Il Superuovo

La dinamicità essenziale

La dinamicità essenziale

Difficile comprendere cosa sia da reputarsi possibile o meno in un’esistenza che potrebbe sembrare in dovere di essere statica, all’apparenza. Auto-affermazione è la parola chiave, il famoso “trovare un posto nel mondo” di cui spesso si parla e che, altrettanto spesso, mette in crisi. Staticità, fermezza, parole che mettono paura e fanno credere che, se si è in un modo, non si possa decidere, improvvisamente, di essere l’esatto contrario, come se si lavorasse per un’intera vita alla costruzione di una determinata immagine da mantenere. Il problema, però, è che la staticità, per quanto possa sembrare così, non appartiene in alcun modo all’essere umano che, anzi, si trova in un continuo dinamismo che sembra essere, al giorno d’oggi, a noi più oscuro che mai. Siamo nel perpetuo vortice del cambiamento e ciò ci angoscia e spaventa, essendo partecipi di una società che, se davvero punta all’omologazione, non vede di buon occhio l’evoluzione del singolo. Tutto sta, però, nell’ottica usata. Se non si guardasse alla realtà ed alla verità come data, ma si entrasse in un’ottica di verità prospettica, si potrebbe facilmente percepire che tutto ciò che abbiamo attorno può essere “possibilizzato”.

Tutto ciò che serve per la via della possibilità, non è altro che coglierla nella sua essenza quotidiana: la possibilità non è da reputarsi come avvenimento straordinario, creato da noi, ma da cogliersi in quell’enorme insieme dispensante strade che è la vita di tutti i giorni.
Se si parla di possibilità, non bisognerebbe nemmeno parlare di “creazione” da parte dell’essere umano, ma di “accoglienza” di quest’ultimo nei confronti di ciò che la vita offre ogni giorno, comprendendo che nulla è definitivo per un essere che non può vedere di fronte a sé nulla di statico e di dato, che non sia la sua fine, la quale non avverte, se in procinto di arrivare.
Per quanto, al giorno d’oggi, possa sembrare più semplice rifugiarsi nel vivere una vita piatta e statica, sfuggendo il più possibile al cambiamento, bisognerebbe capire che è proprio quest’ultimo ad essere inevitabile, essendo parte dell’essenza dell’uomo. Sfuggire dal ed al cambiamento, cercare una perpetua stabilità, non vorrebbe dire altro che reprimere la natura umana che si compie nell’evoluzione, prima del singolo e poi della specie.
Nonostante la famosa affermazione “il mondo gira, fatemi scendere”, usata come slogan nel ’68, abbia ancora oggi un immenso fascino, non si può negare che essa rappresenti soltanto un’eterna utopia. Se la vita è una ruota dobbiamo, ineluttabilmente, girare con lei, stare ai suoi ritmi e comprendere che, come Kerouac scrisse in “On the road”(1951), nonostante non si sappia la meta, bisogna comunque e sempre andare.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: