La biomassa che conviene: dal Mais all’Arundo

Quando si parla di energie rinnovabili si pensa sempre a eolico, fotovoltaico, idraulico e raramente si parla di biomassa. Trattare questo argomento infatti porta a doversi interfacciare con una moltitudine di sfumature che lo definiscono. In generale si può dire che la biomassa rappresenta tutte quelle fonti di origine biologica utilizzabili per la produzione di energia. In Europa, la produzione di energie alternative è regolata in maniera specifica dalla direttiva 2009/28/CE del parlamento europeo e del consiglio del 23 aprile 2009. Tale normativa definisce come biomassa la frazione biodegradabile degli scarti e dei rifiuti di origine biologica provenienti  dall’agricoltura, dalla selvicoltura e da tutte le produzioni industriali annesse.

Ora, principalmente la destinazione finale di questi scarti è la trasformazione in biogas e quindi combustibile utilizzabile come carburante. Nell’ultimo decennio però la produzione di energia da biomassa ha rivolto la sua attenzione anche alla produzione di bioetanolo, sostanza di più semplice gestione ed utilizzo che miscelato ai carburanti e benzine permette il consumo di meno derivati petroliferi e quindi, una generale diminuzione dell’impatto ambientale generato dall’estrazione dei combustibili fossili.

Fino a qualche anno fa il principale produttore di bioetanolo era il Sud America che lo otteneva dalla coltivazione di mais. Questa attività ha comunque presto riscontrato una serie di controindicazioni di origine etica ed economica. Prima di tutto il mais è un alimento, la competizione che si creerebbe tra il settore energetico e quello alimentare per l’acquisto della pianta risulterebbe in un aumento dei prezzi della materia prima, cosa che porterebbe la coltivazione stessa ad essere sconveniente in entrambi i settori. Poi sicuramente l’impiego di un alimento per la produzione energetica comporta un grave passo indietro nella lotta contro la fame cosa che certamente non spaventa i grandi industriali ma sicuramente scalda gli animi tra le organizzazioni umanitarie. Qual è dunque, una coltura alternativa non alimentare altrettanto efficiente per la produzione di bioetanolo? La ricerca ha portato all’individuazione di un esemplare vegetale chiamato Arundo donax detto anche canna comune il quale riesce a sostituire il mais con prestazioni in termini di resa di produzione alcolica, superiori.

Arundo Donax

A.donax risulta essere addirittura migliore del mais grazie alla sua capacità di crescere in condizioni di carenza di input agronomici (concimazioni e trattamenti anti parassitari eccessivi) e in terreni cosiddetti “marginali” i quali a causa di condizioni compositive e/o morfologiche avverse non si prestano alla coltivazione di piante alimentari evitando l’utilizzo eccessivo di terreni altrimenti coltivabili ad alimenti, eliminando dunque qualsiasi elemento di concorrenza. In generale i dati dicono che per un ettaro di terra coltivato a mais si ottengono circa 4 tonnellate di etanolo mentre da un ettaro di terra coltivato ad A.donax si ottengono 10 tonnellate di etanolo.

credits: www.arundo.it

Questo risulta essere un passo importante verso la tanto ambita eliminazione di utilizzo di carbon fossili e quindi verso la vera energia rinnovabile. La logica però ci impone di non ignorare un dato fondamentale. La coltivazione di una pianta, per quanto questa possa essere autosufficiente, comporta una spesa energetica corrispondente ad una conseguente emissione di gas serra, si pensi all’utilizzo di macchinari agricoli e al consumo d’acqua per le irrigazioni nonché al trasporto ed alla lavorazione della matrice vegetale per diventare combustibile. Insomma, intorno alla produzione di un’energia rinnovabile ne viene necessariamente consumata una non rinnovabile. La produzione di un energia ecosostenibile ha quindi senso quando il ritorno energetico sulla spesa energetica è positivo. A tal scopo è stato ideato un indice chiamato EROEI (Ritorno Energetico sull’Investimento Energetico) che altro non è che un rapporto tra energia ricavata dalla biomassa ed energia spesa per coltivarla. L’EROEI relativo alla produzione di etanolo da mais è di circa 1,2 e quello relativo alla produzione da A.donax arriva a circa 5,4. Valori positivi certamente, ma migliorabili attraverso la selezione di varietà sempre più efficienti e da una continua ricerca di nuovi esemplari. In questo senso nel nostro paese molti enti pubblici e privati come Arundo Italia si stanno muovendo soprattutto per la divulgazione dei benefici ecologici apportabili da questa coltivazione ed incentivandone l’acquisto dai grandi produttori di energia da biomassa. Convertire un’intera nazione al cambiamento radicale delle proprie abitudini in termini di consumo energetico non è facile ma in un paese come l’Italia che in grande percentuale provvede al proprio fabbisogno energetico da stati esteri, la ricerca nel campo dell’ecosostenibile ed in particolare della biomassa può portare ad un’autosufficienza alla quale conseguirebbe un aumento dell’occupazione ed un miglioramento dell’economia generale del paese. In questo modo si può definire la conversione energetica, da non rinnovabile a rinnovabile, non solo come mossa strategica nei confronti dell’eco sostenibilità ma anche in quelli della crescita del paese.