L’Australia debellerà il tumore al collo dell’utero: un esempio da seguire

La biologia del tumore

Il tumore al collo dell’utero, o cervice uterina, è uno dei tumori più diffusi e fino a qualche anno fa la maggior causa di morte nel sesso femminile. E’ causato dall’infezione di un particolare virus: HPV (Human Papilloma Virus). Questo può essere trasmesso tramite rapporto sessuale o anche tramite contatto mucose-oggetto (come asciugamani o indumenti). E’ infatti la più comune causa di infezione a trasmissione sessuale, tanto che l’80% delle donne sessualmente attive va incontro a infezione da HPV almeno una volta nella vita. Dal punto di vista patologico, il virus deve persistere almeno 10 anni affinchè si verifichi una prima modificazione tumorale (la trasformazione neoplastica non è quindi la normalità nell’infezione, il sistema immunitario infatti tende ad eliminarlo). L’HPV induce una progressiva crescita delle cellule della mucosa del collo dell’utero, causando nel tempo verruche o, appunto, papillomi.

L’evoluzione del tumore al collo dell’utero

Sebbene il tumore al collo dell’utero sia la conseguenza più frequente dell’infezione, il virus causa altri tumori. In particolare esso causa anche carcinomi del pene, della vulva, della vagina, dell’ano e tumori orali (tutti trasmessi prevalentemente per via sessuale). Il virus quindi non infetta unicamente la donna, ma anche l’uomo. Quest’ultimo è un aspetto fondamentale nella prevenzione del tumore.

La prevenzione aiuta: l’esempio dell’Australia

Siccome la terapia, come per la maggior parte delle infezioni virali, non è del tutto efficace, è necessario ricorrere alla prevenzione. Il Pap test (o test di Papanicolaou) è un test di screening che prevede il prelievo di piccole quantità di muco dalla cervice uterina. Qui verrà poi fatto un esame istologico sulle cellule esfoliate, permettendo di osservare lesioni anche allo stato iniziale. Il secondo meccanismo di prevenzione è il vaccino, uno bivalente (per due tipi del virus), e uno tetravalente (il più usato). Uno studio pubblicato su Lancet Public Health afferma che in Australia il virus sarà debellato entro il 2028. In particolare, la diffusione capillare del vaccino, sia su ragazzi che ragazze (necessario per evitare meccanismi a ping-pong) e un massiccio programma di screening renderebbero il tumore raro entro il 2022 (meno di sei casi ogni 100.000). Il numero dei casi, secondo lo studio, calerebbe ancora, non rendendo più il tumore al collo dell’utero un problema di salute pubblica.

Alberto Martini

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