Breaking Bad è stata vista o sentita nominare da quasi ogni umano nel mondo civilizzato. La storia di Walter White, professore di chimica che si mette a produrre e a spacciare meth è diventata storia. Negli anni 90-00 la metanfetamina ha visto la sua produzione e il suo consumo impennarsi, soprattutto in America. La sua facilità di preparazione ha permesso una distribuzione capillare, e la scelta d’eccellenza dello “junkie” da strada. Ma cos’è esattamente? E come si comporta?
Da dove nasce?
La meth, detta anche crystal meth o mentafetamina, è stata scoperta come derivato delle sue cugine, le anfetamine. Tutto ebbe inizio nel 1887 con l’efedrina, anfetamina naturale contenuta nelle piante di efedra, scoperta dal dott. Gordon Alles. Questa sostanza ha effetti stimolanti, ed era studiata per una cura dimagrante. Tutt’oggi è consentito inserire anfetamine nei prodotti dimagranti, ma in una dose molto ridotta, regolata dall’FDA. Inoltre, molti farmaci per alleviare il disturbo dell’attenzione sono a base di anfetamine. Le anfetamine erano diffusamente utilizzate negli anni ’50 e ’60 come trattamento contro obesità e depressione. Nel corso del tempo però hanno trovato spazio anche in ambito ricreativo, soppiantate però negli anni ’70 dalla mentafetamina.

Il problema della Metanfetamina negli Stati Uniti
Gli stati uniti si sono trovati ad affrontare in maniera decisa il dilagare della mentafetamina. Il grosso problema nella regolazione delle metanfetamine, è data dalla loro relativa facilità di sintesi. Il metodo inizialmente più diffuso è il “P2P”, che sta per fenil-2-propanone, uno dei principali precursori. Gli Stati uniti hanno affrontato il problema nel 1980 ponendo sotto controllo la sostanza: solo i laboratori certificati vi avrebbero avuto accesso. Una diminuzione significativa nella produzione e nel consumo di metanfetamine non si è però avuta fino al 2005, quando sono state messe sotto controllo anche la pseudoefedrina e la metilammina. È in questo periodo di tempo che Breaking Bad si svolge: dopo la dura botta dovuta alla limitazione di pseudoefedrina, gli spacciatori sono tornati ad utilizzare il metodo P2P, contrabbandando le materie prime dal Messico.
Ma cosa fa esattamente? E quali sono i rischi
La mentafetamina è una sostanza molto piccola e lipofilica. Questo vuol dire che dopo l’assunzione della droga, la molecola non ha problemi a viaggiare all’interno dell’organismo, raggiungendo il cervello. La mentafetamina ha una forma molto simile ad adrenalina e dopamina. In questo modo la mentafetamina forza i neuroni a produrre queste stesse sostanze, che si accumulano nel cervello. Al livello generale, questo produce sensazioni di piacere estremo e libido, il che la rende una droga molto usata in eventi sociali. Inoltre, la mentafetamina rende più difficile lo smaltimento di queste sostanze. Sia la loro distruzione, sia il loro “richiamo” all’interno dei neuroni.

Fonte e Approfondimento (inglese)
La mentafetamina è una droga estremamente potente, e altera pesantemente la biochimica del cervello. La mentafetamina è tossica, per esempio, per i tipi di neuroni che producono serotonina. Un’overdose infatti può gettare il soggetto in uno shock serotoninergico, che porta alla morte. La mentafetamina, inoltre, è una droga molto difficile per il nostro corpo da metabolizzare ed espellere. Soprattutto considerando che una delle sue azioni è inibire l’enzima che sarebbe responsabile del suo smaltimento. L’effetto di un’assunzione dura dalle 12 alle 24 ore.