Francia, si vota: in un clima da “guerra civile”, ancora una volta è Parigi contro tutti

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. I francesi ne sanno qualcosa di guerriglie e rivoluzioni, e se nel loro spirito ne è rimasta qualche traccia, ne vedremo delle belle.

Quando si dice: la storia si ripete. La polarizzazione del voto francese è lo specchio politico di tutto l’Occidente, diviso fra una destra sempre più estrema e una sinistra che, nel tentativo di mettere d’accordo le sue varie correnti, va ridefinendo la propria identità un po’ ovunque. Una cosa è certa: sono finiti i tempi del centrismo, di una politica percepita come impopolare e lontana dall’elettorato. Lo scontro fra i blocchi partitici risultati vincitori si profila acceso e senza esclusione di colpi.

Il RN ha vinto al primo turno delle elezioni in Francia. E adesso?

I risultati delle europee hanno offerto un assaggio del risultato di questa prima tornata elettorale in Francia: il Rassemblement National, partito di estrema destra guidato da Marine Le Pen e Jordan Bardella, ha ottenuto circa il 33% dei voti totali – più di Meloni in Italia. Al secondo posto la coalizione di sinistra, formatasi all’indomani delle europee per contrastare l’avanzata del RN, con il 28%. Fanalino di coda sul podio la maggioranza presidenziale, con il 21%. Per il prossimo turno, in programma il 7 luglio, i partiti di centro e di sinistra impiegheranno tutte le risorse a disposizione per impedire al partito di Le Pen di ottenere la maggioranza assoluta, che darebbe vita ad una sgradevole “cohabitation” fra un ipotetico nuovo governo, con Primo Ministro Bardella, e il presidente Macron.

L’inedito successo del RN, che finora, dalla sua fondazione, non ha mai ottenuto un consenso così largo tra i francesi, si spiega con un nome: Jordan Bardella. Ventotto anni, capello gellato, sorriso composto e mise istituzionale: la ricetta perfetta per mostrare più moderato nei toni e nei programmi un partito il cui fondatore, Jean-Marie Le Pen (padre di Marine Le Pen), era noto per le sue tendenze xenofobe e antisemite, e che oggi si presenta comunque al di fuori del tradizionale quadro repubblicano, in virtù delle sue posizioni fortemente nazionaliste, sovraniste ed euroscettiche. Questo volto “rassicurante” rappresenta non solo una scossa rivitalizzante per il RN, ma anche una risposta per i francesi dei piccoli centri, che vedono allontanarsi le istituzioni e i servizi pubblici, e anche alcuni servizi privati. Dall’altro lato i francesi delle metropoli, in particolare i parigini, che da settimane si radunano in piazza per protestare contro l’estrema destra, temono un passo indietro a livello socio-culturale e istituzionale, e il presidente Macron un ridimensionamento nel suo ruolo.

La Terza Repubblica e la “Comune” di Parigi

Come spesso è avvenuto nel corso della Storia, arriva un momento in cui le sue fila si ingarbugliano improvvisamente in una trama inestricabile. L’exploit di furore e violenza che investì Parigi nella primavera del 1871 ha cause profonde: dalle tensioni sociali provocate dallo sfratto degli operai dalle loro case nel centro della città durante i grands travaux del barone Haussmann, alla rovinosa guerra contro la Prussia, che vide la disfatta dell’esercito di Napoleone III a Sedan. In seguito alla sconfitta e alla cattura dell’imperatore, odiato tanto dalla destra monarchica quanto dai repubblicani di sinistra, la folla parigina marciò sul Parlamento e proclamò la Terza Repubblica.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, tuttavia, l’entusiasmo intorno alla nascita della Repubblica non era così diffuso fra la popolazione:  il resto della Francia, cattolica e conservatrice, detesta Parigi e le sue ideologie rivoluzionarie. I repubblicani stessi sono divisi al loro interno e si guardano reciprocamente con crescente diffidenza: da un lato vi sono i borghesi moderati e liberali, che detengono le redini del nuovo governo, presieduto da Adolphe Thiers, dall’altr0 i “rossi” dei quartieri operai, fra i quali trovano terreno fertile le idee socialiste dell’Internazionale fondata da Marx proprio in quegli anni. I primi sono considerati alla stregua di traditori che fanno carte col nemico tedesco, gli altri come pericolosi sovversivi.

Mentre i prussiani assediano la capitale, i sentimenti nazionalisti e il rancore verso il governo repubblicano, che serpeggiano in misura sempre maggiore fra la classe operaia, portano ad una rivitalizzazione del mito della “Comune“, di una forma di governo autonomo per Parigi e per tutti gli altri comuni della Francia, riuniti in una federazione. E quando il governo firma la resa contro l’esercito di Bismarck, con il benestare di tutta la Francia, ad eccezione di Parigi, che rifiuta di capitolare, la Guardia Nazionale, il corpo di guardia cittadino, scatena la rivoluzione.

“Versaglieri” contro bandiere rosse

Il governo, naturalmente, interviene per sedare una situazione sempre più incontrollata: manda contro i ribelli le truppe dell’esercito regolare che, tuttavia, rifiutano di sparare, anzi fraternizzano con la folla e giustiziano il loro comandante, il generale Lecomte. Deputati e ministri fuggono quindi a Versailles, mentre un Comitato Centrale prende il potere a Parigi, proclamando ufficialmente la Comune.

Tuttavia, Parigi resta isolata, e la Comune ha pochissime possibilità di sopravvivenza: il governo Thiers, deciso a riaffermare la propria autorità, recluta i soldati imperiali, rilasciati dai prussiani, e contrattacca. La Guardia Nazionale, composta da operai non addestrati alle armi, non può competere contro un esercito di professionisti: durante la “Settimana di sangue”, dal 21 al 28 maggio 1871, le truppe governative (“i versagliesi”) avanzano nel centro di Parigi, fucilando prigionieri ad ogni barricata conquistata. La Comune si radicalizza, e Parigi viene devastata dagli incendi appiccati dai comunardi, che preferiscono distruggerla piuttosto che arrendersi; fucilazioni ed esecuzioni violente vengono perpetrate da una parte e dall’altra, e continuano anche dopo che Parigi viene riconquistata dal governo repubblicano, che mette in atto a un vero e proprio eccidio dei resistenti. La brutalità della repressione impressiona persino gli occupanti tedeschi, che cercano di aiutare i fuggitivi quando possibile.

L’amnistia viene proclamata solo nel 1880. I deportati tornarono a Parigi e iniziarono a recarsi in pellegrinaggio presso il Muro dei Federati al Cimitero di Père-Lachaise, contro il quale vennero fucilati più di centocinquanta comunardi. Si tratta di una tradizione che perdura ancora oggi, e che mantiene vivo il ricordo di uno degli episodi più rappresentativi della storia contemporanea.

 

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