Il Superuovo

Platone e “The Truman Show” ci insegnano a comprendere la realtà

Platone e “The Truman Show” ci insegnano a comprendere la realtà

Il mito della caverna di Platone e il film “The Truman Show” ci offrono numerosi spunti di riflessione su quanto la nostra visione della realtà sia condizionata dal contesto in cui ci troviamo.

Almeno una volta nella vita ci sarà capitato di interrogarci sulla vera comprensione della realtà che ci circonda. Le differenze di pensiero, mentalità, abitudini e costumi derivano dal contesto socio-culturale in cui ci troviamo, ma quanto tale contesto può influenzare noi e la percezione che abbiamo della realtà? 
Qualora la realtà che conosciamo non fosse l’unica realtà esistente, il nostro punto di vista non potrebbe mai essere totalmente giusto o sbagliato, perché sempre in stretta correlazione al contesto in cui ci troviamo.
Per il mondo occidentale è, ad esempio, completamente surreale l’idea di mangiare un cane, ma per la cultura dell’estremo Oriente è invece una consuetudine assai diffusa, celebrata addirittura in un festival, Yulin, reso noto negli ultimi tempi da giornali, telegiornali e programmi TV.
Come può una cosa che per noi è aberrante essere considerata assolutamente normale da un’altra civiltà? Potremmo fare lo stesso discorso per molte altre pratiche e consuetudini di altri Paesi fuori dal nostro, ma ciò non denota certamente che altre popolazioni non possiedano senso etico, né tanto meno che si possa mettere in discussione la loro morale.
La questione è ben più profonda e deriva dal fatto che ognuno di noi conosca solo una delle mille realtà esistenti e, non avendo contezza delle altre, sia portato a pensare che la propria sia l’unica realtà esistente o, peggio, l’unica valida. Platone aveva già teorizzato quanto fosse complesso comprendere la realtà e individuare la verità delle cose, ma di certo il film “The Truman Show” rende molto bene l’idea.

Platone e il mito della caverna

Il mito della caverna è ricco di simboli e allegorie relative agli ambiti più disparati, ma offre un’importante riflessione sulla ricerca della verità. Platone immagina la presenza di una caverna, in cui siano incatenati dei prigionieri, lì presenti dalla nascita, costretti a guardare solo il fondo della caverna. Avendo come unico punto di riferimento quel luogo i prigionieri pensano che quella sia l’unica realtà possibile e non tentano neppure di fuggire, perché nessuno di loro si aspetta che ci sia un “fuori”. Platone ipotizza poi che uno di loro, coraggioso, riesca a liberarsi dalle catene e a scoprire il mondo fuori dalla caverna. Tornato poi a liberare i compagni, essi lo sbeffeggiano perché non credono alle sue parole e, forse, non hanno il coraggio di uscire dalla zona di comfort data dal non avere pietre di paragone né strumenti di alcun tipo per valutare la realtà esistente.

The Truman Show

La celebre pellicola di Peter Weir ha una trama molto semplice, seppur paradossale, mentre racconta la vita di Truman Burbank. Truman ha una vita apparentemente normale, con una moglie affettuosa, un lavoro stabile, conoscenti e vicini di casa cordiali. Quel che non sa, però, è che tutta la realtà da lui conosciuta è un set televisivo, dov’egli si trova fin dalla sua nascita (avvenuta in diretta) e di cui è protagonista indiscusso: il Truman Show.
Ogni cosa che accade nella vita di Truman è studiata a tavolino dal regista dello show, che mostra a tutto il mondo, tutto il giorno, cosa accade nella quotidianità dell’ignaro protagonista, i cui affetti sono popolati da copioni, attori e chiaramente menzogne.
Truman, come i prigionieri della caverna di Platone, non nota nulla di strano in ciò che lo circonda perché non ha idea che esista un’altra realtà, un “altrove” rispetto al luogo in cui si trova.

 

Tutto è un inganno

Senza lanciarsi in conclusioni drammatiche, appare evidente che pertanto la realtà a noi nota non è altro che un inganno. Nessuno ha di certo orchestrato la nostra presenza in una caverna o in uno show televisivo, ma ciò di cui abbiamo esperienza e ciò che determina la nostra cultura, morale, etica, abitudini, usi e costumi è di certo il contesto. Il contesto in cui ci troviamo pertanto ci influenza al punto da mostrarci ciò che ci sembra l’unica realtà possibile e come se tutte le altre realtà fossero invece strane e paradossali. E se fossimo noi quelli strani?
E se mettessimo in discussione tutto ciò che gravita attorno alla nostre convinzioni, avremmo il coraggio di uscire dalla nostra zona di comfort?
Dovremmo iniziare ad immaginare che non esistano concetti assoluti di giusto e sbagliato, ma che ogni circostanza vada piuttosto inquadrata nel contesto cui appartiene. Risulta pertanto essenziale interrogarsi sulle cose e sul senso profondo della realtà, perché come dice Christof in “The Truman Show”, “noi accettiamo la realtà del mondo così come si presenta, è molto semplice”.

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