Game of Thrones: i miti greci nella serie televisiva più amata del momento

Ormai ci siamo. Il Trono di Spade (Game of Thrones) è giunta alla sua ultima stagione: il gran finale. Per anni abbiamo seguito le vicende di Jon, Arya, Cersei e tutta la squadra e, finalmente, sapremo chi siederà ad Approdo del Re come sovrano dei Sette Regni. Ma, prima che la serie giunga al suo termine, abbiamo deciso di ripercorrere insieme alcuni dei momenti più coinvolgenti ed emozionanti delle stagioni passate. Momenti che, in realtà, sembrano richiamare antichi racconti. Molte volte infatti, forse senza nemmeno rendercene conto, abbiamo assistito, nel corso della serie, ad episodi con riferimenti nascosti. Riferimenti che trovano particolari riscontri nella mitologia greca. Curiosi di scoprire a quali miti ci riferiamo? Ecco a voi quattro momenti in cui, in Game of Thrones, ci sono state riproposte, in una forma nuova e velata, antiche leggende di origine greca.

La vendetta contro i Frey: il mito di Tieste

Walder Frey
Il banchetto di Walder Frey

Partiamo con uno dei momenti più emozionanti dell’intera serie. Quale fan non ricorda il terribile episodio delle Nozze Rosse? Il massacro degli Stark sulle note della canzone dei Lannister, da brividi. Ma, ancora più sensazionale, è stata la vendetta di Arya su Walder Frey, l’artefice del tradimento. Siamo alla fine della sesta stagione quando questo, a sua insaputa, mangia un pasticcio di carne servitogli proprio dalla ragazza. Un pasticcio preparato, in realtà, con la carne dei suoi figli. Un episodio di cannibalismo, verso la propria prole, che non è isolato nella storia. Nel mito greco di Tieste, infatti, si narra una vicenda analoga. Tieste e Atreo sono due fratelli che si contendono il trono paterno, fulcro del regno su Micene. Tieste, ottenendo la vittoria con l’inganno, è poi costretto ad abbandonare la città. Ritornato in patria subisce la vendetta di Atreo: questo gli serve, ad un banchetto, le carni dei propri figli, rivelandogli poi la triste verità. Un racconto antico che ci viene riproposto nella serie statunitense, anche se con qualche piccola differenza.

Shireen Baratheon: una nuova Ifigenia

Shireen Baratheon
Il sacrificio di Shireen Baratheon

Un altro, tra i momenti più sconvolgenti della serie, è stato sicuramente il sacrificio, da parte di Stannis Baratheon, della propria figlia: Shireen. Su consiglio di Melisandre la bambina viene infatti bruciata viva, per favorire la partenza dell’esercito. Anche questo episodio, come il precedente, sembra avere dei riferimenti con la mitologia greca. Primo fra tutti, sembra richiamare la storia della povera Ifigenia. Figlia di Agamennone, re dell’Argolide, Ifigenia fu sacrificata per placare l’ira della dea Artemide, che impediva la partenza della flotta greca. Esistono molteplici versioni del mito, ma purtroppo, nella maggior parte, è prevista la morte della povera fanciulla, brutalmente uccisa dal padre. Proprio come accade a Shireen, ingiustamente sacrificata al Signore della Luce.

Il Titano di Braavos: il Talo di Creta

Titano
Il Titano di Braavos

Nella quinta stagione assistiamo, invece, ad un nuovo capitolo della storia di Arya: arrivata a Braavos, viene condotta nella Casa del Bianco e del Nero, dove inizia l’addestramento per diventare Nessuno. Nel momento in cui giunge al porto della città, tuttavia, notiamo l’esistenza di una statua gigantesca: il Titano di Bravoos, posto a guardia dell’ingresso. Questa figura, una colossale statua di bronzo, sembra quasi richiamare Talo, il guardiano meccanico dell’isola di Creta. Secondo la leggenda Talo, protettore del porto, era in grado di muoversi e scagliare fiamme. Caratteristica che nei libri di George R.R. Martin, su cui è basata la serie Game of Thrones, è associata anche al possente Titano che incontra Arya.

I Sette, nuovi, Dei: un Olimpo medievale

Le statue dei Sette Dei nel Tempio di Baelor

Infine, nella serie, veniamo progressivamente a conoscenza del culto dei Sette Dei, diffuso in tutto il regno. Questi sono rispettivamente: il Padre, la Madre, la Fanciulla, la Vecchia, il Guerriero, il Fabbro e lo Straniero. In realtà questi archetipi appartengono alla maggior parte delle culture politeiste del mondo. Nella prima religione greca, ad esempio, ritroviamo divinità che hanno le medesime caratteristiche. Zeus è considerato il patriarca degli dei, Era sua moglie e protettrice del parto. Afrodite è spesso rappresentata come un’incantevole ragazza, Atena è la dea della saggezza. Ares è il signore della guerra, Efesto l’emblema della fucina. Per quanto riguarda la figura dello Sconosciuto, invece, si racconta che, in un tempio di Atene, esistesse un’iscrizione che parlava di un deo ignoto, paragonabile alla divinità della serie.

Camilla Cavalli

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