«Se l’universo e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove sono?». Questo è il paradosso attribuito al fisico italiano Enrico Fermi e a cui gli astronomi non sono ancora riusciti a trovare una risposta. Uno studio del Mit Technology Review ha ripreso lo studio in questione, pubblicando su The Astronomical Journal risultati importanti. Ad oggi, dicono, che è stato esplorato solo lo 0,00000000000000058% di una porzione di universo dove è possibile trovare alieni. Di conseguenza, nonostante gli sforzi, lo spazio da battere per trovare altre forme di vita è ancora immenso!
Cercare aghi alieni in un pagliaio cosmico
Il concetto alla base di questo studio è che l’area in cui sono state condotte le Seti, acronimo per Ricerca di Intelligenza Extraterrestre, è grande come una piscina rispetto all’oceano in cui queste forme di vita potrebbero esistere. Il pagliaio in cui scavare è grande, e questo senza pensare a tutto l’universo ma solo alla porzione in cui concentrare le ricerche Seti. Si parla di una sfera, con al centro la Terra, da 33mila anni luce di diametro. Oltre alla grandezza, i ricercatori hanno calcolato anche altre dimensioni di questo spazio, fattori come il segnale di frequenza, la potenza della trasmissione o la modulazione. Il punto della ricerca si basa sulle possibili civiltà che hanno una tecnologia tale da poter captare onde elettromagnetiche, con le quali noi comunichiamo. A fronte di questa metodologia, i fisici Frank Donald Drake e Carl Sagan, stesero un’equazione per calcolare, attraverso diverse variabili, il numero delle civiltà potenzialmente esistenti e tecnologicamente sviluppate. La formula dell’equazione di Drake è la seguente
dove:
- N è il numero di civiltà extraterrestri presenti oggi nella nostra Galassia con le quali si può pensare di stabilire una comunicazione;
- R* è il tasso medio annuo con cui si formano nuove stelle nella Via Lattea;
- fp è la frazione di stelle che possiedono pianeti;
- ne è il numero medio di pianeti per sistema planetario in condizione di ospitare forme di vita;
- fl è la frazione dei pianeti ne su cui si è effettivamente sviluppata la vita;
- fi è la frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti;
- fc è la frazione di civiltà extraterrestri in grado di comunicare;
- L è la stima della durata di queste civiltà evolute.
Ovviamente questa equazione prende in considerazione soltanto un aspetto della possibile ricerca, senza considerare l’impossibilità delle comunicazioni aliene verso noi per dato un livello di sviluppo ancora basso, oppure l’uso di un altro tipo di comunicazione, che può essere basato sui neutrini, sulle onde gravitazionali o sulla correlazione quantistica.
È a questo punto che le domande sulla vita extraterrestre aumentano e la risposta finale diventa sempre più oscura e lontana. Come abbiamo già detto, l’equazione di Drake, non risponde a tutti i possibili casi per cui una civiltà nasca e si sviluppi. Con il paradosso di Fermi, invece, è possibile osservare la situazione da un punto di vista più generale.
Paradosso di Fermi
«Where is everybody?»
In questa maniera, il fisico Enrico Fermi, chiedeva ai suoi colleghi durante una pausa pranzo in cui si discuteva di un possibile avvistamento UFO. Il paradosso nato da questa domanda si riassume solitamente nel seguente ragionamento: dato l’enorme numero di stelle nell’universo osservabile, è naturale pensare che la vita possa essersi sviluppata in un grande numero di pianeti e che moltissime civiltà extraterrestri evolute siano apparse durante la vita dell’universo. Da tale considerazione nasce la nostra domanda e le risposte ad essa sono diverse:
- Siamo soli, è la soluzione più semplice è che la probabilità che la vita si evolva spontaneamente nell’Universo e si evolva fino a produrre una civiltà evoluta sia estremamente bassa.
- Le civiltà evolute hanno breve durata, ovvero civiltà che o a seguito di calamità naturali, come una supernova o un asteroide, siano scomparse, oppure, a causa di un possibile sviluppo di una probabile società, si sia autodistrutta.
- Esistono, ma sono troppo lontane nello spazio e nel tempo, prendendo come riferimento la velocità della luce, essa impiega oltre 2 milioni di anni solo per arrivare alla galassia più vicina. È dunque possibile che esistano diverse civiltà evolute e desiderose di comunicare, ma isolate dalle enormi distanze intergalattiche. Questa soluzione però implica che probabilmente siamo soli nella nostra galassia, in contrasto con le stime meno pessimistiche dell’equazione di Drake, che ipotizza l’esistenza di 600 civiltà evolute. Una forma corretta di questa tesi afferma che le civiltà aliene siano attualmente troppo lontane, oppure che esistono civiltà relativamente vicine ma che non hanno ancora intrapreso, o intrapreso da poco, esplorazioni/comunicazioni spaziali.
- Esistono, ma non comunicano o non vogliono comunicare, o perché non ci considerano degni (potrebbero considerare la nostra una civiltà troppo arretrata) o hanno paura di noi o perché pensano che un contatto diretto possa nuocere a noi/loro, o semplicemente non hanno mai sviluppato l’idea dell’esistenza di altre civiltà con cui comunicare.