Il Superuovo

Quando il consenso sociale è dannoso? Quando contribuisce a diffondere false credenze

Quando il consenso sociale è dannoso? Quando contribuisce a diffondere false credenze

Negli ultimi tempi stiamo assistendo quotidianamente a delle vere e proprie battaglie tra persone che sostengono convinzioni antiscientifiche contro quelle che invece sostengono tesi scientifiche.

Nonostante le tantissime ricerche e gli innumerevoli studi condotti, al giorno d’oggi ci sono ancora persone che ritengono il riscaldamento globale una bufala o che i vaccini causino l’autismo. Molti di noi sanno bene che si tratta di tesi infondate e spesso ci scontriamo (prevalentemente sul web) con queste persone. Quello che forse molti non sanno è il modo in cui si rafforzano e si diffondono queste errate convinzioni. Un recente studio condotto negli Stati Uniti ha dimostrato che questo comportamento è rafforzato dalle conferme che queste persone ricevono da chi le circonda. Gli individui tendono a fondare le loro convinzioni sul consenso sociale ottenuto da chi li circonda, piuttosto che su evidenze scientifiche ed oggettive. Ormai è facilissimo far circolare fake news e fare disinformazione, per questo le “vittime” sono in costante aumento.

 

Le false convinzioni si rafforzano grazie al consenso sociale

Sono tantissimi gli scettici del riscaldamento globale e credono che il ruolo dell’uomo relativo ai cambiamenti climatici sia minimo. Ritengono che i media ingigantiscano i dati che riportano solo per ottenere maggiore visibilità. Questa falsa convinzione si rafforza a causa del continuo frequentare, da parte di queste persone, ambienti impregnati di questa falsa credenza. I contatti, online o di persona, spingono la gente a rinforzare le loro idee perché trovano conferma nel loro ambiente, non capendo però che a sbagliare sono loro e non gli altri.

Il riscaldamento globale è un problema reale.

Per provare il fatto che queste convinzioni errate si autorinforzino grazie al consenso sociale, i ricercatori americani hanno creato un test con un compito ben preciso. Ai 500 partecipanti è stato chiesto di osservare centinaia di figure geometriche e di individuare il “Daxxy“. La parola, così come la forma, sono inventate, quindi nessun partecipante possedeva alcuna informazione in merito alla figura geometrica. Dopo aver svolto il compito, ai partecipanti è stato dato un feedback positivo o negativo ed hanno dovuto dichiarare il grado di certezza delle loro affermazioni.

I risultati parlano chiaro. I partecipanti si basavano solo sugli ultimi 4/5 feedback (positivi) ricevuti per ritenersi informati sul tema in questione e questo bastava per convincerli di avere ragione. Si erano completamente disinteressati di tutti gli altri feedback ricevuti in precedenza e la loro curiosità verso la prova era venuta meno.

 

“I vaccini causano autismo”, “i vaccini fanno male”

I risultati dello studio possono essere applicati anche ad altre situazioni simili, come ad esempio il movimento degli antivaccinisti. Sembra che in questo caso specifico si parli dell’effetto Dunning-Kruger. Si tratta di una distorsione cognitiva molto conosciuta secondo cui gli individui poco esperti di un determinato argomento tendono a non riconoscere la loro ignoranza, sopravvalutando le loro competenze. A complicare il tutto si aggiunge un altro particolare effetto. Quando queste persone sono esposte a prove oggettive che confutano le loro convinzioni, tendono a rafforzarle ancora di più credendo fermamente nelle loro conoscenze e non accettando che magari, in quel caso, hanno torto.

I vaccini non sono tossici né causano l’autismo.

Il motivo di questo comportamento per il momento non è ancora chiaro. Lo studio sopra riportato da solo non basta a spiegare questo fenomeno, per cui si aggiunge alla lunga lista di studi condotti in merito. Luis Martì, primo firmatario della ricerca, ritiene che l’uomo non sia una macchina fatta semplicemente per apprendere. Aggiunge inoltre che le nostre convinzioni soggettive e molto spesso errate saranno sempre presenti e che a volte è veramente difficile metterle da parte.

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