Ecco cosa successe in quella Sunday Bloody Sunday del 1972, raccontata dalla storia e da Bono Vox
scontri del 30 gennaio 1972 (mam-e.it)

La celebre rock band irlandese U2 descrive, nella propria musica, i conflitti storici, politici e religiosi della regione dell’Ulster nordirlandese: ecco Sunday Bloody Sunday.

Alcuni manifestanti trasportano il corpo senza vita di una giovane vittima (lesenfantsterrible.org)

Se dovessimo pensare ad un territorio dilaniato da scontri etnici, tutti risponderemmo “Siria”, “Afghanistan”, “Yemen”. Niente di sbagliato in questo, ma molte volte ci dimentichiamo Paesi che reputiamo più occidentalizzati e ‘civilizzati’. Questo è il caso della Repubblica d’Irlanda, nello specifico della regione dell’Ulster, dove, ancora oggi, sussistono divisioni, tensioni e rivolte. Per comprendere meglio il clima che aleggia in Irlanda del Nord da secoli, ci serviremo di guide d’eccezione: il gruppo irlandese U2, che spesso si è speso nel raccontare, con estrema emotività, i travagli della propria patria.

Storia d’Irlanda in compendio

Pochi Stati occidentali possono condividere con la nazione irlandese un percorso così lungo e arduo per conquistare la propria indipendenza. Possiamo infatti far risalire l’inizio delle ostilità fra irlandesi e inglesi al 1171, quando il re Enrico II d’Inghilterra sbarcò a Waterford per ristabilire l’ordine nella casta religiosa. Dopo un iniziale periodo di convivenza, nel ‘300 si assistette ad una ripresa dello spirito nazionalista gaelico, tanto che la stretta del governo inglese diminuì, fino a toccare il minimo storico durante la Guerra delle due rose. La ripresa dell’egemonia inglese si ebbe con la riconquista Tudor, iniziata da re Enrico VIII: il sovrano, rispondendo a un’ennesima ribellione irlandese, trovò il pretesto per ristabilire il dominio inglese nel 1603. Tra tentativi di conciliazione e momenti di repressione, gli invasori imposero la propria lingua e la propria religione: gli irlandesi si videro quindi costretti a giurare fedeltà al monarca d’Inghilterra, pur professando apertamente la propria fede cattolica. Questa situazione di sostanziale ambiguità continuò fino al 1870, quando il premier inglese Gladstone promulgò l’Irish Land Act, spinto dalle crescenti pressioni indipendentiste irlandesi: esso eliminava i privilegi della Chiesa anglicana in Irlanda e migliorava le condizioni dei fittavoli. Le istanze di indipendentismo crebbero fino al punto che, nel 1886, venne promossa la legge per l’Home Rule irlandese, con la quale venne istituito un Parlamento autonomo a Dublino, lasciando però a quello di Londra molti poteri. Quest’ultimo atto, giudicato troppo rivoluzionario, non si realizzò subito, ma causò diverse rivolte in Irlanda, culminate nel 1905 con la formazione del movimento indipendentista radicale del Sinn Féin. Nel 1914 venne finalmente approvato l’Home Rule, ma la sua applicazione venne rimandata a dopo la Prima guerra mondiale. In questo periodo, le tensioni nell’Ulster, la regione comprendente le nove contee nord orientali dell’isola, abitate soprattutto da inglesi protestanti, aumentarono a dismisura, fino a minacciare la resistenza armata. Dopo la rivolta di Dublino del 1916, repressa nel sangue da parte inglese, nel 1919 i membri del Sinn Féin proclamarono unilateralmente l’indipendenza irlandese, non riconosciuta dalla madrepatria. Dopo l’istituzione di due parlamenti separati, uno per il nord ed uno per il sud dell’isola, nel 1921, spinto dall’Irish Republican Army, il Regno Unito dovette concedere la piena autonomia delle province meridionali irlandesi, con la proclamazione dello Stato libero d’Irlanda (dal 1937 Eire), lasciando agli inglesi solamente sei delle nove contee dell’Ulster.

