
Cosa faresti per essere ricordato? Chiedetelo a Jean-Jacques Savin e vi risponderà “Attraversare l’Oceano Atlantico in un barile di 6 metri quadri”, e tutto questo all’età di 71 anni. Ma chi è questo “vecchietto” così folle da voler intraprendere quest’impresa?

Jean-Jacques Savin è un ex atleta di Triathlon di livello, ha servito da paracadutista nei militari ed è stato pilota d’aereo. S’ispira ad Alain Bombard, il biologo che nel 1952 attraversò l’Atlantico su un gommone di 4 metri e mezzo. Savin vuole emulare quest’impresa ma in un barile di 6 metri quadrati, con dentro provviste e due anfore piene di vino per vedere come invecchia il vino in mare, e partirà dalle Canarie.
Ma cosa spinge le persone a compiere queste imprese fuori dal normale?
La risposta ce la dà Friedrich Nietzsche con la sua visione della storia. Nietzsche parla di tre diversi tipi di storia: la storia monumentale, la storia antiquaria e la storia critica; noi ci soffermeremo su quella monumentale.
La storia monumentale come arma a doppio taglio
La storia monumentale è la storia che guarda al passato in modo da trovare modelli e maestri che possono essere riutilizzati nel presente; l’individuo, trovatosi a monumenti che ripropongono questo tipo di storia, riguarda al passato con senso di splendore, ma uno splendore che può tornare e che non è incarcerato solo in un ricordo. Questa visione della storia, però, può anche degenerare e iniziare a guardare al passato come unico modello da prendere, senza pensare al nuovo.
Rimane il fatto che, se qualcuno ti ricorda ti sembra di non morire.