Vediamo come la canzone “Labour” ci spiega la vita di donne come Amalasuna e Matasunta

Amalasunta e Matasunta furono due importanti donne barbare, scopriamo come la canzone di Paris Paloma descrive la loro vita. 

La canzone “Labour” di Paris Paloma ci illustra le ingiustizie a cui sono sottoposte le donne, stesse ingiustizie vissute da Amalasunta e Matasunta; scopriamo cosa passarono queste due principesse e regine barbare, costrette a piegarsi ad un mondo principalmente maschile.

Labour” di Paris Paloma

Labour” è una canzone di Paris Paloma uscita nel 2024 nell’album “Cacophony“. Probabilmente è una canzone che tutti hanno sentito almeno una volta da un anno a questa parte, che sia in radio o in un video sui social. È una canzone che parla della fatica che fanno le donne, di quello che sono costrette a subire, dell’umiliazione e del dover sempre essere presenti per alcuni uomini. Ci viene raccontata una storia mentre sentiamo questo testo, la storia di una donna che rinfaccia ad un uomo tutte le cose che fa per lui, che quasi nemmeno se ne accorge; nella terza strofa leggiamo del dolore fisico e morale della nostra protagonista, che si chiede “if our love died, would that be the worst thing?” (se il nostro amore morisse, sarebbe la cosa peggiore?) mentre ci racconta della sua fatica, della sua pelle che si spacca e del silenzio della loro camera da letto. Successivamente la protagonista si scusa per la sua lingua e dice che la colpa non è dell’uomo. Nella quinta strofa poi la donna ci spiega come sarebbe un ipotetico futuro se avesse una figlia femmina e finisce col dire che “she’d meet the same cruel fate, so now I’ve gotta run, so I can undo this mistake, at least I’ve gotta try” (lei incontrerebbe lo stesso destino crudele, così ora devo fuggire, e provare a disfare questo errore, almeno devo provarci), facendo sentire all’ascoltatore tutta la paura che può generare quest’idea nella protagonista. Nelle strofe finali leggiamo un elenco di ruoli e doveri a cui molto spesso è ridotta la donna e leggiamo/sentiamo “all day, every day, therapist, mother, maid, nymph, than a virgin, nurse, than a servant, just ad appendage, live to attend him, so that he never lifts a finger, 24/7 baby machine, so he can live out his picket-fence dreams” (tutto il giorno, ogni giorno, terapista, madre, domestica, ninfa, poi vergine, infermiera, poi serva, solo un’appendice, vivi per prenderti cura di lui, così che non alzi mai un dito, 24/7 macchina di bambini, così che lui possa vivere il suo sogno casalingo). Per poi concludere dicendo “it’s not an act of love if you make her, you make me do too much labour” (non è un atto d’amore se la costringi, tu mi fai fare troppa fatica). È normale che non tutti gli uomini facciano parte del gruppo rappresentato da questa canzone, ma purtroppo ancora questo gruppo esiste; non sarà probabilmente una canzone a cambiare il mondo, ma è giusto che aumenti la consapevolezza. Adesso parliamo di due regine barbare che purtroppo non poterono governare da sole proprio in quanto donne; questo successe molti secoli fa, ma facciamo in modo che nemmeno i soprusi più piccoli si ripetano.

Amalasunta

Amalasunta è la figlia di Teoderico e Audefleda. Nel 515 sposa Eutarico e ha due figli: Atalarico e Matasunta. Nel 526 muore Teoderico e sale al trono il figlio di Amalasunta, Atalarico, e la madre regge il regno ostrogoto a suo nome; Atalarico era solo un bambino di circa dieci anni all’epoca. I primi scontri tra la madre e la corte gota si hanno per l’educazione del bambino, se infatti da una parte la madre lo educa secondo i costumi romani (e quindi nelle lettere), dall’altra parte i nobili goti preferiscono un’educazione più “tradizionale” (più guerresca e barbara). Nel 534 Amalasunta incontra un ostacolo, suo figlio muore e la situazione entra nel caos. Amalasunta cerca di proclamarsi regina e per legittimare il proprio potere (dato che era donna) sposa il cugino Teodato; così facendo lei viene nominata “socia in regno“. I piani erano chiari, i cugini dovevano governare insieme, invece Teodato fa imprigionare la moglie e nel 535 ne ordina la morte. Questo costituisce il “casus belli” che porterà Giustiniano (imperatore dell’Impero Romano d’Oriente) a dichiarare Teodato usurpatore e a iniziare la guerra “greco-gotica”. Adesso parliamo di sua figlia, Matasunta.

Matasunta

Non conosciamo la data di nascita di Matasunta, ma la collochiamo all’incirca tra il 519 e il 520. Per quanto riguarda la sua educazione gli storici ipotizzano che abbia avuto un’educazione classica. Nel 536 Teodato viene ucciso e il potere nella penisola Italica viene preso da Vitige, scelto dall’esercito goto; Vitige non era Àmalo e nemmeno nobile, quindi per legittimarsi ripudia la prima moglie e sposa Matasunta. Lei cerca di rifiutare questo matrimonio, principalmente per le origini del marito che ritiene non adeguate al proprio rango; Cassiodoro nel suo panegirico ci dice che questa non era una buona ragione per rifiutare un uomo così coraggioso. In alcune lettere mandate da Vitige all’imperatore Giustiniano vediamo che lui si definisce uccisore di Teodato e restauratore di Matasunta e sappiamo che quest’ultima diventa “socia in regno“, stesso patto fatto da Amalasunta e Teodato. Nel 540 Belisario (generale dell’imperatore Giustiniano) circonda Vitige a Ravenna e nello stesso anno Matasunta, Vitige, alcuni guerrieri e il tesoro reale vengono portati a Costantinopoli; qui la coppia viene trattata con tutti gli onori del caso. Nel 542 Vitige muore e Matasunta resta vedova; lei prende nuovi accordi matrimoniali, questa volta adeguati al suo rango, e riesce nel suo intento; nel 549 Giustiniano concorda il matrimonio tra suo cugino Germano e Matasunta. Probabilmente Giustiniano credeva che i Goti non avrebbero combattuto contro la propria regina ed, essendo l’imperatore senza eredi, è probabile che stesse considerando di designare come successore il cugino. Dopo il matrimonio con Germano, Matasunta assume il titolo di “patricia ordinaria“, ma il significato da dare a questo titolo è tutt’oggi controverso. Nel 550 Germano muore e Matasunta partorirà suo figlio postumo, anche lui chiamato Germano. Dopo la morte del suo secondo marito Matasunta restò vedova e non si risposò più; scomparse dalla scena e non conosciamo la data e il luogo della sua morte. Matasunta nacque con due enormi problemi all’epoca, essere donna e di nobili natali; non appena il fratello e la madre morirono lei divenne un mezzo per raggiungere il potere. Matasunta da una parte fu una pedina, prima nelle mani di Vitige e poi in quelle di Giustiniano, dall’altra fu una protagonista della scena perché si oppose pubblicamente al matrimonio con Vitige (senza molti risultati) ed ebbe i titoli di “socia in regno“, “patricia” e “patricia ordinaria“. I piani di Vitige e Giustiniano non andarono come previsto e Matasunta poté trascorrere in pace il resto della sua vita. Quella di Matasunta è la storia dell’ennesima donna costretta ad accettare un futuro che non voleva per assecondare il volere di uomini disposti a tutto per raggiungere i propri scopi; anche se si dovette piegare a questi giochi di potere, riuscì a far ricordare il proprio nome e a non sparire nelle pagine della storia.

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