I Negramaro denunciano la compassion fatigue e il cinismo a Sanremo 2024

Mancano ormai due solo due settimane all’inizio della kermesse sanremese. I Negramaro si pronunciano sul tema del cinismo parlando di compassion fatigue.Possiamo parlare ormai di conto alla rovescia: Sanremo 2024 inizia il 6 febbraio. Manca veramente pochissimo alla settimana santa della musica italiana, dove tutta la nazione si sintonizza contemporaneamente per godersi cinque serate di spettacolo, cultura e follia. Il numero dei protagonisti quest’anno si è alzato fino ad arrivare a trenta in totale. Trenta artisti che ci faranno sognare, ridere, ballare e piangere davanti alla televisione. Fra emergenti e navigati, fra i vip di Sanremo quest’anno c’è anche una delle band più conosciute d’Italia: i Negramaro.

I Negramaro

I Negramaro sono ormai un’istituzione nel panorama musicale italiano. Il gruppo nasce nel 1999, a Copertino, nel Salento, ed è formato da sei componenti: Giuliano Sangiorgi (voce, chitarra e pianoforte), Emanuele Spedicato (chitarra), Ermanno Carlà (basso), Danilo Tasco (batteria), Andrea Mariano (pianoforte, tastiera e sintetizzatore) e Andrea De Rocco (campionatore). Dal 2002, quando firmano un contratto discografico con la Sugar, l’etichetta di Caterina Caselli, ne hanno fatta di strada. Nove album pubblicati, innumerevoli concerti e (quasi) due partecipazioni al Festival di Sanremo. Nonostante questo, la squadra non si stanca e continua a regalarci nuova musica: l’ultima uscita è Fino al giorno nuovo, un featuring con Fabri Fibra. Ma aspettiamo di vederli al Festival.

I Negramaro al Festival di Sanremo 2024

La band capitanata da Sangiorgi fa ormai il countdown per la primissima serata della kermesse sanremese. Ma si sa, ormai non si va da nessuna parte senza parlare con la stampa. Per questo, nei giorni passati i Negramaro hanno tenuto una conferenza stampa per parlare di loro, del loro nuovo album e della loro partecipazione al Festival con Ricominciamo tutto. Descrivono il loro pezzo come un imperativo positivo, come un segnale di speranza: niente è scritto o precostituito, quindi bisogna dare una chance sia agli altri che a se stessi. E conoscere gli altri, ma soprattutto sé, è dannatamente difficile. C’è bisogno di fare tanta analisi, sapendo che non c’è né bianco, né nero. Niente squadrismo, ma sfumature di ogni colore. Per questo, Sangiorgi dice di odiare “il cinismo di questo nuovo Medioevo” in cui stiamo vivendo.

Il cinismo e la compassion fatigue

Oggi si parla molto di cinismo e dei social network. Ma qual è la correlazione? La sociologa Susan Moeller spiega in Compassion Fatigue, una sua opera del 1999, che da quando sono comparsi e si sono diffusi massicciamente i mass media e, aggiungeremmo oggi, i new media, il nostro cinismo è aumentato esponenzialmente. Questo si può spiegare dal fatto che, grazie a questi mezzi di comunicazione rapidissimi e dalla portata globale, noi vediamo immagini di sofferenza quotidianamente da tutto il mondo. Vediamo così tanto dolore che ormai ci siamo abituati e non riusciamo più a sentirci coinvolti. Questo anche perché le forme in cui vediamo rappresentata la sofferenza altrui non ci permettono di porci a una distanza adeguata da essa. Siamo troppo lontani (sia fisicamente che emotivamente) per sentirci presi in causa: non funziona il meccanismo dell’empatia. Proprio per questa distanza emotiva che abbiamo sviluppato un po’ per abitudine, un po’ per sopravvivenza, Moeller parla di compassion fatigue, ossia la fatica di provare compassione per il dolore degli altri.

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