Il Superuovo

“Don’t hug me, I’m scared” e la parte strana dell’internet: Spunti di riflessione dalla serie animata più inquietante della storia

“Don’t hug me, I’m scared” e la parte strana dell’internet: Spunti di riflessione dalla serie animata più inquietante della storia

Nell’arco di quasi tre decenni di esistenza, Internet è stato sfruttato nei  più svariati modi. La rete è stata riempita di ogni genere di informazione, ha assunto ogni carattere, aspetto e perversione dell’animo umano. Appare dunque innegabile: la parte oscura dell’Internet esiste ed è il riflesso degli aspetti più strani della mente umana che nella rete trovano libero sfogo. Quasi sette anni fa fu pubblicato su YouTube il primo video della serie animata britannica  “Don’t hug me, I’m scared”. Apparentemente si tratta di un normale programma per bambini, fatto di canzoncine allegre e pupazzi stile Muppets ma andando avanti con la visione ci si accorge che c’è qualcosa di profondamente inquietante e complesso. Le immagini gioiose e colorate sono infatti intervallate da scene splatter e messaggi subliminali (Pennuti che offrono uova bollite, torte ripiene di interiora umane ecc.) . La trama, apparentemente quasi priva di senso contiene invece, episodio per episodio, un messaggio profondo. Ogni puntata, infatti, riflette in maniera assolutamente inusuale e con una sottile ironia su temi di importanza universale come il passare del Tempo, l’effettiva natura ed utilità dell’Amore ed il fascino inquietante del mondo onirico.

Non è la prima volta che il macabro si fa veicolo per spunti di riflessione profondi, anzi. I “Racconti del terrore” di Edgar Allan Poe, considerato il padre di questo genere, sono intrisi di riferimenti nascosti, di spunti che rimandano a grandi temi: non si tratta assolutamente  di orrore fine a se stesso. Anch’egli in vita fu vittima di incomprensione, la quale generò inevitabilmente una lunga serie di critiche e maldicenze, tanto che l’autore finì per essere considerato pazzo dai suoi contemporanei. Una volta cominciato il primo episodio di “Don’t hug me, I’m scared”, letteralmente “Non abbracciarmi, ho paura”, l’impressione è proprio di stare assistendo al prodotto insensato di una mente malata. Facendo attenzione però, è possibile notare la genialità di alcuni passaggi e della serie in generale. Il primo episodio, per esempio, tratta il tema della Creatività. L’episodio si apre con un taccuino parlante intento ad incitare i tre protagonisti della serie (Red Guy, Yellow Guy e Duck Guy) ad essere creativi, facendo cose come osservare le nuvole individuando delle forme, colorare, disegnare… tutte cose che tipicamente i cartoni animati insegnano ai bambini. Ad un certo punto, fra canzoncine carine e colori sgargianti, Duck Guy scrive su un foglio la parola “Green”, subito bocciata dal taccuino parlante, egli ritiene infatti che il verde non sia un colore creativo. In seguito i tre pupazzi manifesteranno comportamenti strani, come il cimentarsi in un ballo folle e senza senso e lo scrivere a caratteri cubitali la parola “Death” con i Glitter. L’episodio si chiude con la situazione che torna alla normalità ed il taccuino Paige che ammonisce di non essere mai più creativi. Ora, perché varrebbe la pena di rischiare traumi psicologici assistendo a questo delirio? Il messaggio è facilmente deducibile : come può essere rinchiuso ed insegnato ai bambini un concetto tanto ampio e astratto come la creatività? Dir loro che essere creativi significa fare un bel disegno, non è al contrario un modo per incanalare le loro menti vergini verso qualcosa di già predisposto?Quando gli fu chiesto cosa volesse insegnare la serie, uno dei due autori ha affermato infatti che lo scopo era mostrare “come non insegnare qualcosa” e “come concetti astratti come la creatività appaiano stupidi quando qualcuno cerca di spiegarli in maniera limitata”.

L’episodio che parla del tempo invece, si apre con i tre puppets che aspettano annoiati l’inizio del loro programma preferito in salotto. Di colpo, l’orologio appeso sopra la tv prende vita e fa intraprendere loro, seppur controvoglia, un viaggio nel tempo. Egli comincia un monologo sul trascorrere del tempo rivolto a tre protagonisti che nel frattempo lo pressano poiché il programma sta per iniziare. Dunque la scena si riporta in salotto, dove i tre, seduti comodamente sulle poltrone, cominciano improvvisamente ad invecchiare terribilmente. Alla fine si scopre che tutto ciò che è accaduto si è svolto in realtà solo all’interno del programma e che Red Guy, Yellow Guy e Duck Guy sono stati in salotto a guardarlo fin dall’inizio. Confusi? L’uomo passa la vita a rimandare, ad essere spettatore e mai protagonista, ad aver troppa paura di alzarsi dalla poltrona che trova tanto comoda per mettersi in gioco e rischiare. Di colpo, senza che se ne accorga, cominciano a spuntare i capelli bianchi, la pelle comincia a raggrinzire ed è ormai troppo tardi. Tuttavia il messaggio dell’episodio non è del tutto pessimista. I protagonisti alla fine si ritrovano in salotto, di nuovo giovani, la terribile vicenda è stata solo un’illusione, un incubo. C’è ancora speranza. Non è mai troppo tardi, ci insegnano questi folli pupazzi, per alzarsi e cominciare a vivere, come ipotizza ad un certo punto l’orologio Tony, “Forse il, tempo è solo un illusione data dalle percezioni umane”. Che dire di questa serie, di questo delirio, di questa opera d’arte? Si tratta dell’ennesima stranezza o c’è qualcosa di veramente originale, qualcosa in grado di colpire davvero? Folle o geniale?

“Nessuno ha ancora saputo dire con esattezza se la follia sia o non sia una suprema forma di intelligenza”

-Edgar Allan Poe

a cura di Andrea Arrigo

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