Fare gossip non è un passatempo solo moderno. Anche nel mondo antico circolavano pettegolezzi, curiosità e dicerie sui personaggi famosi e sui politici. Svetonio, biografo latino, ci racconta alcuni retroscena della corte imperiale romana.

Lo storico Svetonio, attivo tra I e II secolo d.C., ci ha tramandato la biografia dei primi dodici imperatori romani: da Giulio Cesare (che l’autore include nel numero dei principes della dinastia giulio-claudia) a Domiziano. L’opera, conosciuta col nome di Vite dei Cesari, riscosse un enorme successo e, ancora oggi, è alla base di numerose curiosità e pettegolezzi sugli imperatori romani. Nelle sue pagine Svetonio condensa descrizioni del fisico, del carattere, del comportamento, della politica e della morte dei principes. Per alcuni di loro (ad esempio Nerone o Tiberio) l’opera ci ha tramandato notizie tanto bizzarre e al limite dell’assurdo che anche Kuzco, protagonista del film Le follie dell’Imperatore, ne rimarrebbe stupito.
Tiberio e la dissimulatio
Tiberio, figlio adottivo di Augusto, salì al potere alla morte del padre nel 14 fino al 37 d.C. Di lui Svetonio mette in evidenza il carattere schivo, estremamente sospettoso e falso. L’autore, infatti, parla di una vera dissimulatio (“finzione”) che il principe elesse a bussola del suo agire. Se da un lato Tiberio è descritto come un gran moralista, disdegnoso degli adulatori e degli ipocriti, custode del mos maiorum minacciato dai culti religiosi orientali, dall’altro Svetonio mette in luce la parte più recondita della sua vita privata che, a suo dire, abbondava di vizi. Svetonio racconta che in un’occasione l’imperatore abbia accettato di cenare con un suo amico – vecchio e libidinoso – a patto che la cena fosse servita da fanciulle nude (Tiberio 42). Ancora, nella sua villa di Capri pare che Tiberio si concedesse ad una lussuria sfrenata di carattere omossessuale organizzando banchetti, danze e feste a tema erotico. Inoltre Tiberio, secondo Svetonio, era così smodato nei vizi da organizzare banchetti di più giorni in cui, con gli amici, beveva senza sosta. Ora, conviene precisare che la descrizione del biografo sicuramente risente di malelingue, false dicerie o della partigianeria di Svetonio che evidenzia i tratti più abietti in linea con la sua opinione politica negativa.

Caligola e la follia al potere
Il nome di Caligola è indissolubilmente legato alla pazzia. La vulgata contemporanea lo vuole come un sovrano folle, dissoluto, dedito a qualunque tipo di sregolatezza. Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico, soprannominato Caligola (diminutivo di caliga: calzatura utilizzata dai militari romani) sin da piccolo dai legionari che frequentava negli accampamenti al seguito del padre Germanico, paga ancora oggi il ritratto fattogli da Svetonio. Il biografo (Caligola 11) racconta che già da giovane traeva piacere dall’osservare torture ed esecuzioni e che era solito avventurarsi nottetempo nei bordelli romani travestito con una parrucca per non farsi riconoscere. Inoltre, Caligola secondo Svetonio:
Aveva abitualmente rapporti incestuosi con tutte le sue sorelle e in pieno banchetto a turno ne faceva sdraiare una alla sua destra, mentre teneva a fianco, dall’altro lato, la moglie.
Celeberrimo è anche l’affetto che il principe nutrì per il suo cavallo Incitatus. Caligola gli costruì delle stalle di marmo, gli regalò coperte di porpora e bardamenti di pietre preziose e, addirittura, propose di nominarlo console in un gesto di grande disprezzo verso la classe senatoria. Noi non dobbiamo credere pedissequamente a ciò che dice Svetonio ma possiamo immaginare l’episodio del cavallo-console come una boutade finalizzata a schernire la politica romana. Meno nota è la battaglia che, secondo il biografo, Caligola fece contro l’Oceano. Egli fece disporre l’esercito sulla spiaggia con le armi puntate verso il mare e, nello stupore generale, ordinò ai soldati di riempire gli elmi con le conchiglie che, nella sua visione, rappresentavano le spoglie dell’Oceano sconfitto.

La svolta di Nerone
Quando si cita il nome di Nerone, imperatore dal 54 al 68 d.C., la mente corre subito all’immagine del principe con la cetra che canta guardando Roma che brucia. Questa visione negativa deriva principalmente dalle descrizioni che Svetonio e Tacito ne hanno tracciato. L’imperatore, in verità, è ricordato anche per una politica sia in materia economica che in ambito infrastrutturale: egli promosse una riforma monetaria per far fronte ad una crisi economica e incentivò i lavori del taglio dell’istmo di Corinto. Nerone fu affiancato al governo dal 54 al 59 da Seneca e Afranio Burro. Nel periodo della reggenza il filosofo Seneca tentò di avvicinare il giovane imperatore ai principii della filosofia per forgiare un buon sovrano (testimonianza di ciò è il trattato senecano De clementia dedicato proprio a Nerone). L’anno della svolta è il 59 quando Nerone ordina l’assassinio della madre Agrippina che, secondo le fonti, costituiva una minaccia al potere dell’imperatore e un ostacolo alla sua azione amministrativa. Tacito negli Annales racconta l’episodio rocambolesco dell’omicidio: Nerone fece allestire una nave con l’obiettivo di farla naufragare e uccidere così la madre che si trovava a bordo. Avvenne come progettato ma la donna si salvò, allora Nerone si persuase di finirla in modo diretto e ordinò a dei sicari di colpirla a morte.
Nerone, racconta Svetonio, si macchiò di qualunque tipo di lusso e sregolatezza. Egli era solito vagare per Roma di notte scatenando risse e bastonando chi tornava tardi dai banchetti (Nerone 26); il principe, col tempo, non si curò più di nascondere la propria sfrenatezza e iniziò a dar banchetti che si protraevano per più giorni e a praticare l’amore libero con ragazzi e donne sposate. Inoltre Nerone, invaghitosi di un giovane, ordinò che venisse evirato e con un solenne matrimonio lo tenne con sé come moglie. Ancora, secondo Svetonio (Nerone 29) l’imperatore organizzava dei momenti conviviali in cui egli, vestito solo di una pelle di animale feroce, balzava fuori da una gabbia per avventarsi su uomini e donne indistintamente.
Tuttavia, secondo Svetonio, Nerone tolse il freno alle sue follie nella costruzione della Domus Aurea. Il palazzo imperiale simboleggiava il potere del principe e ne rispecchiava gli eccessi:
Tale era l’ampiezza, che all’interno aveva porticati a tre ordini di colonne, lunghi un miglio; c’era anche un lago artificiale che sembrava un mare, circondato da edifici che formavano come del le città. Inoltre, all’interno c’erano campi, vigne, con svariati animali, selvatici e domestici, d’ogni genere.
E ancora:
Il soffitto delle sale da pranzo era di lastre d’avorio mobili e forate, perché vi si potessero far piovere dall’alto fiori ed essenze. La sala principale era circolare e ruotava su se stessa tutto il giorno e la notte, senza mai fermarsi, come la terra.