Chi sono i Webeti e perché fanno tanta paura

Nel 1965 l’UNESCO istituisce la giornata internazionale per l’alfabetizzazione. Così l’8 Settembre di ogni anno, i più piccoli e non solo, si recano a scuola grati, si spera, per la formazione che ricevono. Considerando che l’analfabetismo (inteso come incapacità di leggere, scrivere e fare il conto) all’unificazione italiana era oltre il 78%, si può affermare con sicurezza che siano stati fatti passi da gigante.

Eppure Enrico Mentana, noto giornalista, non si risparmia nel definire una buona parte degli italiani ignoranti e “webeti”, termine da lui stesso coniato. Sono questi i deliri di onnipotenza di un uomo colto che svolge un lavoro intellettuale con superbia, o c’è qualcosa di vero nelle sue invettive? Effettivamente, il tasso di alfabetizzazione in Italia, come emerge dal Rapporto delle Nazioni Unite del 2013, supera nella nuova era il 99,2%.

Ecco, arrivati a questo punto dell’articolo, secondo i dati raccolti da Info Data, un buon 28% dei lettori avranno già chiuso pagina e spento il pc, per dedicarsi ad altro. Infatti sebbene ormai tutti sappiano leggere e scrivere, l’analfabetismo si scaglia ancora contro l’Italia sotto le forme dell’analfabetismo funzionale. Il 28% degli italiani non è in grado di utilizzare efficacemente gli strumenti consegnati loro dalla scuola primaria e secondaria (dell’obbligo), quali analizzare un articolo di giornale, formarsi un’opinione critica su ciò che hanno letto o sentito e dunque avere un approccio razionale e autonomo sul mondo.

Nell’epoca dei social, il fenomeno si è mostrato in tutta la sua potenza. Moltissimi utenti dimostrano, con i loro commenti, di leggere solo i titoli (effettivamente spesso fuorvianti) degli articoli di giornale e di formarsi già un’opinione a partire da ciò. Questo ovviamente rende facile il rischio di alimentare i propri pregiudizi, impedendo loro di essere scherniti dai fatti. Nasce così il fenomeno della bufala.

Basta possedere una pagina su un social frequentato e postare una notizia perchè il 28% della popolazione vi creda acriticamente. Proprio questo fenomeno ha reso realtà le parole di Umberto Eco, che temeva la svalutazione della cultura e dell’opinione comprovata dai fatti. In un mondo in cui chiunque può contribuire alla discussione sociale su qualsiasi tema, l’analfabetismo funzionale corrobora l’idea che gli intellettuali siano figure estranee alla realtà e che chiunque con un minimo di “esperienza sul campo” (ancora da capire cosa si intenda con ciò) possa parlare con altrettanta cognizione di causa, se non più.

Cosa fare per attenuare il problema? Sempre secondo Info Data, il fenomeno si palesa maggiormente tra gli over 55 (pensionati) e i giovani che hanno smesso di studiare e non cercano lavoro. Questo sembra suggerire che la mancanza di un ruolo attivo nella società, unito ad un basso tasso di istruzione (o all’analfabetismo di ritorno, cui è soggetto chi non utilizza più gli strumenti culturali e cognitivi di cui era divenuto padrone), renda le persone cieche davanti ai pericoli che uno sguardo superficiale sul mondo può provocare.

Solo a Gennaio sono stati segnalati, secondo l’Istituto superiore della sanità, 164 casi di morbillo, inclusi due decessi. Il 93% di questi non era vaccinato. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il numero di casi di morbillo accettabile è uno all’anno per milione di abitanti. Sarà un caso che vi sia stato un incremento del fenomeno proprio a seguito della nascita sui social del movimento no-vax?