Nuovo alleato contro il cancro più letale tra gli uomini

Il cancro è una malattia terribile, in continuo aumento, sia per lo stile di via, ma soprattutto per l’amento dell’età media. Anche se alcune cure sono state sviluppate in questo periodo, per il momento non possono curare molti tipi di cancro particolari, come quello alla prostata. Il cancro alla prostata conta 42000 nuovi casi all’anno solo in Italia. Uno studio da parte di un team internazionale, però, ha testato un nuovo farmaco che potrebbe aiutare in questa ardua lotta

Cancro alla prostata: particolarmente pericoloso

Il cancro alla prostata rappresenta tra la prima causa di morte per cancro tra gli uomini. Il suo pericolo deriva dalla sua inclinazione a metastatizzare. La crescita di questo tipo di cancro è stimolata da ormoni androgeni, prodotti normalmente nel corpo. Il trattamento più comune, infatti, è impedire che la cellula possa sfruttare gli ormoni, bloccando i suoi recettori per gli androgeni.

Purtroppo, però, il cancro si adatta rapidamente, producendo molti più recettori, e vanificando la cura. In questo modo la cellula diventa più sensibile agli stimoli, rendendo inutile il trattamento. Inoltre, non può essere nemmeno bloccata a monte la produzione di androgeni: oltre a provocare danni alla salute, questo provocherebbe anche sostanziali danni a lungo termine per il paziente, provocando la castrazione chimica.

 

Una nuova via

Gli scienziati si sono quindi concentrati sui meccanismi che costituiscono la resistenza agli antagonisti androgeni (è questo il nome tecnico di quel tipo di farmaci). Una cellula normale produce il numero adeguato di recettori per poi trasportarli sulla membrana cellulare. Allo stesso tempo ne controlla il numero attraverso un processo detto “ubiquitinazione”. Nell’ubiquitinazione, la cellula segna fisicamente delle proteine, che verranno distrutte. Questo è un meccanismo comune a tutte le cellule: un delicato equilibrio tra produzione e smaltimento per mantenere la giusta quantità di proteine. Nei tumori, questo meccanismo non è più regolato: la cellula produce più recettori e inverte il processo di ubiquitinazione tramite enzimi specifici.

Le proteine marcate con l’ubiquitina, vengono inviate al proteosoma, dove vengono distrutte                                                fonte: https://www.vialattea.net/content/2924/

L’acido betulinico è una sostanza di origine vegetale presente in alcune betulle. I suoi effetti sul cancro alla prostata sono sorprendenti. Uno studio su nature mostra le potenzialità di questo farmaco. L’acido betulinico impedisce l’inversione dell’ubiquitinazione, e quindi fa in modo che tutti i recettori che devono essere distrutti, lo siano effettivamente. Inoltre, agisce direttamente sulla produzione dei recettori androgeni, limitandone la produzione a monte. Accoppiano questo trattamento con un antagonista dei recettori, si ottiene inoltre una morte cellulare specifica per le cellule tumorali. L’acido betulinico ha anche mostrato la sua attività antitumorale in un vasto numero di tumori. Va infatti a rendere la cellula tumorale più suscettibile alla morte cellulare, un meccanismo che rende i tumori molto più resistenti delle cellule sane.

 

Lo studio suggerisce che il trattamento congiunto attraverso i tre farmaci, androgeno bloccanti, acido betulinico e DUP inibitori (che impediscono l’inversione dell’ubiquitinazione), potrebbe portare significativi miglioramenti nella prognosi di cancro alla prostata. Questo sarebbe un passo importante per un tumore che è tra le prime cause di morte per cancro tra gli uomini.