Il Superuovo

Midnight in Paris: La magia parigina agli occhi di Woody Allen

Midnight in Paris: La magia parigina agli occhi di Woody Allen

“Parigi è come un oceano. Gettateci una sonda e non ne conoscerete mai la profondità.” Così Honoré de Balzac vedeva questa incredibile città, come una fonte inesauribile di ispirazione; non solo per l’artista, ma per ogni uomo. Esistono luoghi meravigliosi al mondo, ricchissimi di monumenti, bellezze naturali e artistiche, ma Parigi sembra andare oltre, sembra possedere una marcia in più, quasi come se fosse sotto l’effetto di un incantesimo. Da centinaia di anni scrittori, pittori e musicisti tentano di sottrarre a questa città un po’ della sua magia trasformandola in arte, riuscendo talvolta nel loro intento. Come? Beh, perché non chiederlo di persona ad Hemingway, a Gaugin o magari a Salvador Dalì? Questo è infatti quello che succede allo scrittore emergente Gil, protagonista della commedia scritta e diretta da Woody Allen “Midnight in Paris”, il quale si vede trasportato casualmente in un’avventura ai limiti della realtà.

Gil, interpretato da Owen Wilson, alle prese con un’intensa chiacchierata in compagnia di Ernest Hemingway

La trama

Una sera, in vacanza a Parigi con la sua futura sposa, Gil decide di fare una passeggiata da solo al chiaro di luna. Allo scoccare della mezzanotte succede l’impossibile: egli viene avvicinato da un uomo a bordo di una carrozza che lo invita a passare la serata con lui ed i suoi amici. Sì tratta nientemeno che di Francis Scott Fitzgerald, autore de “Il grande Gatsby”, così l’incredulo Gil, convinto di essere impazzito, dà il via alle sue scorribande notturne per la Parigi degli anni venti nella quale viene magicamente trasportato, conoscendo di notte in notte i più famosi artisti del tempo.

Cos’ha Parigi di tanto speciale?

Le strade, l’aria, la gente, le luci: che si provenga da qualsiasi paese della terra, anche il più affine alla Francia, non appena arrivati a Parigi si ha l’impressione di trovarsi in un altro mondo; dentro un romanzo, una canzone o un quadro. Dalla cima della tour Eiffel alla periferia, ovunque si volga lo sguardo c’è sempre qualcosa che stimoli l’immaginazione e la creatività. Questa città non è ricca di arte, essa è arte. Il romanticismo, l’amore per il bello sono insiti profondamente nella cultura parigina, se ne può notare il riflesso anche nella più sottile delle cose: nei murales mastodontici sulle facciate dei palazzi, vere e proprie opere d’arte; nei musicisti  in treno, sempre pronti a dare fiato alle loro fisarmoniche; anche nei tizi strani in metro, soliti cantare a squarciagola una canzone d’amore fra una fermata e l’altra. Perfino il mosaico umano di Parigi è arte: la capitale della Francia è abitata da gente di ogni specie, non esiste il parigino medio. Dal damerino col Rolex, al manager in giacca e cravatta, per arrivare all’operaio in tuta da lavoro, fino al mendicante con le scarpe logore, tutti quanti fermi ad aspettare la stessa metro, pronti a passare insieme sotto alla Tour Eiffell o all’Arco di Trionfo. Questa è Parigi.

Essa è terreno fertile per la riflessione; quanti sono gli artisti che in passato hanno cercato la pace e l’ispirazione in questa città? Oscar Wilde; Jim Morrison, Ernest Hemingway, sono solo alcuni fra i nomi più famosi che hanno interessato questo fenomeno. Così fa Gil in “Midnight in Paris”. Egli, perdutamente innamorato di questa città, in particolare della Parigi degli anni venti, vi trascorre qualche giorno in cerca dell’ispirazione per concludere il suo romanzo. Il protagonista in realtà non è propriamente uno scrittore, svolge l’attività di sceneggiatore hollywoodiano, ma le sue aspirazioni sono sempre state più alte. Nessuna delle persone a lui vicine sostiene però Gil nella realizzazione del suo sogno, al contrario gli viene consigliato di continuare a dedicarsi  alla sua abituale occupazione cinematografica, più stabile e remunerativa. Egli non ha un carattere molto forte; in un primo momento Woody Allen ce lo presenta come un cagnolino sempre pronto a calare la testa alle decisioni degli altri, in particolare a quelle della fidanzata e dei suoi suoceri, tutti e tre con lui in Francia. Ma a Parigi egli trova il coraggio di evadere, di sognare, di compiere azioni che non avrebbe mai immaginato, di innamorarsi di nuovo della vita tramite la leggerezza e l’ironia che Parigi trasmette. Gil riesce per la prima volta dopo tanto tempo a ricongiungersi con la sua arte. Durante una delle notti magiche, il protagonista si trova presso lo studio di Gertrude Stein, fulcro della vita artistica parigina degli anni venti. Il protagonista ne approfitta per sottoporre il proprio romanzo ad una revisione sotto gli occhi esperti della donna. A Gertrude il romanzo piace ma trova la voce di Gil un po’ troppo disfattista, così gli fa un ammonimento che rappresenta una delle parti più intense del film dicendogli:

“Tutti temiamo la morte e ci interroghiamo sul nostro posto nell’universo. Compito dell’artista non è di soccombere alla disperazione ma di trovare un antidoto alla futilità dell’esistenza.”

Questa città, che nella sua natura più profonda è arte allo stato puro, è metafora dell’artista stesso, il quale pur nutrendosi di cose futili come le parole ed i colori, grazie ad esse riesce a raggiungere l’eternità. Fortunatamente l’universo ci ha dato Parigi.

-a cura di Andrea Arrigo

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