Onoriamo la Giornata Internazionale dei diritti delle donne, soffermandoci sull’importanza sociale di questo metodo contraccettivo.

Vediamo come l’uso della pillola anticoncezionale ha contribuito all’emancipazione femminile.
Origini della “festa”
Ok, “la festa della donna non è un solo giorno, ma tutto l’anno”. Su questo possiamo essere tutti d’accordo, ma del resto lo stesso ragionamento potrebbe essere applicato alla festa della mamma, del papà, dei nonni, del cane e del gatto. Molti potrebbero anche richiedere l’istituzione di una “festa dell’uomo”, giusto per restare in tema. Ma il punto è che l’8 marzo non è una “festa” da celebrare solo con mimose e cene a tema. Questa ricorrenza è, piuttosto, una giornata che dovrebbe incoraggiare noi donne a puntare in alto, a pretendere ciò che ci è dovuto e a mettere a tacere qualche insinuazione di cattivo gusto: unica giustificazione a un nostro presunto, e a quanto pare indesiderato, successo professionale. L’8 marzo nasce quindi non come festa, bensì come “Giornata Internazionale dei diritti delle donne”. Erroneamente collegata alla presunta morte di decine di donne alla Cotton and Cottons di New York, questa ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per sottolineare l’importanza del ruolo sociale e civile delle donne nel mondo intero.

Attendendo la parità di genere
La parità di genere è sicuramente uno degli obiettivi sociali che molti Stati desiderano ufficialmente raggiungere e ufficiosamente ostacolare. Tutti sappiamo, però, che al di là dei discorsi altisonanti e delle partecipatissime sfilate, è nelle decisioni politiche concrete che vengono riposte la maggior parte delle speranze del gentil sesso. Si vive costantemente nell’attesa che una nuova legge ci dia orgoglio e possibilità di scegliere cosa fare della nostra vita, del nostro lavoro, delle nostre decisioni più intime. La metafora della “stanza” dell’immensa Virginia Woolf rappresenta la possibilità, la volontà di essere autonome e indipendenti non più degli uomini, ma come gli uomini. Oggi più che mai, le donne desiderano avere le stesse possibilità lavorative dei loro colleghi maschi. Possibilità a volte stroncate da una gravidanza inaspettata e da un datore di lavoro che non può permettersi rallentamenti in azienda. Non è un caso, quindi, che negli ultimi anni una buona parte degli sforzi di centinaia di donne, attiviste e politiche si sia soffermata proprio sullo sdoganare tutta una serie di tabù sull’uso della pillola anticoncezionale.
La pillola: tra gloria e condanna
Tra politica e religione, menti contrarie e a favore, la pillola anticoncezionale ha avuto una storia travagliata. Ideato nella prima metà del XX secoli da menti illuminate come quella del biologo americano Gregory Pincus, questo farmaco risollevò le sorti di molte famiglie sul lastrico della povertà a causa di gravidanze improvvise, alcune delle quali seguite dall’infermiera e attivista Margaret Sanger che con le sue iniziative propagandistiche incentivò la diffusione di tale farmaco. Se nel 1967 ben tredici milioni di donne ne facevano ampio uso, due anni più tardi l’Humanae Vitae di papa Paolo VI rallentò la sua diffusione, condannando molte giovani moralmente e religiosamente. Ad ogni modo, studi recenti hanno rilevato che nella seconda parte dello stesso secolo molte donne hanno proseguito gli studi universitari proprio grazie all’utilizzo della pillola anticoncezionale. Ciò non toglie che la sua assunzione, come del resto anche l’ancora attesa legalizzazione universale dell’aborto, non venga ancora approvata da alcuni…a volte troppo conservatori, bigotti o “uomini” da capire quanto essa sia di vitale importanza.