Gli incontri in USA decideranno il futuro della guerra in Ucraina

Il summit svoltosi il 15 agosto con Putin sembra aver portato a degli esiti positivi ma poco concreti, mentre il colloquio con Zelensky potrebbe alimentare le speranze per un incontro trilaterale.

Nonostante Trump affermi che anche la Russia vuole porre fine al conflitto, le condizione per un accordo di pace proposte dal Presidente russo non sono così semplici da accettare.

L’incontro di Ferragosto

Opportuno e molto utile” è l’espressione utilizzata dal Presidente russo Putin per descrivere il summit avvenuto lo scorso 15 agosto con l’omologo americano, ribadendo di essere disposto a porre fine al conflitto in Ucraina preservando però la sicurezza della Russia, e lo stesso spirito ottimista viene condiviso da Trump che afferma di aver affrontato “un incontro produttivo” con il leader del Cremlino. Sembra che si stia verificando uno scenario assolutamente positivo, almeno per gli USA: la riapertura dei voli tra Stati Uniti e Russia, come annuncia l’ambasciatore russo a Washington, e l’invito di Putin a Mosca rivolto a Trump sono senza dubbio segnali dell’inizio di un approccio cooperativo e più disteso che potrebbe migliorare i rapporti diplomatici e commerciali tra le due potenze. Ma questo “successo” diplomatico dal punto di vista americano e russo pare non assicurare ancora il raggiungimento della pace in Ucraina, scopo iniziale del colloquio, ottenendo di fatto pochi risultati concreti a favore di Zelensky. 

Le condizioni di Mosca

I numerosi attacchi che in questi giorni ha subito la città di Kharkiv da parte dell’esercito russo sono testimoni della poca efficacia pratica che per ora ha sortito il tanto atteso incontro in Alaska, dal quale era stato escluso il Presidente Zelensky, che accusa Putin di “umilare la pace” a causa dei continui bombardamenti sul suolo ucraino. In effetti di pace si è parlato al summit fra Trump e Putin, in quanto il Presidente russo ammette di preferire un accordo di pace a un cessate al fuoco immediato e dice che per porre fine al conflitto è necessario “eliminare le radici primarie di quel conflitto”, mantenendo perciò una posizione ostile all’entrata dell’Ucraina nella Nato e spingendo per lo smantellamento dell’esercito ucraino. Ma le condizioni del leader del Cremlino per una pace duratura comprendono anche la cessione della regione ucraina di Donetsk, da quanto riporta il Financial Times, e il ripristino del russo come lingua ufficiale in tutta l’Ucraina. Probabilmente le richieste di Putin non verranno accettate in questa forma da Zelensky non solo perché andrebbero a ledere l’orgoglio patriottico del suo popolo, ma soprattutto perché la donazione del Donetsk comporterebbe una perdita importante nella capacità di difesa dell’esercito ucraino.

Gli incontri di questa sera

Oggi è una giornata storica per Washington, luogo stabilito per il summit multilaterale al quale hanno preso parte il Presidente statunitense Trump, la Presidente della commissione europea Von der Leyen, il Presidente della Nato Rutte, il Presidente francese Macron, la Presidente del consiglio italiana Meloni, il cancelliere tedesco Merz, il premier inglese Starmer e il premier finlandese Stubb per “coordinare le posizioni” riguardo al futuro della guerra in Ucraina.  Anche il Presidente ucraino torna finalmente alla Casa Bianca, dopo l’incontro disastroso dello scorso febbraio, per affrontare un nuovo bilaterale con il Presidente Trump: Zelensky afferma di voler porre fine alla guerra in Ucraina attraverso la diplomazia e a tal proposito ringrazia gli sforzi dei leader europei e di Trump, che dice di essere d’accordo a un incontro trilaterale con Putin, ottima occasione per arrivare alla pace senza prendere in considerazione il cessate il fuoco immediato, ma dando a Kiev protezione e sicurezza.

 

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