Chi è il vero pazzo? Scopriamolo attraverso le opere di Pirandello e Patrick McGrath

Cos’è la follia? Chi può essere definito ”pazzo”? Ma soprattutto, quella normalità che si contrappone alla pazzia, esiste davvero? 

 

 

Ti è mai capitato di sentirti diverso dagli altri? Di pensare in maniera differente rispetto a chi ti sta intorno? Di sentire sulla pelle un senso di alienazione dal mondo circostante? Tanto opposto rispetto a chiunque da pensare di esser matto?

Troppo spesso, oggi come ieri, il concetto di ”follia” ‘è associato ad una ristretta cerchia di persone e personaggi che definiamo ”matti”. Ma davvero possiamo affermare con certezza e sicurezza di poterci a tutti gli effetti dissociare da una follia che riteniamo assurda, quando l’unica cosa che ci permette di definirci ”normali” è la ragione? Cosa ne sarebbe di noi se abbandonassimo le regole sociali e imposizioni dettate dal mondo che ci circonda, limitandoci ad essere chi realmente siamo?

Non sono sicura che l’uomo riuscirà mai a trovare le risposte a queste domande tutt’altro che semplici, ma una cosa è certa, nel corso del tempo il concetto di ”follia” ha rappresentato e rappresenta tutt’ora un’argomento di discussione e riflessione particolarmente suggestivo ed affascinante, spunto ed ispirazione per artisti e letterati di ogni tempo.

I ”matti” della letteratura

Tanti, anzi tantissimi, sono gli autori che hanno deciso nel corso del tempo di caratterizzare i propri personaggi attribuendo loro una vena di sana (o deleteria) follia.

Basti pensare, andando molto indietro nel tempo, alla vicenda del povero Polifemo del poema Omerico, considerato ed additato dai suoi compagni come ”pazzo” perché convinto che ”Nessuno” volesse ucciderlo.

Una follia reale e concreta è quella di Orlando, protagonista dell’ ”Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto, dettata da un sentimento d’amore deluso e non ricambiato del protagonista nei confronti della bellissima Angelica, innamorata invece del giovane saraceno Medoro. Da questo triangolo amoroso scaturisce la follia di Orlando, che perde la la ragione e con essa se stesso.

“E quale è di pazzia segno più espresso che, per altri voler, perder se stesso?”

Erasmo da Rotterdam ci permette invece di leggere le parole della pazzia stessa attraverso il suo saggio ”L’elogio della Follia”, all’interno del quale quest’ultima parla in prima persona, distaccandosi e prendendo le distanze dagli umani, definendosi così ”divina”.

Moltissimi altri potrebbero essere gli esempi di autori e personaggi che parlano di follia e rappresentano la stessa, innumerevoli le forme in cui la pazzia si presenta nelle pagine dei libri e nella vita di tutti noi.

Ma un autore in particolare analizza questo concetto in maniera emblematica, facendo della follia il comun denominatore di tutta la razza umana.

Pirandello

Senza dubbio Pirandello è l’autore italiano che più si concentra nell’analizzare il concetto di follia.  Secondo l’autore Agrigentino la nostra intera esistenza si basa ed ha le sue fondamenta su una serie di intricatissimi meccanismi sociali, che in qualche modo modellano a plasmano chiunque si inserisca nel ”gioco delle parti” che il teatro della vita ogni giorno mette in scena, facendo di ogni uomo un personaggio e di ciascun volto una maschera.

C’è però una via d’uscita, un modo per disfarsi del costrutto fittizio edificato dalla società e ritornare ad essere nuovamente puri e veri: la follia.

Trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica di tutte le vostre costruzioni.

L’intera opera di Pirandello pullula di personaggi celatamente ed apertamente folli. Se infatti da una parti troviamo i ”matti” per antonomasia, rinchiusi in ospedali psichiatrici, come Belluca di ”Il treno ha fischiato” e Vitalino Moscarda di ”Uno, nessuno e centomila”, dall’altro lato invece ci troviamo davanti ad una follia ”chiusa” tra quattro mura come quella del Professore de ”La Carriola”.

Tante sfumature di una follia che sembra accumunare personaggi diversi eppure simili, una pazzia non più circoscritta ma condivisa, tanto da non riuscire più a capire chi sia il folle e chi il ”normale”.

”Follia” di Patrick McGrath

Un filo molto sottile quello che separa la normalità dalla pazzia, una linea immaginaria quasi impercettibile che nel libro ”Follia” di McGrath molte volte appare nulla e trascurabile.

Un romanzo angosciante, avvincente e per certi versi agghiacciante, attraverso il quale l’autore riesce a catapultare chiunque si addentri nella sua lettura nella mente contorta dei personaggi che lo compongono.

Ambientato in Inghilterra alla fine degli anni 50, ”Follia”, racconta sostanzialmente l’evoluzione di una relazione nascosta ed una ossessione sessuale in un contesto psichiatrico. Senza parlare nel dettaglio della trama del suddetto libro, vorrei concentrarmi su un aspetto che mi ha particolarmente colpito di quest’opera.

Infatti se da una parte ci troviamo di fronte ad un protagonista effettivamente affetto da disturbi psichiatrici, quindi internato, attorno a lui girano una serie di personaggi che a prima vista potrebbero rispecchiare la nostra concezione di ”normalità”, ma allo stesso tempo raccontano ”storie di ordinaria follia”.

Una follia celata e nascosta, annidata nell’animo di personaggi che altro non fanno che rispecchiare ognuno di noi. Una vena di pazzia che prima o poi, in un modo o nell’altro potrebbe esplodere, chissà forse, in maniera catastrofica o, meglio, liberatoria.

 

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