Vediamo come la distruzione del palazzo a Gaza si contrappone all’ideologia dietro la Dhimma

Scopriamo cosa è successo a Gaza recentemente e come invece l’Islam fin dalle origini si è dimostrato aperto agli altri. 

Abbiamo sentito nelle ultime ore dell’abbattimento di un palazzo a Gaza; contrapponiamo a questo l’istituzione della Dhimma e l’apertura dell’Islam verso gli altri monoteismi, scopriamo quando nasce, cosa prevede e quando termina.

La distruzione del palazzo a Gaza

Ieri un raid dell’Idf (Forza di Difesa Israeliane) ha distrutto un edificio dell’università islamica di Gaza City, usato per ospitare gli sfollati prima dell’ordine di evacuazione.

Prima dell’attacco è stato diffuso un ordine di evacuazione per l’edificio di al-Munawwarah dicendo che era usato da Hamas; è il terzo grattacielo abbattuto a Gaza.

La nascita della Dhimma

Ci troviamo nei primi decenni del 600 d.C., fin dall’inizio vediamo che la religione islamica si trova ad interfacciarsi con religioni diverse, infatti in quei territori abbiamo la presenza di cristiani, ebrei, zoroastriani e anche popoli pagani. Se pensiamo alla Kaaba (il luogo sacro presso cui ancora oggi i musulmani fanno il pellegrinaggio), era un luogo sacro presso cui ognuno poteva recarsi per pregare le proprie divinità; una volta avvenuta la rivelazione di Maometto però, la Kaaba viene svuotata da tutte le altre divinità, mantenendo soltanto l’unico Dio dei musulmani, Allah (che possiamo tradurre con il nostro “Iddio” o con “Il Dio”). Maometto durante la sua predicazione incontra altri culti, ma la conversione viene imposta solo a chi credeva in più dei. Per quanto riguarda gli altri culti monoteisti non vengono convertiti con le armi, ma viene imposta loro una tassa (la Jizya), non possono manifestare in modo troppo esplicito la loro fede religiosa e non possono entrare a fare parte dell’esercito (posizione molto ambita perché permetteva a chiunque la possibilità di fare carriera e diventare una persona di una certa importanza); questa è l’istituzione della Dhimma, significa che gli uomini soggetti a questa risultavano “protetti”.

La Dhimma fu mantenuta per secoli, infatti sappiamo che rimase anche successivamente all’interno dell’impero ottomano; esistevano delle Milla o Millet (in turco) piccole comunità che professavano una religione diversa.

La crisi dell’impero ottomano e la fine della Dhimma

Con la spedizione di Napoleone Bonaparte in Egitto del 1798 si inizia a parlare di crisi dell’impero ottomano, ma non è proprio così perché nessun impero resiste per più di un secolo in crisi. L’impero però, una volta entrati in contatto con la modernità europea capiscono che è il momento di fare qualcosa, si parla di Nahda (rinascita). Vediamo che l’Egitto mette in atto delle politiche di industrializzazione, solo che si tratta di un’industrializzazione che viene dall’alto (a differenza di quella accaduta in Europa che viene dal basso); si creano delle industrie e si cerca di formare i lavoratori.

Un altro aspetto che subisce delle modifiche è proprio la Dhimma, infatti per aiutare la modernizzazione del paese viene modificata, trasformando le persone che prima avevano lo statuto di protetti in cittadini a tutti gli effetti, quindi al pari del resto della popolazione musulmana (inizialmente quest’ultima non era d’accordo, ma sembrava la cosa giusta per modernizzare il paese).

Per secoli gli uomini hanno potuto vivere relativamente in pace e bene all’interno dell’impero ottomano; le conversioni forzate nel caso dei monoteisti sono state rare, molto più rare delle conversioni forzate (pena l’espulsione) che avvenivano in Europa contro di loro nello stesso periodo. La situazione si complica poi negli ultimi tempi.

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