La radicalizzazione del conflitto

Negli anni ’60 del Novecento, la situazione nell’Ulster si estremizzò, con la venuta delle manifestazioni per i diritti civili. Londra decise di inviare delle truppe speciali nelle strade per sedare i disordini nell’Ulster, dove, d’altra parte, l’IRA, gruppo armato terroristico irlandese di matrice cattolica, difendeva la minoranza cristiana. A seguito di guerriglie tra i due fronti, domenica 30 gennaio 1972 a Derry, in occasione di una dimostrazione non autorizzata per i diritti civili, il primo battaglione del reggimento paracadutisti dell’esercito britannico aprì il fuoco sulla folla, uccidendo 14 cattolici disarmati. I fatti di Derry ebbero una grandissima risonanza mediatica, tanto che i giornalisti di tutto il mondo rinominarono quel giorno Bloody Sunday, giocando sul doppio significato di ‘bloody’, traducibile sia come ‘sanguinosa’, che come ‘maledetta’. La Gran Bretagna non venne riconosciuta penalmente responsabile, nè volle attribuirsi la colpa dei tragici fatti fino al 2011. La parte estremista cattolica rispose con il moltiplicarsi di attentati terroristici, a cui seguirono dure repressioni inglesi, mentre il Parlamento nordirlandese venne sospeso. Negli anni ’80, l’IRA accrebbe il suo potenziale militare, ma presto si arrivò ad una situazione di stallo tra i riottosi irlandesi e i soldati inglesi, pur non trovando un accordo sul governo d’Irlanda.

Sunday Bloody Sunday: l’Irlanda vista dagli U2

Qui entrano in scena i celebri U2: band dublinese, fondata nel 1976, autrice di svariate hits intramontabili, con una carriera invidiabile, ma sempre all’insegna della questione irlandese e dell’affermazione dei diritti civili. Emblematica è la traccia Sunday Bloody Sundaycontenuta nell’album War del 1983. L’autore del testo è un giovanissimo Bono Vox che, dopo undici anni da quei fatti che sconvolsero il mondo intero, decise di mettere per iscritto e di trasferire in musica i suoi ricordi, ancora vividissimi, vista anche la sua situazione famigliare interconfessionale. Il testo è il racconto nudo e crudo della lotta armata: le immagini evocate esprimono una disperazione ed una miseria senza filtri (“broken bottles under children’s feet/bodies strewn across the dead end street”) che lo scrivente sente proprie, essendo lui cittadino irlandese, figlio di un cattolico e di una protestante. La sofferenza è resa lacerante dal fatto che le due parti in lotta siano formate da consanguinei (“mothers, children, brothers, sisters/ torn apart”), che dovrebbero essere uniti nel nome di Cristo e della pace universale. Il dolore diventa insopportabile a tal punto che Bono si chiede chi siano davvero i vincitori e chi i vinti, ma non trovando risposta se non nel ricordo delle vittime, si rimette alla bontà divina, lanciando un ultimo monito a coloro che ignorano la situazione irlandese (“and today the millions cry/we eat and drink while tomorrow they die”). Oltre a chiedere svariate volte quando finirà quel massacro, la band lascia comunque un messaggio di pace e di riconciliazione. Il testo, fortemente rappresentativo, è accompagnato da una base musicale dal ritmo sincopato, che trasmette all’ascoltatore uno stato di allerta, scandito dalle rullate della batteria, che assumono talvolta la parvenza di spari e talvolta quella di una marcia militare. La canzone, non schierandosi con nessuna fazione, ha ricevuto grandi ovazioni da ambo le parti, oltre che dal pubblico globale, testimone di un conflitto quasi taciuto nel mondo occidentale.

Copertina del singolo Sunday Bloody Sunday degli U2 (amazon.it)

5 thoughts on “Ecco cosa successe in quella Sunday Bloody Sunday del 1972, raccontata dalla storia e da Bono Vox

  1. Bellissimo articolo, molto interessante , spero di poter leggere altre “ curiosità “ di questo genere!

  2. Bellissimo articolo, raccontato nei dettagli storici in quel lontano 1972. Giovanissima l’autrice ma ha scritto veramente un articolo importante.

  3. Derry con i suoi murales e Belfast con i suoi muri mettono ancora i brividi anche perché era solo ieri quando succedeva.

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