Harder, Better, Faster, Stronger: con i Daft Punk scopriamo gli adattamenti vincenti per l’ambiente marino

In ambiente marino, per sopravvivere, è necessario avere tutte le carte in regola per essere i migliori.

Gli ambienti marini e costieri presento degli esempi veramente curiosi di adattamento all’ambiente in cui si trovano: dalle mangrovie che eliminano il sale in eccesso, fino a pesci anfibi e spugne carnivore.

Adattamenti delle mangrovie

Le mangrovie sono piante che si ritrovano negli ambienti tropicali e subtropicali, ambienti le cui caratteristiche principali sono forti escursioni di marea e salinità, associati inoltre a sedimenti frequentemente anossici a causa dell’elevata materia organica in decomposizione che vi si può trovare.  Proprio per queste caratteristiche, le mangrovie sono piante che presentano un tipo di radici specifico proprio per assorbire ossigeno direttamente dall’aria, ovvero le radici pneumatofore. In questo modo, queste piante sono in grado di sopperire alla scarsità di ossigeno presente nel sedimento in cui si trovano. Un altro adattamento necessario per sopravvivere in questo ambiente è quello che riguarda la capacità di controllare la concentrazione di sali presenti nei tessuti. Le mangrovie sono infatti dotate di specifici sistemi fisiologici che permettono l’escrezione dei sali in eccesso attraverso le foglie o la filtrazione dell’acqua livello delle radici. Inoltre, le mangrovie riescono a immagazzinare acqua dolce nei tessuti, adattamento che le rende in grado di resistere ad eventuali periodi di intensa siccità.

Periophthalmus kalolo: il pesce anfibio

Il Periophthalmus kalolo, è un pesce molto particolare che può essere ritrovato proprio nelle foreste di mangrovie. La particolarità di questo pesce è quella di presentare delle caratteristiche che lo rendono anfibio. Nelo specifico, questo pesce può essere ritrovato nelle zone intertidali dei mangrovieti e, per sopravvivere alle caratteristiche estreme dell’ambiente elencate nel paragrafo precedente, ha sviluppato la capacità di respirare anche attraverso la pelle e la mucosa orale. In questo modo, quando è fuori dall’acqua, il Periophthalmus kalolo è in grado di utilizzare l’ossigeno presente nell’aria. Un altro adattamento molto interessante che riguarda sempre questo pesce è quella di avere una notevole capacità di muoversi sulla terraferma. Questo è possibile in quanto possiede delle forti pinne pettorale che gli consentono di spostarsi piuttosto efficacemente sulle superfici presenti. Questa capacità di spostarsi anche sulla terra ferma gli consente di esplorare l’ambiente circostante per trovare eventuali rifugi o, ancora, prede. Spostandosi inoltre tra ambiente acquatico e terrestre, questo pesce è dotato di occhi molto sporgenti che, tuttavia, gli consentono di vedere sia fuori che dentro l’acqua. Proprio per l’insieme di questi adattamenti, questo pesce può sopravvivere in maniera efficace in entrambi gli ambienti.

 

Asbestopluma hypogea: una spugna carnivora

L’Asbestopluma hypogea è una spugna carnivora che può essere ritrovata sia in ambienti marini profondi che all’interno di diverse caverne sottomarine. Proprio perché adattata a vivere in questi ambienti piuttosto estremi (oscuri, ad elevate pressioni, alle volte poveri di ossigeno ma anche di nutrienti) la strategia alimentare non è più basata sulla filtrazione dell’acqua circostante, ma si basa bensì sulla predazione di altri organismi. Le prede più comuni, per questa spugna, sono rappresentate prevalentemente da piccoli crostacei e larve di pesci. L’anatomia di questa spugna è evoluta al meglio per essere estremamente efficiente nell’attività di predazione. Questa spugna è infatti dotata di filamenti ricoperti di numerosi uncini microscopici per intrappolare in maniera efficace le prede. Una volta catturate, queste vengono avvolte da specifiche cellule che, lentamente, le digeriscono. Il processo di digestione è estremamente lento perché in questo modo la spugna riesce ad assimilare al meglio le sostanze nutritive presenti nella preda.

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