Il centro di biorobotica della Scuola Sant’Anna di Pisa è uno dei centri specializzati nello sviluppo di tecnologie che permettono di sostituire parti del corpo danneggiate o rimosse, in particolare mani e arti. La mano bionica era stata sviluppata già tre anni fa dai ricercatori di Pisa, ma era troppo ingombrante e ancora perfezionabile per essere testata. Il perfezionamento ha permesso di impiantare finalmente la mano in una donna veneta già due anni fa, tramite un intervento di neurochirurgia. La donna, Almerina Mascarello, aveva perso la mano sinistra in un incidente stradale ed ha testato la mano per sei mesi. Uno dei test prevedeva che la donna, bendata, percepisse la consistenza di alcuni oggetti. “Dopo un po’ la sensazione è molto naturale e la protesi può essere usata per fare le cose che erano diventate difficili, come vestirsi o calzare le scarpe”.

Come funziona la protesi?
La pelle, in particolare quella dei polpastrelli, contiene tutta una serie di sensori, chiamati corpuscoli, che ricevono informazioni tattili, termiche e dolorifiche. Questi poi sono collegati a neuroni, in cui l’informazione corre a ritroso fino al midollo spinale. Da qui l’informazione viene poi trasmessa ai centri superiori quali tronco encefalico, cervelletto e cervello per essere elaborata e quindi sentita. I ricercatori sono partiti proprio dalla fisiologia umana per ricostruire il meccanismo. La mano bionica infatti possiede molti sensori, ovviamente in numero ancora inferiore a quelli naturali, collegati ai neuroni. Questi trasmettono un’informazione che il sistema nervoso percepisce come naturale. La mano bionica tuttavia ha una limitata autonomia energetica e deve essere supportata da uno zainetto che il paziente porta con sè per garantirne la carica.
Presente e futuro

Dopo il test del 2016 sulla signora Almerina, la mano è stata impiantata in una donna siciliana, Loretana Puglisi imprenditrice di Siracusa che ha perso la mano sul lavoro. “Per la prima volta ho percepito la protesi come un naturale prolungamento del mio corpo e non come una parte esterna” ha detto la signora. Il sistema è rivoluzionario ma perfezionabile, “l’obiettivo è rendere il dispositivo impiantabile in modo da permettere l’uso costante e quotidiano” ha detto il coordinatore della ricerca, Silvestro Micera. L’obiettivo futuro è quello di eliminare lo zainetto e di inserire un pacemaker e una connessione wireless che permetta un’autonomia energetica costante alla mano bionica. Successivamente la mano deve essere perfezionata ulteriormente per renderla sempre più simile ad una mano umana.
Alberto Martini