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Il 27 ottobre 2016 usciva il terzo mixtape del rapper Pierfrancesco Botrugno (in arte MadMan) “MM VOL. 2”, prodotto dalla Tanta Roba. L’ottava traccia di questo mixtape è “Veleno 6”, uno dei tanti featuring che il rapper ha fatto con Davide De Luca (in arte Gemitaiz), e che continua la “saga” iniziata con “Veleno 1”. Il video, ad oggi, è diventato un cult tanto che il famoso canale YouTube Harvey Don, ha paragonato i due rapper ad Eminem. Il video consta di circa 11 milioni di visualizzazioni su YouTube. Spesso nei loro testi i due rapper citano delle malattie psichiatriche, ed il testo di Veleno 6 non fa eccezione. Possiamo, infatti, notarlo quando dice “Quante barre scrause che fate vi consiglio delle pause, piangi in ogni singolo sembra che hai la sindrome di Münchhausen“.

Cos’è la sindrome di Münchhausen ?

Il Barone di Münchhausen era un narratore eccezionale e amava intrattenere gli ospiti a cena coi resoconti delle sue avventure durante la quinta guerra russo-turca. Nel 1785, una versione spettacolarizzata di questo personaggio apparve in una serie di racconti fantastici, pubblicati anonimamente dallo scrittore e scienziato Rudolf Erich Raspe. Nel libro, il Barone fittizio narra storie impossibili sulle proprie imprese, divenendo la figura del millantatore pomposo per antonomasia. Nel 1951 l’endocrinologo ed ematologo britannico Richard Asher diede il nome del Barone, un personaggio le cui storie sforavano nel grottesco e nel ridicolo, a una malattia molto seria; nell’articolo del Lancet che la descriveva, usò per la prima volta la dicitura “Sindrome di Munchausen” per indicare un insieme di comportamenti autolesionistici e menzogne sistematiche riguardo alla propria salute. Inizialmente il nome era usato per designare tutti i disturbi simulati, ora invece definisce la forma più grave, in cui la vita della persona affetta ruota intorno ai mezzi per imitare segni e sintomi di una o più malattie.

Come riconoscere la sindrome di Münchhausen ?

La sindrome di Münchhausen è difficile da diagnosticare: chi ne soffre è particolarmente abile nel rendersi credibile quando lamenta emicranie, spasmi, sintomi generici o anche molto specifici per cui richiede analisi che poi riesce a falsificare rendendo il suo quadro clinico alquanto complesso, fino a diventare un «caso clinico». Anche le cause sono ancora poco note: alcuni psichiatri fanno risalire questo tipo di sindrome a traumi infantili associati ad abbandono per cui in età adulta si ricercano quelle cure e quelle attenzioni che sono state negate da piccoli; altri specialisti la attribuiscono a vari disturbi della personalità, da quello «narcisistico» tipico di chi si crede assolutamente unico in ogni circostanza della vita, quindi anche la malattia deve presentare caratteristiche speciali o insolite, a quello «antisociale» di chi non ha alcun rispetto delle norme di convivenza e rispetto, nemmeno per il proprio corpo. Altri fattori che possono favorire la malattia sono la scarsa autostima, la perdita di una persona cara, l’impossibilità a diventare medico o a lavorare in ambito medico.

Esiste una cura?

Chi ne soffre difficilmente ammette di esserne affetto, salvo in caso di prove schiaccianti che inchiodino la persona alle sue responsabilità. La sindrome di Münchhausen non va confusa con l’ipocondria: l’ipocondriaco crede davvero di essere malato, mentre chi è affatto dalla sindrome del barone simula e finge malanni di ogni tipo per ottenere l’attenzione di un medico. Sarà uno psicoterapeuta a fare una diagnosi e a programmare un percorso di cura, purché ci sia da parte del paziente l’accettazione e la consapevolezza di questa rara patologia della mente, l’unica della quale egli soffre veramente.

La Münchhausen “per procura”

Ancora più pericolosa è la sindrome di Münchhausen per procura. In questi casi un genitore, tutore o badante, inventa e crea sintomi o lesioni alla persona di cui dovrebbe prendersi cura: un bambino, un anziano o un disabile. La vittima è il soggetto vulnerabile, quindi si tratta di una forma di abuso. La maggior parte dei casi riguarda madri che manipolano i risultati dei test per far sì che i figli appaiano malati e li danneggiano fisicamente per generare sintomi. Non di rado, si tratta di un genitore separato che usa la malattia del figlio per distanziarlo dall’altro genitore. Poiché, per esempio, è molto difficile distinguere un genitore affetto da Münchhausen per procura da uno preoccupato, gli indizi vanno ricercati principalmente sulla vittima. Quest’ultima, oltre ai segni presenti nella sindrome di Münchhausen , mostra nuovi sintomi o peggioramenti di quelli esistenti solo quando trascorre del tempo con la persona che ne è responsabile. L’intervento in questo caso deve avvenire da più fronti: medici, personale sanitario, forze dell’ordine e servizi sociali. Le persone affette da sindrome di Munchausen per procura necessitano di psicoterapia a lungo termine e in alcuni casi di medicine per trattare disturbi concomitanti, che però potrebbero rifiutare in quanto non ammettono il problema. È necessario che l’interazione tra il tutore e la vittima sia costantemente monitorata. I bambini vulnerabili sono solitamente sottratti alla custodia dell’adulto responsabile e dati in affidamento, mentre un dottore verifica che i sintomi migliorino o spariscano. Alcune vittime necessitano a loro volta di psicoterapia per superare il trauma.

di Gianfranco Puca

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