Il magnum opus di Dvorak, Rusalka, istruisce gli ascoltatori sul valore del rispetto della natura.

Una donna che proviene dalle profonde acque e gelide di un lago, ma ardente di amore per un uomo che invece a sua volte è freddo come le patrie acque di Rusalka: un’analogia che ci illumina sul valore ecologico della fiaba lirica e tramite alla quale Dvorak all’inizio del 20° secolo ha cercato di ammonirci sul rispetto della natura.
AL VIA LA PRIMA AL SAN CARLO CON RUSALKA
La prima di Rusalka al Teatro San Carlo di Napoli, il 20 novembre 2024, è stata un evento memorabile, segnando l’apertura della stagione operistica 2024/2025 e l’ultima stagione sotto la direzione di Stéphane Lissner. L’opera, una fiaba lirica in tre atti di Antonín Dvořák su libretto di Jaroslav Kvapil, è stata messa in scena in una nuova produzione diretta dal celebre regista Dmitri Tcherniakov. Quest’ultimo ha reinterpretato la storia tradizionale in chiave realistica, esplorando i temi della famiglia e della complessità emotiva invece della semplice magia fiabesca.
La protagonista, Rusalka, è stata interpretata dal soprano lituano Asmik Grigorian, che ha fatto il suo debutto a Napoli, mentre il Principe era incarnato dal tenore Adam Smith. Nel ruolo della strega Ježibaba si è esibita il mezzosoprano Anita Rachvelishvili, con il basso Gabor Bretz come Vodník, il Signore delle Acque, e Ekaterina Gubanova nel ruolo della Principessa Straniera.
L’opera è stata diretta dal maestro Dan Ettinger, con l’Orchestra e il Coro del Teatro San Carlo, preparato da Fabrizio Cassi. I costumi sono stati curati da Elena Zaytseva, mentre le scenografie e i video hanno arricchito l’esperienza visiva grazie a Tcherniakov e Alexej Poluboyarinov.

DVORAK E RUSALKA
Rusalka (Op. 114) è un’opera lirica composta da Antonín Dvořák su un libretto in lingua ceca scritto da Jaroslav Kvapil (1868-1950). L’opera, articolata in tre atti, fu eseguita per la prima volta a Praga il 31 marzo 1901. Il titolo trae ispirazione dalla mitologia slava, dove la Rusalka è una creatura leggendaria, uno spirito d’acqua che abita laghi e fiumi, incarnando un legame profondo con il mondo naturale e le sue misteriose forze.
Nel primo atto a ninfa Rusalka, che vive in un lago incantato, si innamora di un giovane Principe che si avvicina spesso alle sue acque. Desiderando diventare umana per poterlo amare, si rivolge alla strega Ježibaba. La strega acconsente, ma pone due condizioni: Rusalka perderà la capacità di parlare e, se il Principe la tradirà, entrambi saranno maledetti. Nonostante i rischi, Rusalka accetta e beve la pozione che la trasforma in umana. Quando il Principe la trova, affascinato dalla sua bellezza, la conduce al suo castello.
Nel secondo atto nel castello, Rusalka è accolta con curiosità ma anche con sospetto a causa del suo mutismo. Il Principe, inizialmente attratto, inizia a sentire una distanza emotiva tra loro. Una misteriosa Principessa Straniera alimenta la tensione, seducendo il Principe e insinuando dubbi sulla sincerità di Rusalka. Alla fine, il Principe la tradisce, scegliendo la Principessa. Distrutta, Rusalka fugge nel bosco, tornando al lago e cadendo sotto la maledizione.
nell’ultimo atto Rusalka, devastata, si aggira nelle acque ora maledette, separata dal mondo umano e da quello magico. Il suo dolore trasforma il lago in un luogo oscuro. Vodník, il Signore delle Acque, cerca di consolarla, ma senza successo. Intanto, il Principe, tormentato dai rimorsi, torna a cercare Rusalka, implorandola di perdonarlo. Sebbene lei lo avverta del pericolo, egli insiste per ottenere un bacio, pur sapendo che ciò gli causerà la morte. Rusalka lo bacia, liberandolo dal tormento e accettando il suo destino di spirito perennemente errante.
Questa struggente opera esplora temi di sacrificio, amore incondizionato e le conseguenze dell’infrangere i confini tra mondi incompatibili. La musica, caratterizzata da melodie evocative come la celebre Canzone alla Luna nel primo atto, accentua la bellezza e la tragicità della storia.
Quest’opera di Dvořák, Rusalka, deve la sua longevità e gradevolezza a una combinazione armoniosa tra il talento lirico del compositore e la sua solida maestria tecnica. Come molti suoi contemporanei di fine Ottocento, Dvořák trae ispirazione dall’opera wagneriana, ma la sua visione drammaturgica è più delicata e umana. Invece di enfatizzare epiche lotte per l’assoluto, si concentra sugli intrecci emotivi e sugli errori umani. Si potrebbe vedere Rusalka come un “Tristan und Isolde per adolescenti,” dove si accennano momenti di intensa passione (come l’accordo del Tristan), ma senza gli aspetti più cupi o trasgressivi di quella storia.
Rusalka stessa si esprime attraverso forme musicali semplici, come ballate che evocano innocenza. I personaggi riflettono archetipi emotivi più che profondità psicologiche: il Principe è superficiale, lo Spirito dell’Acqua è un padre protettivo ma inefficace, mentre l’unico personaggio con una personalità più matura è la Duchessa, che reagisce con disprezzo alle fantasie del Principe.
Uno degli aspetti più affascinanti dell’opera è la capacità di Dvořák di fondere un’atmosfera naturale con influenze dello stile liberty e con elementi della musica popolare boema. La natura magica è animata da creature incantate che sembrano uscite da un bosco shakespeariano, ma la musica riporta costantemente alla cultura slava, attraverso ritmi di danza e melodie ispirate al folklore. Persino i cori, come quello delle ninfe d’acqua, richiamano le antiche tradizioni delle donne che cantano davanti al focolare, radicate nelle usanze popolari.

“L’ACQUA CHE CI HA VISTO NASCERE È CALPESTATA DAGLI UOMINI” : IL VALORE ECOLOGICO DI RUSALKA
L’opera Rusalka di Antonín Dvořák, pur non nata con uno scopo ecologico esplicito, possiede una forte dimensione simbolica che riflette il rapporto fragile tra uomo e natura. La protagonista, una ninfa acquatica legata all’elemento vitale dell’acqua, incarna un mondo naturale incontaminato che entra in crisi quando il desiderio di avvicinarsi al mondo umano la allontana dal suo ambiente. Questo conflitto rappresenta l’interferenza dell’uomo con gli ecosistemi, mettendo in luce i rischi di una rottura dell’armonia naturale. Lo scenario dell’opera, popolato da creature come lo Spirito delle Acque e le ninfe del bosco, evoca un sistema armonico e interconnesso in cui ogni elemento collabora per mantenere l’equilibrio. La trasformazione di Rusalka in umana e la maledizione che ne segue simboleggiano i danni irreversibili che derivano dallo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Attraverso melodie che richiamano il folklore boemo, Dvořák non solo celebra un patrimonio culturale radicato nel rispetto della terra, ma sottolinea anche la necessità di conservare questa eredità per il futuro. In tempi di crisi ambientale, l’opera si presta a una rilettura contemporanea, diventando un monito sui pericoli di ignorare i limiti dell’ecosistema e invitando a riflettere sull’importanza di proteggere la natura come fondamento di vita e cultura.
