il 28 novembre 1907 nasce Alberto Moravia, scrittore italiano famoso per i suoi romanzi, che, come ricorda RaiCultura, sono diventati film.

Alberto Moravia, pseudonimo di Alberto Pincherle, è stato non solo uno scrittore, ma anche uno sceneggiatore, giornalista, saggista e poeta. Ha ricoperto anche ruoli politici e si è occupato di reportage e critica. Il 28 Novembre si celebra la sua nascita.
La formazione
Alberto Pincherle nasce nel 1907 in un clima familiare borghese molto variegato e ricco di sfumature. Il padre era un architetto e pittore veneziano, mentre la madre era cresciuta in un comune delle Marche, la quale famiglia proveniva dalla Dalmazia. Anche i suoi parenti e gli zii coprirono ruoli diversi tra di loro. Ricordiamo uno zio giurista, un sindaco, poetesse. Era il secondo di quattro figli, uno dei quali cadde in guerra ancora molto giovane. La sua infanzia non ebbe particolari turbamenti anche se l’autore la definisce “solitaria”. Purtroppo i suoi studi non furono molto regolari. Quando aveva circa nove anni fu colpito da una forma di tubercolosi molto rara. Come i suoi fratelli fece il liceo classico, ma non proseguì oltre la maturità, suo unico titolo di studio. La malattia lo costrinse a letto per i primi cinque anni e il fatto di non poter condurre una vita pari a quella dei suoi coetanei gli diede molto più tempo per attività “intellettuali” quali la lettura e l’approfondimento di particolari tendenza della cultura letteraria europea di quel periodo e non.

Il primo romanzo pubblicato
Moravia, come quasi tutti gli scrittori emergenti, dovette faticare un po’ per pubblicare il suo primo romanzo. E’ importante ricordare che, essendo il 1929, l’Italia era sotto regime fascista e, paradossalmente, la casa editrice con la quale pubblicò il suo romanzo era proprio quella del fratello di Mussolini, Arnaldo, direttore della Alpes. Lo pubblicò a proprie spese, pagando circa 5.000 lire dell’epoca. Il romanzo, che ancora oggi è ricordato come uno dei suoi scritti migliori ebbe una grande dose di successo. Dal titolo “Gli Indifferenti” fu considerato come uno dei migliori prodotti in prosa di quel periodo e, successivamente, di tutto il XX secolo e oltre.
Questo scritto, secondo lo stesso Moravia, è merito della borghesia. Un’affermazione del genere potrebbe sembrare un controsenso, in quanto, come ricordato prima, Moravia stesso era un borghese. In verità il tutto ha un fondo di lucidità. Riesce a rendere a pieno le ipocrisie di una società macchiata e macchinata. Riesce a mettere su carta la doppia faccia della borghesia, il suo essere duplice e il suo essere convenzionale. Non a caso affermerà:
Essendo nato e facendo parte di una società borghese ed essendo allora borghese io stesso, “Gli indifferenti” furono tutt’al più un modo per farmi rendere conto di questa mia condizione. […] Che poi sia risultato un libro antiborghese è tutta un’altra faccenda. La colpa o il merito è soprattutto della borghesia.
Inutile dire che la sagacità della prosa, mista alla crudezza -se così si può dire- o alla veridicità dei fatti narrati ha disturbato qualche lettore. Il tema principale, enunciato anche dal titolo è l’indifferenza, un’indifferenza tutta morale, una vuotezza che non porta ad altro che riciclare principi non propri, a loro volta precedentemente riciclati.
Lavori, opere e collaborazioni successive
Le opere di Moravia si prestarono molto bene alla rappresentazione cinematografica, ambito di cui si occupò in prima persona come critico. Ricordiamo il film “La Ciociara” di Vittorio De Sica, famosissimo anche per la presenza dell’Oscar Sofia Loren, la cui trama proviene dall’omonimo romanzo stilato da Moravia durante un periodo abbastanza particolare, quello successivo alla Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui era rifugiato e in cui ebbe anche una crisi narrativa, motivo per cui il romanzo fu completato circa 13 anni dopo. Il successo per Moravia però, non si ferma qui. Negli anni precedenti si era sposato con Elsa Morante, anche lei in prima riga nel panorama europeo, una voce femminile acuta e che si è saputa contraddistinguere. La loro relazione fu per parte burrascosa, ma allo stesso tempo il loro salotto di casa era diventato un vero e proprio ritrovo per autori e scrittori di quel periodo, tanto da poter essere definito un vero e proprio salotto letterario. Gli anni Cinquanta e Sessanta furono costellati da premi e collaborazioni. Nel 1952 vince il Premio Strega per “I Racconti”, collaborerà con Pasolini e fonderà anche delle riviste, come quella con Carocci. Nel 1960, periodo in cui De Sica realizzerà il film prima citato, pubblica “La Noia“, altro romanzo di grande successo che gli attribuirà il Premio Viareggio. Dopo essersi separato da Elsa Morante va a vivere con Dacia Maraini e, nel mentre, continuerà a scrivere. Le sue candidature al Nobel sono 15, nell’arco di circa vent’anni, ma non riuscì mai a vincerne uno. Gli ultimi anni si dedicò alla politica, mantenendo un profilo intellettuale sempre molto acceso. Si spegnerà il 26 settembre del 1990.