La peste nera: tra mutazioni genetiche e racconti di mille altre vite

Cosa ha reso la peste così letale? Scopriamolo insieme!

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Pianeta terra, XIV secolo. Una delle epidemie più terribili della storia miete milioni di vittime prima in Asia e poi in Europa. È lei: la peste nera.

Untori

Infinite furono le morti causate, non solo dal batterio yersinia pestis in sé per sé, ma anche e soprattutto dalle scarsissime misure preventive e dal ricorso troppo frequente a pratiche magiche o religiose. Gli uomini del ‘300 conobbero tre diverse forme di peste: bubbonica, setticemica e polmonare. Al di là, però, della sua gravità, il batterio veniva trasmesso sempre per contagio diretto o tramite pulci e topi, ospiti non proprio rari nelle abitazioni contadine e nobiliari dell’epoca. Animali, questi, che in quegli anni viaggiavano indisturbati nelle stive delle grandi navi commerciali che salpavano ora su una costa, ora su un’altra. Ed è proprio con queste navi che la peste giunse in Italia nel 1347 per poi rimanerci fino al 1353 circa.

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Variazioni genetiche

La peste nera non è, però, l’unica epidemia ad aver colpito il nostro pianeta nel corso dei secoli passati. Gli storici, infatti, hanno individuato anche altre due importanti epidemie: la Peste di Giustiniano (presente in Europa e Medio Oriente per ben tre secoli a partire dal 500 d.C.) e un’altra peste nata in Cina a metà del XIX secolo e ancora non completamente scomparsa. Dopo aver esaminato diversi campioni di DNA provenienti da alcune vittime di queste pestilenze, gli scienziati hanno constatato la presenza del gene pla che, presente in maniera cospicua nel Y. Pestis, colpisce direttamente i linfonodi per poi debilitare tutto il resto dell’organismo. Gli studi condotti su questo batterio sono stati estremamente importanti, in quanto hanno dimostrato che nel corso dei secoli una diminuzione di copie di pla ha portato non solo a un minor tasso di mortalità a breve termine, ma soprattutto a una durata più lunga dell’infezione. Questo concedeva ai roditori più tempo per mandare avanti il loro lavoro da untori.

Mille altre vite

È vero, le epidemie hanno sempre interessato le nostre vite e quello che è accaduto non più di cinque anni fa ne è la prova. A queste dobbiamo lunghi periodi di isolamento, severissime misure di prevenzione, nuovi medicinali, affollatissime corsie ospedaliere e tanti tanti morti. Se la mente umana, però, si soffermasse solo sulle conseguenze spaventose che da eventi simili derivano, probabilmente oggi non avremmo il piacere di leggere le scandalose e moraleggianti novelle del Decameron. Non ci saremmo appassionati alle sfortunate vicende di Renzo e Lucia che probabilmente, senza la peste, si sarebbero ricongiunti molto tempo prima. Non avremmo potuto leggere La maschera della morte rossa di Edgar Allan Poe o The Last Man di Mary Shelley. Non avremmo potuto vivere mille altre vite, piangere mille altre lacrime e sorridere per mille altre nascite.

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