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"Sei trans? Allora ti meno". Nascono le prigioni contro le discriminazioni di genere

E’ notizia di stamane l’idea della Gran Bretagna di aprire la prima prigione per detenuti transgender in Europa. Negli USA già esistono e anche in Italia se ne stava parlando, ma il progetto è fermo. In questo preciso caso si tratterebbe di una sezione della prigione femminile Downview riservata ai transessuali. Questo esperimento nasce dalla volontà di proteggere i carcerati transgender dagli altri e viceversa. Infatti un paio di casi sono saltati all’occhio dell’opinione pubblica e hanno creato quindi dei precedenti. Karen White, transessuale identificatosi con il genere femminile, è stata arrestata per abusi sessuali. Solo qualche settimana dopo essere stata rinchiusa, aveva già molestato due detenute. Tara Hudson, invece, pur avendo vissuto per anni da donna, è stata messa in una prigione maschile dove è stata usata come una bestia allo zoo. Sembra quindi essere un problema serio e molto reale quello di dove collocare questi prigionieri, anche se forse potrebbe essere scambiata per una ghettizzazione. Da una parte la White era già stata condannata per reati sessuali, pertanto le successive molestie non dovrebbero essere collegate al suo essere transessuale e Tara sarebbe dovuta finire semplicemente in un carcere femminile. Dall’altra c’è il racconto di Laverne Cox aka Sophia Burset che in Orange is the new black ha portato non solo la sua reale storia, ma anche ciò che un detenuto transessuale può subire all’interno della prigione.

LA STORIA DI SOPHIA BURSET

Sophia è la detenuta transgender della serie di successo targata Netflix, Orange is the new black. Con una moglie, in seguito divenuta ex, un figlio e una carriera da vigile del fuoco, è finita in carcere per frode con delle carte di credito. Il denaro rubato le serviva per finanziare le operazioni e le terapie ormonali per il cambio sesso, terapie che ha continuato in prigione. Se la sua vita scorre abbastanza tranquillamente, anzi molte donne si rivolgono a lei essendo la parrucchiera del carcere, nella terza stagione, le dinamiche del penitenziario Lichtfield cambiano. Gli insulti si moltiplicano, tutti mettono in dubbio la sua femminilità, è preda di attacchi, fin quando finisce in uno scontro senza esclusione di colpi con un’altra detenuta. La prima e unica soluzione che viene in mente al direttore è quella di mettere Burset in isolamento. Per la sua sicurezza, viste le crescenti tensioni, finisce completamente isolata dalle altre per un periodo di tempo indefinito. Anche dall’esterno l’ex moglie e diverse associazioni gridano l’illegittimità del provvedimento e invocano la libertà della transgender. Questo episodio, con i nuovi progetti sui penitenziari separati, sicuramente non sarebbe accaduto al personaggio interpretato da Laverne Cox, attrice che effettivamente ha affrontato il disagio provocato dall’appartenenza al genere assegnato.

COS’È LA DISFORIA DI GENERE

Nel DSM IV- TR, quello che fino ad allora era stato definito transessualismo diventò Disturbo d’Identità di Genere, nel DSM V rientrò nella categoria Disforia di Genere. La disforia è l’incongruenza che vi è tra il genere assegnato alla nascita e ciò che effettivamente “si sente” di essere. Ciò comporta un’elevata sofferenza nell’individuo. Si manifesta diversamente nelle differenti fasce d’età ma porta sempre un desiderio imperante di liberarsi di un genere che non gli appartiene. Il trattamento della Disforia di Genere comprende cinque compiti principali e deve tenere in considerazione numerosi fattori, quali la conoscenza che il paziente ha delle diverse soluzioni al suo problema e la presenza di comorbilità e altri fattori psicosociali. I cinque compiti principali sono: assessment, management della comorbilità; facilitazione della formazione dell’identità; management dell’identità sessuale; valutazione dopo la cura. Prendere in esame il cambio sesso significa dover far fronte alla terapia ormonale, ai diversi interventi chirurgici utili al cambiamento e soprattutto alla psicoterapia. Molti si rivolgono autonomamente al terapeuta, agli altri è raccomandata fortemente.

"Sei trans? Allora ti meno". Nascono le prigioni contro le discriminazioni di genere

LA PSICOTERAPIA NELLA DISFORIA DI GENERE

La terapia in questo caso non serve a curare il paziente, ma deve accompagnare la persona nel cambio di genere. Deve aiutarlo ad esplorare la propria identità e garantirgli uno stile di vita stabile e di successo in ambito lavorativo, ma anche nelle relazioni interpersonali. Un’area assolutamente importante e su cui focalizzarsi è quella della transfobia interiorizzata. Non è facile accettare il proprio transessualismo e per di più averci convissuto per anni può portare ad emozioni negative verso il proprio essere. Compito della terapia è quello di rafforzare il sé, promuoverne l’accettazione e allontanare tutti i sensi di colpa, vergogna e gli stereotipi denigratori che il paziente ha provato.

Sonia Felice

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