Ambientazioni esotiche o artiche sono spesso luoghi che ritroviamo in dipinti e romanzi, ma perché si sceglie proprio di rappresentare località così inospitali e isolate?

Il tema dell’uomo che sfida la natura è un motivo ricorrente nella letteratura ma anche nell’arte, e spesso si riflette nell’ambientazione che poeti e pittori decidono di dare alle loro opere: luoghi remoti e inesplorati esprimono la fragilità dell’uomo che, cercando di andare contro natura insediandosi in regioni ancora incontaminate, ne paga le conseguenze, spesso incontrando la morte.
“il mare di ghiaccio”
“Il mare di ghiaccio”, conosciuto anche come “Il naufragio della speranza”, è un dipinto di Caspar David Friedrich. A prima vista, il quadro appare come una semplice raffigurazione di un mare formato da lastre di ghiaccio. Osservando più attentamente, però, ci si accorge che tra il ghiaccio si riesce a intravedere il relitto in legno di una nave adagiata sul fianco.
Per il quadro, Friedrich prende spunto da un evento accaduto realmente: egli rappresenta infatti il naufragio della HMS Griper, una delle due navi che parteciparono alle prime esplorazioni del polo nord.
La scelta di dipingere il relitto della nave sconfitta dal ghiaccio simboleggia la debolezza umana che si confronta con la potenza di una natura incontrollabile in un luogo tanto pericoloso da non poter essere esplorato da alcun individuo.

“la ballata del vecchio marinaio”
“La ballata del vecchio marinaio”, in lingua originale “the rime of the Ancient Mariner”, è una ballata scritta da Samuel Taylor Coleridge nel 1798 e considerata uno dei manifesti del movimento romantico.
La ballata tratta di alcuni marinai che con la loro nave, spinta verso l’Antartide, rimangono intrappolati in una tempesta nei pressi del polo sud. Proprio quando avevano perso ogni speranza, un albatro, un grande uccello marino, si appoggia sull’albero della nave. L’albatro è accolto come fosse un presagio favorevole e riaccende la speranza nei marinai. Ma all’improvviso un vecchio marinaio, il narratore, uccide l’uccello e la situazione precipita, provocando la morte della quasi totalità dei naviganti.
La vicenda si svolge al polo, ambientazione che, similmente all’uccisione dell’albatro, riflette la pretesa di dominio degli uomini sulla natura. Quest’ultima diventa quindi maligna e l’essere umano, impotente, non può che perire.
Frankenstein e il mostro
“Frankenstein o il moderno Prometeo” è un romanzo di Mary Shelley del 1818. Il libro si apre al polo, dove il capitano Robert Walton incontra il dottor Frankenstein che decide di raccontargli la sua storia. La trama è celebre: Il dottor Frankenstein riesce a ricreare la vita dalla morte e a generare un essere mostruoso partendo da materia inanimata. Il romanzo si conclude con la morte del dottore che, intento a cercare il mostro, muore proprio tra i ghiacci del polo.
La missione che Robert Walton intraprende in quel luogo ancora selvaggio e incontrollato per dimostrare di poter dominare la natura si rispecchia nella presunzione di Frankenstein di poter sfidare quest’ultima andando contro le leggi della morte. Egli ne paga poi le conseguenze, mostrando ancora una volta che la natura non può essere né controllata né dominata da nessun individuo.