la Russia sembra essere diventata una vicina poco gradita per gli scambi commerciali, ulteriormente scoraggiati dai dazi imposti da Trump, penalizzando l’economia norvegese fondata soprattutto sulle esportazioni. Questo tipo di instabilità favorisce l’attuale leader del partito Laburista Store, avendo ricoperto in passato la carica di Ministro degli Esteri e grazie alla sua esperienza negli affari globali, come ricorda il politologo Johannes Bergh. Inoltre un clima di incertezza porta istintivamente gli elettori a cercare una stabilità interna, non provocando sconvolgimenti e preferendo una continuità politica. Anche il conflitto in Palestina influisce nelle scelte politiche dei leader norvegesi. Il problema riguarda gli investimenti del fondo sovrano norvegese (che gestisce 1.900 miliardi di dollari derivanti dal commercio del petrolio) in aziende israeliane, come la Bet Shemesh Engines Holdings che fornisce manutenzione ai caccia israeliani che bombardano la Striscia di Gaza. Nonostante la Norvegia abbia disinvestito in alcune aziende israeliane, le opinioni si dividono tra il Partito Socialista di Sinistra, che non sosterrà più i Laburisti se non avverrà il completo boicottaggio delle aziende israeliane, e il partito Conservatore di Erna Solberg, che non vuole far diventare il fondo sovrano “politico”, anche per non andare contro gli USA, primo alleato di Israele.

Previsioni attese

Tra instabilità e previsioni, rimane evidente l’avanzata della destra populista in Europa e non solo. Anche se non dovesse raggiungere i seggi necessari per salire al governo, la popolarità del Partito de Progresso rimane e potrebbe rappresentare un nuovo scenario politico per la Norvegia, sostituendo o affiancando il ruolo di riferimento per la destra ora occupato da Solberg. Rimane quindi da chiedersi quanto l’ondata di populismo che ha investito l’Europa potrebbe avere una connessione con l’incertezza che caratterizza gli scenari geopolitici mondiali. 

Lascia un commento