La Generazione Z è stata la protagonista delle proteste in Nepal

Cade il governo in Nepal a causa delle manifestazioni a Kathmandu, sfociate in scontri violenti tra polizia e giovani in piazza.

Flah rosso vicino alla montagna innevata durante il giorno

La censura dei social è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso in un clima di tensione già esistente nel Paese, originato dal malgoverno e da numerosi episodi di corruzione.

Le proteste

Anche se il volto istituzionale del Nepal è stato stravolto in una sola settimana, il malcontento e la rabbia politica erano profondamente diffusi nella popolazione da un periodo più lungo di tempo. A dare voce a questo sentimento di insoddisfazione verso la classe politica sono stati i giovani nepalesi attraverso le cosiddette “proteste della Gen Z”, la fascia di giovani nati tra il 1995 e il 2010, ma le manifestazioni hanno esasperato un clima già di tensione e sono sfociate in violenti scontri tra i civili e le forze di polizia: mentre il Parlamento era in fiamme, molti ministri e politici sono fuggiti dal Paese e il governo è stato costretto alle dimissioni. Il Presidente nepalese Ram Chandra Poudel ha sciolto il Parlamento e indetto nuove elezioni per marzo 2026, nominando come primo ministro ad interim l’ex presidente della Corte suprema Sushila Karki, prima donna premier nella storia del Nepal, che era stata scelta proprio dagli organizzatori delle proteste come candidata per aver ascoltato le richieste dei manifestanti.

Le cause

Nonostante il mandato di Karki sia destinato a non durare più di sei mesi per consentire il regolare svolgimento delle elezioni a marzo, la nuova premier afferma che la sua politica si impegnerà a “lavorare secondo il pensiero della Generazione Z” che si concentra su “il buon governo, la fine della corruzione e l’uguaglianza economica”. Il blocco ordinato dal governo di alcune piattaforme social, tra cui Instagram, Whatsapp e Youtube, è stato avvertito come un gesto autoritario e di censura, ma non può essere considerato come l’unico evento scatenante delle proteste: infatti proprio nei social network nepalesi si sono diffusi video dei “Nepo Kids”, figli di politici e giudici, mentre conducono una vita di lusso e vacanze sfarzose, in contrapposizione con la condizione di povertà che vive la popolazione, che deve fare anche i conti con una soglia di disoccupazione ferma al 12,6% ed è quindi costretta la maggior parte delle volte ad emigrare all’estero per sostenere gli studi dei figli che a loro volta sono destinati ad un futuro fuori dal Paese. Le ricchezze accumulate dai funzionari pubblici sono dovute anche dalla corruzione che regna nella classe politica. Il continuo alternarsi di governi è proprio dovuto agli scandali legati alle tangenti percepite da funzionari, ministri e industriali, che rendono il Nepal uno degli Stati più corrotti dell’Asia. 

Una democrazia sospesa

Con la fine della monarchia nel 2008, i cittadini del Nepal avevano riposto tutta la loro fiducia nella repubblica parlamentare per riuscire finalmente a vivere secondo gli ideali democratici, ma proprio la mancanza di democrazia e atteggiamenti autoritari hanno scatenato l’opposizione di un popolo che non tollera un clima di terrore e censura.

 

 

Lascia un commento