Sylvia Plath: analisi attraverso le sue ultime lettere.

Sylvia


Sylvia Plath nasce a Boston nel 1932, scrittrice, poetessa, madre e donna rivoluzionaria per la sua epoca . Sin da bambina si distingue dalle sue coetanee per una sensibilità e fragilità che la portano molto vicino al mondo della poesia e dell’arte, si laurea con il massimo dei voti allo Smith College ed ottiene due borse di studio. La prima, la porta a New York come giornalista presso la rivista femminile Madamoiselle, è la seconda a Cambridge dove incontra il suo futuro marito, Ted Hughes. Quest’ultimo diventa una figura di grande importanza per la vita della poetessa sia perché la loro relazione, intensa e passionale, la condurrà al mondo della maternità e del matrimonio, sia perché grazie a Ted, Sylvia si sente per la prima volta amata ed in grado di amare. Purtroppo Sylvia Plath, non è una scrittrice come le altre, la sua sensibilità è anche sintomo di una malattia mentale che influenza il corso della sua vita e della sua arte: la depressione. Da giovane, la poetessa tenta il suicidio diverse volte, in modi che saranno più tardi descritti in “La Campana di Vetro” il suo unico libro di narrativa che attraverso uno pseudonimo ripercorre le avventure newyorkesi della Plath. Nel libro così come nelle sue poesie, si apre un mondo fatto di dolore, di sofferenza e soprattutto di dualismo. Sylvia è divisa in due, da una parte la scrittrice perfezionista quasi in maniera maniacale che vuole essere amata, apprezzata, ricordata ma che spesso si ritrova oscurata dall’ombra del poeta laureate Hughes, e dall’ altra la donna. Sylvia, che coltiva un rapporto pessimo con la madre e la famiglia del marito, non riesce ad essere la figlia perfetta, la moglie devota, la madre impeccabile che sente di dover essere, anzi, Sylvia detesta la maternità perché toglie tempo alla sua scrittura, detesta sua madre Aurelia troppo legata alle virtù del perbenismo borghese. Nel libro “La Campana di Vetro” descrive il disgusto della società nei confronti di chi soffre, il ricovero in una clinica per malattie mentali e ancor peggio l’elettroshock. Si scopre però anche un lato più oscuro, erotico, passionale, che la protagonista del libro Esther Greenwood (alter ego dell’autrice) mostra durante i suoi studi universitari con altri compagni di classe e con un estraneo con il quale perde la verginità. Si sa che le donne durante gli anni 50 non avevano la possibilità di allacciare rapporti intimi prima del matrimonio cosa invece rappresenta e descritta ne libro. Molti dipingono la Plath come una pioniera dell’età moderna, la sua poesia cruda e viscerale descrive tutto il tormento di una donna spezzata in due, colpita dalla depressione, da un’epoca sbagliata e da quella che si trasforma una relazione malsana. Quando i tradimenti del marito diventano persistenti, Sylvia decide di divorziare, la decisione la lascia sola e senza forze in una città, Londra, che in realtà detesta. Si ritrova in uno degli inverni più freddi mai registrati in Gran Bretagna, senza aiuto, con pochi amici ed uno psichiatra che non realizza la debolezza mentale della poetessa, prostrata dai fallimenti letterari (le sue pubblicazioni diventeranno famose solo dopo la sua morte).Nel Febbraio del 1963 il suicidio, viene ritrovata con la testa vicino al forno aperto, muore per intossicazione da monossido di carbonio. Prima di morire la sua ultima poesia “Edge” “Baratro” recitava:
“Feet we have come so far, it is over”

The last letters


L’ultimo volume mostra quelle che sono lettere disperate, vicino al suicidio Sylvia parla della sua relazione, ormai alla deriva, con Ted Hughes.Sola, disperata, ma allo stesso tempo sollevata dalla decisione del divorzio poiché finalmente ritornerà a scrivere, Sylvia Plath mostra un lato fino ad ora completamente inedito. Un lato che mostrano tutta la debolezza, la fragilità, l’amore è la bellezza di una donna troppo speciale per un mondo che non perdona, per un epoca sbagliata non ancora pronta alla sua poesia, al suo dolore ad ascoltare una richiesta d’aiuto, letta quando ormai era troppo tardi. Sylvia Plath è il classico esempio di come un anima tanto bella quanto complicata possa trovare pace solo nell’arte.

Ariana Ciraci

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