Il Superuovo

Green is the new gold: investire nel verde per salvare la biodiversità

Green is the new gold: investire nel verde per salvare la biodiversità

Da tempi immemori l’uomo si è imposto sul suo pianeta natale, piegandola ai suoi voleri e sfruttando ciò che poteva offrirgli. Alexander Pope, nel lontano 1700, parlava di una necessità per l’uomo di accettare il suo ruolo sulla Terra pacificamente, senza cercare di assicurarsi poteri che in realtà non poteva vantare come suoi. Altrimenti, sarebbe stato il caos. Al momento non si è (ancora) raggiunta una catastrofe sociale, ma con le sue ambiziose pretese, l’uomo è molto vicino a causarne una ambientale, minando all’importante fattore della biodiversità.

 

La biodiversità protegge l’equilibrio della vita sulla Terra e la vita dell’uomo

La biodiversità è necessaria non solo per una corretta e duratura vita dell’uomo, ma anche per la sua stessa sopravvivenza. Esattamente come serve a quella della Terra. Di questo la dottoressa Cristiana Pașca Palmer, assistente segretario generale delle Nazioni Unite e segretario generale del convegno sulla biodiversità, ne è consapevole. Per questo le è così caro riuscire a trovare un accordo internazionale che intervenga sulla salvaguardia dell’ambiente in vista del convegno del 2020 a Pechino.

 

Qui si giocherà il tutto e per tutto per salvare la biodiversità sulla Terra, nel rispetto degli obiettivi prefissati per il 2020, che secondo la Palmer altro non è che l’infrastruttura che supporta e mantiene possibile la vita sul nostro pianeta. Ogni specie animale costituirebbe un nodo essenziale nella fitta rete dell’esistenza degli esseri viventi. Quando un nodo dovesse venire a mancare, anche tutti i benefici che si trarrebbero da esso scomparirebbero, portando uno squilibrio nell’armonia della vita.

Per cercare di salvaguardare la differenza di specie, numerose sono state le proposte avanzate dagli scienziati. Una tra queste è il progetto Half Earth -Metà Terra-. Con questo si suggerisce di dividere la Terra in due parti. In questo modo si avrebbe da una parte l’uomo regnante indiscusso, mentre dall’altra, conservata con cura, una sorta di riserva naturale contente i diversi ecosistemi terrestri. Qui sarebbero messe le specie a rischio di estinzione, per salvaguardarle. La segretaria però esclude questa ipotesi, cercando di proteggere il pianeta nella sua totalità.

Cosa cambiare

E allora cosa fare? Sicuramente c’è la necessità di cambiare lo stile di vita, comprendendo che è l’uomo a doversi adattare alla natura e non il contrario. Ma per fare ciò occorre un intervento prima di tutto in campo politico. È cruciale costruire un ponte tra la scienza e la politica, anche se questo potrebbe non essere così semplice. Esistono infatti dei ‘blocchi’ che la Palmer, come chiunque si interessi del problema, deve cercare di superare.

In primo luogo, è essenziale che il modello economico e di sviluppo globale cambi marcia, tenendo a maggior conto l’ecosistema e considerando i limiti del pianeta (conosciuti come ‘legami planetari’). Secondariamente è importante che ogni governo mantenga gli impegni presi a lungo termine, perché sono quelli che effettivamente gestiscono come vengono usati i capitali naturali.

Ma soprattutto è essenziale che ci sia la comprensione, come già suggerito inizialmente, da parte dell’uomo di non avere la supremazia sulla natura. Essendo una concezione molto radicata nella coscienza umana, ciò che servirebbe è un’educazione in merito più organizzata, così anche da smuovere l’opinione pubblica sulla grave situazione in cui ci troviamo.

Meglio prevenire che curare

L’amatissimo panda è uno degli animali più a rischio se non si troverà una soluzione al più presto

Avendo un obiettivo così vicino nel tempo come il 2020, trovare i fondi per finanziare i vari progetti in breve è uno dei punti più sentiti tra quelli trattati dalla dottoressa, che sostiene che i bisogni siano notevoli se si vuole davvero migliorare la condizione dell’ambiente e salvaguardare le specie a rischio. Non bastano perciò i mezzi comuni per trovare adeguati finanziamenti, bensì nuove e più innovative vie dovranno essere esplorate, come investimenti di ‘qualità’ di privati e filantropi, o il cosiddetto crowdfunding.

Il peso economico che vincola l’azione dell’uomo sulla salvaguardia della biodiversità potrebbe però essere ridotto, per esempio con attività di prevenzione, piuttosto che con un processo chiamato ‘internalizzazione dell’esteriorità’, che regola la gestione del capitale naturale da parte delle industrie, anche analizzando l’impatto che le loro attività potrebbero avere sull’ambiente.

 

 

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