La grafic novel “Maus” di Art Spiegelman analizza la persecuzione ebraica

Art Spiegelman nella sua grafic novel “Maus” racconta  l’ascesa dell’ideologismo nazista contro la “razza” ebraica.

 L’ascesa di Hitler nel 1933, con il partito NSDAP, ha iniziato un processo di indottrinamento razziale; additando alle persone, di razza non ariana, il titolo di “nemico dello stato”. Questo crescente di pregiudizi portò inesorabilmente alla vicende narrate in “Maus”.

L’avvento del Terzo Reich alle elezioni del 1933

In seguito alla crisi del 29‘, causata dal crollo della borsa di Wall Street, la Germania piombò in un buio economico simile a quello post-bellico. La mancanza dei fondi americani fu la diretta conseguenza della crisi economica europea; andando ad interrompere quella che era una serie di investimenti circolari stabiliti dal piano Dawes. Questo stato di confusione totale permise ad Adolf Hitler, un nazionalista appena uscito di prigione, di ricevere i primi consensi, portando il partito NSDAP dal 18,3% nel 1930 al 43,9% nel 1933. Divenendo primo partito, il 30 gennaio 1933 Hindenburg insignì Hitler del ruolo di cancelliere; dando inizio al Terzo Reich. Il neo Capo dello Stato iniziò un percorso di indottrinamento ideologico, in seguito alla sospensione dei diritti costituzionali il 27 febbraio 1933, con la scusa dello stato di assedio dopo l’incendio del Reichstag. Il 5 marzo con l’approvazione di un decreto che concede pieni poteri al cancelliere, sempre avanzando come pretesto la protezione dello Stato, Adolf Hitler scoglie i partiti di opposizione.

La politica razziale perseguita sotto il Terzo Reich

La costruzione del Terzo Reich si basava su diversi punti, tra i più importanti se ne ricordano tre: repressione dei partiti di opposizione, riassetto del potere istituzionale e costruzione del senso di appartenenza. Quest’ultimo divenne il punto cardine della neo società germanica; dal 1933 fino al 1945. I tedeschi  impararono a definire il loro corpo in vita degno o meno; tramite la ricostruzione dell’albero genealogico. Iniziò a diffondersi la coscienza di ebrei come “razza”, venendo categorizzati tali fino a tre generazioni passate. Nel 1934 entrano in funzione dei centri di igiene razziale, in seguito alla legge sui difetti genetici; in alcuni casi avveniva anche la sterilizzazione forzata per impedire la loro “diffusione”. Tutto questo venne tradotto in politica dell’eugenetica, ovvero la creazione tramite la scienza di una razza superiore, eliminando le possibilità della “contaminazione” da parte di quelle “impure”. Questi furono solo i primi caratteri della persecuzione razziale tedesca; fu continuo ascendere verso il disumano. Nel 1935 le leggi di Norimberga sancirono l’inizio di una esclusione della “razza” ebraica dal punto di vista giuridico e nel 1938 con “la notte dei cristalli” si ebbe la distruzione di tutti i centri commerciali gestiti da ebrei.

“Maus” la persecuzione ebraica vista sotto altra forma

Art Spiegelman nato a Stoccolma nel 1948 ha fatto della sua passione, disegnare fumetti, una vera e propria arte comunicativa. I suoi disegni e fumetti sono stati esposti in numerosi quotidiani e riviste; come il “New York Times” e il “New Yorker”. La sua opera più celebre è senza alcun dubbio “Maus” vincitrice del premio Pulitzer. Spiegelman nella sua grafic novel ha voluto rendere colpo d’occhio quella che era la gerarchia all’interno della società germanica. Lui disegna: i nazisti come dei gatti, gli ebrei come dei topi e i polacchi come dei maiali; ciò serve per mostrare, in maniera letterale, il concetto di disumano. Umberto Eco definisce la storia di “Maus” splendida: “[…] Ti prende e non ti lascia più. Quando due di questi topolini parlano d’amore ci si commuove, quando soffrono si piange […] in questi piccoli discorsi fatti di sofferenze, umorismo, beghe quotidiane […].” Spiegelman riesce a  rendere in pieno il concetto di terrore dell’epoca, senza neanche averla vissuta,  in maniera trascendentale, analizzando non solo la vita all’interno dei campi ma anche quella all’esterno. La caratteristica principale, rimane senza alcun dubbio, la sua semplice lettura, essendo un “fumetto” non ha dei limiti di età ed è in grado di sensibilizzare tutti al tema della Shoah.

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